Articoli

QUANDO IL DOLORE DEL LUTTO NON PASSA … … NONOSTANTE IL TEMPO… …

Il
licenziamento, a volte il pensionamento, il divorzio o la separazione, l’aborto, un
brusco cambiamento, la morte di una persona cara..

L’elaborazione del lutto si riferisce agli sforzi che
la persona compie per far fronte nel modo migliore possibile alla sofferenza
che deriva da una perdita, qualunque essa sia, tentando di superare i sentimenti negativi che la
animano per poter raggiungere un nuovo adattamento ed una ritrovata serenità che gli consentano
di riprendere la propria vita e di reinvestire energie nel futuro.

Il lutto è un’esperienza del tutto soggettiva, che quindi non si può
generalizzare. Le ricerche psicologiche, però, ci dicono che il processo di
elaborazione del lutto procede per fasi, strettamente connesse tra loro e di
durata variabile. 
Viene considerato fisiologico un periodo depressivo, conseguente
ad un lutto, che può durare fino ai 12-15 mesi. 
Quando questa condizione si
prolunga nel tempo, fino a durare anni, essa diventa una condizione di estremo
disagio per la persona. Ci si trova così in uno stato di intorpidimento
emotivo, di immobilità, sopraffatti dal dolore, dalla rabbia e dalla sofferenza, come se il fatto fosse avvenuto poco tempo prima.
In particolare, ciò riguarda quelle
circostanze in cui la perdita avviene in modo improvviso: morte per infarto,
ictus, catastrofi naturali, incidenti,
oppure per omicidio o suicidio, ma anche un 
licenziamento senza preavviso. Proprio per le sue caratteristiche di fulmineità
(appunto la mancanza di preavviso), casualità, evitabilità (reale o presunta) e
innaturalezza, tale perdita può lasciarci “disarmati” e, perciò, rendere
estremamente lungo, faticoso e complicato il processo di elaborazione del
lutto, che spesso arriva a bloccarsi.

In questi casi, l’intervento psicoterapeutico può essere un
grande aiuto per ritornare a vivere la serenità di un tempo. Inoltre,
all’interno del percorso psicologico, il supporto di una tecnica come l’EMDR
consente, attraverso l’elaborazione delle immagini traumatiche, di velocizzare
il fisiologico processo di adattamento dell’individuo.
Se ti serve un aiuto psicologico (per adulti e bambini):
DR. GIOVANNA OLIVERO
PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA

STUDIO PRIVATO A:
BRA (PROV. DI CUNEO)  c/o
STUDIO GESTMED
E MONCALIERI (PROV. DI TORINO) c/o SYNERGIA CENTRO TRAUMA
TEL: 3477025158





QUANDO MUORE IL GENITORE DI UN BAMBINO: IL LUTTO INFANTILE

Quando muore una persona cara, il vuoto che si viene a creare è così grande che molto spesso lo si fa fatica anche solo a pensare. Se poi sono coinvolti bambini o ragazzi e la persona in questione è un genitore la situazione si complica. Non è soltanto l’altro genitore a trovarsi in profonda difficoltà, ma anche i suoi figli. 
Il più delle volte la prima attenzione si sofferma su di loro e la prima domanda che mi viene spesso posta è come comportarsi con loro, se “sottoporli” a funerale, messe, cimitero o se tenerli a casa, lontano da tutto e tutti per evitare loro un doloroso supplizio.
Ciò che dico sempre è che ognuno fa quello che riesce con quello che ha in quel momento. Ciò detto, vanno fatte alcune riflessioni importanti. Ovviamente ognuno reagisce a suo modo di fronte alla perdita, soprattutto in base all’età e agli strumenti che ha in suo possesso. Un bambino molto piccolo avrà comportamenti diversi da un adolescente o da un adulto. 
Quando si parla di bambini, soprattutto se piccoli, è normale aspettarsi che essi non siano costantemente addolorati e afflitti: normalmente essi vivono momenti di crisi alternati a momenti in cui sembra che nulla sia loro successo. Accade poi che facciano più volte le stesse domande e ciò non significa che si sono dimenticati o che non hanno capito, ma che, data la loro giovane età, hanno bisogno di ripetersi nella mente che “quella cosa” è veramente successa. Dunque lo possono fare soltanto se c’è un adulto sufficientemente forte e disponibile a poterglielo ripetere ogni volta che il bambino ne sentirà il bisogno.
Ci sono bambini che esprimono, dopo poco tempo dalla morte del genitore, forme di difficoltà e disadattamento: forme di amnesia, problemi di apprendimento, difficoltà nelle relazioni con gli altri, tendenze autolesive, inibizione del linguaggio e della motilità, problemi disciplinari, disturbi del sonno. Ma ci sono altri bambini che reagiscono in modo profondamente diverso. Neanche dopo diverso tempo, non c’è in loro alcuna traccia di sentimenti dolorosi come il senso della mancanza, l’afflizione, il dispiacere, la nostalgia, la disperazione. Al contrario sembra che, nonostante abbiano chiaramente compreso ciò che è loro capitato, non vi è in loro alcuna traccia di sentimento doloroso. 

