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QUANDO LE EMOZIONI SONO ESPLOSIVE… OVVERO… BAMBINI ARRABBIATI.

Come
tutti sappiamo i bambini spesso non hanno le mezze misure e fanno fatica a
regolarsi. 
Cosi anche con le emozioni, quando si arrabbiano … lo fanno in modo
spesso esplosivo! 
Tantissime volte ascolto i racconti di genitori sul loro
bambino che è sempre nervoso, oppure che improvvisamente ha comportamenti
aggressivi e reazioni impetuose difficili da gestire. La costante è l’incontro con un genitore che ha il timore di avere un bambino che “funziona male” e
che proprio non riesce a comprendere.

La
prima cosa da dirci è che è normale (in linea generale) che un bambino possa
avere delle difficoltà nella regolazione delle emozioni: la regolazione tra
troppo e troppo poco è come un equilibrio che risente di tutti i movimenti che
arrivano non solo dall’interno, ma anche dall’esterno. Per questo motivo,
questa capacità si acquisisce con il tempo e con la consapevolezza. Diventando
grandi si impara a riconoscere e a verbalizzare ciò che proviamo e questo ci
permette di mettere la giusta distanza, di rielaborare con calma i nostri
sentimenti e di esprimere con equilibrio e accettazione cosa ci turba.  Nel bambino questa capacità è in evoluzione,
perciò gli stati d’animo che prova sono vissuti al massimo nel qui ed ora della
situazione: questo spiega il motivo per cui ciò che per un adulto è un problema
insignificante, per un bambino può essere un vero dramma.
In
quei momenti per un adulto può essere veramente difficile gestire un bambino
aggressivo e distruttivo. Ma ricordatevi che è difficile anche per lui, con la
differenza che mentre un adulto sa riconoscere la rabbia (quasi sempre!), per
un bambino nono è proprio così automatico.
Ciò
che si può fare in questi casi è aiutare il bambino ad esprimere ciò che sente
all’interno di alcune regole che gli permettano di non essere distruttivo né
con se stesso ne con gli  altri, né con
gli oggetti. Questo è ciò che accade all’interno di una relazione con uno
psicologo professionista: egli può aiutare il bambino a far emergere ciò che lo
turba sentendosi al sicuro e a identificare i suoi sentimenti con un nome, un
colore, un’immagine, un disegno, un gioco… .
Nel
mio lavoro terapeutico con i bambini, spesso mi ritrovo a lavorare con loro
sulle tematiche della rabbia. Con il dovuto tempo, ognuno di loro trova un modo
tutto personale di riconoscere e dare senso a ciò che esplode dentro di lui: “mi sento in trappola” mi disse un
bambino dopo avermi parlato di un ragno che fa paura a tutti, ma che sotto
sotto non è cattivo, anche se tutti lo vedono così. Un altro bambino un giorno
mi spiegò: “C’è una parte di me timida e
molto sensibile… e quando questa sta male è come se venisse legata e così
all’improvviso arriva quella cattiva che prende il controllo. Questo succede
quando sono arrabbiato!”.
Un’altra volta ancora una bambina, parlandomi
delle sue difficoltà a stare nel gruppo dei pari, mi disse: “quando sono con i miei compagni è come se a
volte qualcuno di loro accendesse una miccia: allora dentro di me scoppia la
bomba e quella persona viene investita dal boom! Ma non sono io a volergli far
male! Anche se la colpa alla fine è sempre mia”.
In
tutti questi casi, proviamo a sostituire il comportamento aggressivo del
bambino con una frase del tipo: “in
questo momento c’è qualcosa che mi sta facendo esplodere dentro e non riesco
più a controllarmi!”.
Riconoscere
la rabbia che il bambino prova in quel momento è la cosa più importante da
fare! Se l’adulto riesce a  farlo e
glielo rimanda in un modo per il bambino accettabile, anche lui potrà imparare
a riconoscerla. Negarla facendo finta di niente, sminuirla dicendo “dai che non
è niente” o reagire ad essa in modo punitivo “se non la smetti io me ne vado
via e ti lascio da solo!”  non è utile
per arginare l’emergenza, né per il bambino. Certo poi si fa come si può! Ma in
linea di massima di fronte ad un bambino che fa una piazzata rabbiosa e fuori
controllo, occorre trovare la forza di restare in quella situazione difficile
magari dicendo “accidenti, ti vedo proprio 
arrabbiato “ oppure “quando qualcosa ci fa arrabbiare è proprio
difficile controllarsi!”.  Semplici e se
vogliamo anche banali interventi come questi, permettono al bambino di iniziare
a rendersi conto di cosa sta succedendo, senza sentirsi cattivo, né inadeguato.
Soltanto
successivamente allora si potrà lavorare sulla capacità di regolarla.

Psicoterapeuta
età evolutiva
Moncalieri (Torino) e Bra (Cuneo)

ISTANTANEE DAL QUOTIDIANO. Uno spaccato di vita reale.


In una domenica di sole, due donne passeggiano nel parco e parlano tra loro. 

“Sei riuscita a far studiare tua figlia?”
“Si, ci abbiamo messo tutta la mattinata ma alla fine abbiamo terminato tutti i compiti, e tu?” 
“Io ormai ci rinuncio! Non me ne frega più niente! Spero la boccino, quella stronza non merita nulla!”
Sono due donne sulla quarantina, magre, bionde e vestite in tenuta sportiva con pantaloncini e canottiera. Hanno l’aria di chi ama essere alla moda e al passo coi tempi. E’ domenica e con loro non c’è nessuno: forse sono separate. Forse si sentono sole, ma in quel momento si tengono compagnia. Camminano insieme per un tratto di strada. Poco dopo la donna si sfoga e racconta all’amica:
“Io non la sopporto più! Non ho mai passato un periodo così brutto e faticoso! Poi il padre se ne frega e non viene mai a prendersela! Il prossimo weekend gliela porto sotto il portone e mi attacco al citofono. Se non mi risponde faccio casino! E’ anche figlia sua e io voglio respirare un pò senza quella stronza che prima o poi mi farà venire l’esaurimento! Pensa che questa mattina volevo andare al lago e le ho detto che se si rifiutava di venire le avrei sparato in testa, giuro che l’avrei uccisa!” L’amica tace e ascolta, poi interrompe il discorso e le dice:
“Mi è venuta sete, sai dove si può prendere qualcosa da bere?”. A pochi passi da loro c’è una fontanella, ma probabilmente la signora aveva sete di altro. L’amica risponde: 
“Si, ti accompagno” e così insieme si allontanano.

Chissà quanti genitori provano la stessa rabbia, sconforto e delusione. 
Nella vignetta queste donne si tenevano compagnia in quel pomeriggio di domenica e in questo modo trovavano nell’altro qualcuno da cui sentirsi ascoltati e capiti. 
Chissà, però, quanti di noi restano soli con i loro pensieri di disperazione, rabbia e angoscia.  Chissà quanti non riescono a trovare la forza di sfogarsi con qualcuno e si tengono dentro tutta la sofferenza.. 
A volte basta una presenza amica, che ci stia vicino e ci incoraggi a vedere le cose da una prospettiva diversa. Questa persona  può essere un educatore, con cui puoi parlare e a cui puoi chiedere un aiuto concreto, in base alle tue esigenze.


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Biagina Tinebra
Educatore Professionale