Tendenzialmente “le reazioni al lutto non sono subito di dolore, ma lo possono diventare più avanti e solo quando la mente è pronta ad accogliere l’idea che la perdita di una persona cara riguarda da vicino la propria esistenza”. Più il bambino è piccolo più egli farà difficoltà a fronteggiare da solo un trauma di tale gravità e quando egli non ne è in grado, questa tragedia diventa per lui come un “evento per di più omesso, di cui non si vuole parlare, a cui forse non si può neppure pensare e che in genere sembra non provocare alcuna reazione”. (Dina Vallino, 2010)

Sono questi i casi in cui il bambino ha bisogno di maggiore aiuto. 
Seguendo tale ragionamento, mi verrebbe da dire che se un bambino sviluppa dei sintomi e delle difficoltà, essi sono da interpretare come l’espressione di un dolore che non si riesce ad esprimere a parole, ma soltanto attraverso le azioni e i comportamenti. Paradossalmente, dunque ci si auspica che il bambino possa avere delle difficoltà, poiché esse attirano subito l’attenzione dell’adulto, anche di quell’adulto che ha subìto il lutto in prima persona e che comprensibilmente fa fatica ad essere a disposizione del figlio. Dunque sono sintomi funzionali, poiché attraverso quell’attenzione essi potranno riceve l’aiuto necessario per affrontare il difficile percorso di elaborazione del lutto. 
Molta più attenzione occorre concentrare su quei bambini che invece sembrano apparentemente avere reagito bene. Sono quei bambini che non  fanno mai rumore, che non hanno comportamenti difficili da gestire, ma anzi, “quasi non ti accorgi che ci sia”, così una mamma mi descrisse il suo bambino. Questi sono i bambini più introversi, quelli che tendono a farsi carico di tutto, che tengono tutto dentro e che fanno fatica a chiedere aiuto. Verso questi bambini l’attenzione deve arrivare spontaneamente da parte di un adulto, il genitore, ma anche un parente vicino, un insegnate, il quale può così richiedere l’intervento di uno specialista che aiuti il bambino ad esprimere e tirar fuori tutto il dolore che sta dentro di lui.
Se pensi che uno specialista possa aiutare te o il tuo bambino, puoi chiamarci. 
Nel nostro centro ci sono psicologi specializzati proprio sull’età evolutiva, ma anche sugli adulti che hanno vissuto situazioni difficili e dolorose.
Chiedere aiuto a qualcuno è il primo importante passo per iniziare a stare meglio.
DR. GIOVANNA OLIVERO
PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA
SPECIALISTA ETA’ EVOLUTIVA
TERAPEUTA EMDR
RICEVE A  MONCALIERI E BRA
347 7025158

QUANDO MUORE IL GENITORE DI UN BAMBINO: IL LUTTO INFANTILE

Quando muore una persona cara, il vuoto che si viene a creare è così grande che molto spesso lo si fa fatica anche solo a pensare. Se poi sono coinvolti bambini o ragazzi e la persona in questione è un genitore la situazione si complica. Non è soltanto l’altro genitore a trovarsi in profonda difficoltà, ma anche i suoi figli. 
Il più delle volte la prima attenzione si sofferma su di loro e la prima domanda che mi viene spesso posta è come comportarsi con loro, se “sottoporli” a funerale, messe, cimitero o se tenerli a casa, lontano da tutto e tutti per evitare loro un doloroso supplizio.
Ciò che dico sempre è che ognuno fa quello che riesce con quello che ha in quel momento. Ciò detto, vanno fatte alcune riflessioni importanti. Ovviamente ognuno reagisce a suo modo di fronte alla perdita, soprattutto in base all’età e agli strumenti che ha in suo possesso. Un bambino molto piccolo avrà comportamenti diversi da un adolescente o da un adulto. 
Quando si parla di bambini, soprattutto se piccoli, è normale aspettarsi che essi non siano costantemente addolorati e afflitti: normalmente essi vivono momenti di crisi alternati a momenti in cui sembra che nulla sia loro successo. Accade poi che facciano più volte le stesse domande e ciò non significa che si sono dimenticati o che non hanno capito, ma che, data la loro giovane età, hanno bisogno di ripetersi nella mente che “quella cosa” è veramente successa. Dunque lo possono fare soltanto se c’è un adulto sufficientemente forte e disponibile a poterglielo ripetere ogni volta che il bambino ne sentirà il bisogno.
Ci sono bambini che esprimono, dopo poco tempo dalla morte del genitore, forme di difficoltà e disadattamento: forme di amnesia, problemi di apprendimento, difficoltà nelle relazioni con gli altri, tendenze autolesive, inibizione del linguaggio e della motilità, problemi disciplinari, disturbi del sonno. Ma ci sono altri bambini che reagiscono in modo profondamente diverso. Neanche dopo diverso tempo, non c’è in loro alcuna traccia di sentimenti dolorosi come il senso della mancanza, l’afflizione, il dispiacere, la nostalgia, la disperazione. Al contrario sembra che, nonostante abbiano chiaramente compreso ciò che è loro capitato, non vi è in loro alcuna traccia di sentimento doloroso. 

Tendenzialmente “le reazioni al lutto non sono subito di dolore, ma lo possono diventare più avanti e solo quando la mente è pronta ad accogliere l’idea che la perdita di una persona cara riguarda da vicino la propria esistenza”. Più il bambino è piccolo più egli farà difficoltà a fronteggiare da solo un trauma di tale gravità e quando egli non ne è in grado, questa tragedia diventa per lui come un “evento per di più omesso, di cui non si vuole parlare, a cui forse non si può neppure pensare e che in genere sembra non provocare alcuna reazione”. (Dina Vallino, 2010)

Sono questi i casi in cui il bambino ha bisogno di maggiore aiuto. 
Seguendo tale ragionamento, mi verrebbe da dire che se un bambino sviluppa dei sintomi e delle difficoltà, essi sono da interpretare come l’espressione di un dolore che non si riesce ad esprimere a parole, ma soltanto attraverso le azioni e i comportamenti. Paradossalmente, dunque ci si auspica che il bambino possa avere delle difficoltà, poiché esse attirano subito l’attenzione dell’adulto, anche di quell’adulto che ha subìto il lutto in prima persona e che comprensibilmente fa fatica ad essere a disposizione del figlio. Dunque sono sintomi funzionali, poiché attraverso quell’attenzione essi potranno riceve l’aiuto necessario per affrontare il difficile percorso di elaborazione del lutto. 
Molta più attenzione occorre concentrare su quei bambini che invece sembrano apparentemente avere reagito bene. Sono quei bambini che non  fanno mai rumore, che non hanno comportamenti difficili da gestire, ma anzi, “quasi non ti accorgi che ci sia”, così una mamma mi descrisse il suo bambino. Questi sono i bambini più introversi, quelli che tendono a farsi carico di tutto, che tengono tutto dentro e che fanno fatica a chiedere aiuto. Verso questi bambini l’attenzione deve arrivare spontaneamente da parte di un adulto, il genitore, ma anche un parente vicino, un insegnate, il quale può così richiedere l’intervento di uno specialista che aiuti il bambino ad esprimere e tirar fuori tutto il dolore che sta dentro di lui.
Se pensi che uno specialista possa aiutare te o il tuo bambino, puoi chiamarci. 
Nel nostro centro ci sono psicologi specializzati proprio sull’età evolutiva, ma anche sugli adulti che hanno vissuto situazioni difficili e dolorose.
Chiedere aiuto a qualcuno è il primo importante passo per iniziare a stare meglio.
DR. GIOVANNA OLIVERO
PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA
SPECIALISTA ETA’ EVOLUTIVA
TERAPEUTA EMDR

RICEVE A  MONCALIERI E BRA
347 7025158

COME POSSO DIRLO A MIO FIGLIO? Comunicare eventi traumatici ai bambini.

Di
fronte a eventi traumatici, come la morte di una persona cara, un incidente
grave o un qualsiasi altro evento emotivamente distruttivo, ci si interroga su come
comportarsi con i bambini, se dire loro la verità e come dirla.

Culturalmente,
tendiamo a proteggere i bambini dalla sofferenza e dal dolore, evitando di
coinvolgerli. A tal proposito, ciò che è fondamentale sapere è che, indipendentemente
dal fatto che siano stati coinvolti direttamente o meno nell’evento traumatico,
i bambini si rendono sempre conto quando succede qualcosa di grave. Il bambino coglie
la tensione nell’adulto, anche se questi cerca di controllarsi e sente
l’incertezza che crea in lui il non capire cosa sta succedendo. Se si tace o si
resta troppo vaghi, il bambino resterà da solo con le sue fantasie negative,
che creeranno in lui ansia e vulnerabilità.
Sulla
base di ciò, quindi,  la prima cosa da
fare è dire ai bambini cosa è successo. E’ importante dare messaggi chiari,
essere sinceri e aperti su ciò che è accaduto e ciò che accadrà. Ovviamente è
necessario tenere conto dell’età del bambino: perciò i messaggi e le
spiegazioni devono essere semplici e con parole adeguate alla sua età.
Se
possibile, è preferibile che a fare la comunicazione sia il genitore del
bambino, o comunque una persona che lui conosce bene e di cui già si fida. Ciò
non è mai facile e dovrà esserci il tempo e la tranquillità per poterne
parlare. Sarà necessario dare al bambino la possibilità di fare tutte le
domande che vuole e gli si dovrà rispondere in modo sincero. Tutti sappiamo che
le domande dei bambini possono essere molto scomode, a volte. Dunque se ci si
trova in difficoltà o non si sa cosa rispondere, oppure non ci sono risposte,
bisogna dirlo al bambino: “non lo so!” o ancora “è una domanda che mi faccio
anch’io…”. I bambino questo lo capiscono.
C’è
poi un aspetto da sapere. I bambini reagiscono e comunicano in modo diverso
dagli adulti. Alcuni piangono o protestano esprimendo in questo modo il dolore
e la rabbia. Altri, invece, si comportano in modo apatico, come se non avessero
compreso ciò che gli è stato appena detto. Essi, a differenza degli adulti,
alterneranno momenti di rabbia, irrequietezza, paura, agitazione, a momenti più
tranquilli, in cui saranno assorti nelle loro cose come se nulla fosse
successo. Questo è normale. Parallelamente, ritorneranno più volte sull’argomento,
ripetendo all’adulto le stesse domande: l’adulto deve poter accettare questo
bisogno del bambino, affinchè egli possa assimilare l’accaduto.
In
tali situazioni è importante a volte il supporto di uno psicoterapeuta,
soprattutto se le persone con cui il bambino vive non sono in grado di
aiutarlo: l’intervento, spesso di breve o media durata aiuterà l’interessato a
risolvere il problema post-traumatico e a prevenire eventuali difficoltà
future.
(Fonte:
www.emdr.it)  

Dott.ssa Giovanna
Olivero
Psicologa Psicoterapeuta
Specialista età
evolutiva
Riceve a Bra e
Moncalieri

3477025158