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QUANDO MUORE IL GENITORE DI UN BAMBINO: IL LUTTO INFANTILE

Quando muore una persona cara, il vuoto che si viene a creare è così grande che molto spesso lo si fa fatica anche solo a pensare. Se poi sono coinvolti bambini o ragazzi e la persona in questione è un genitore la situazione si complica. Non è soltanto l’altro genitore a trovarsi in profonda difficoltà, ma anche i suoi figli. 
Il più delle volte la prima attenzione si sofferma su di loro e la prima domanda che mi viene spesso posta è come comportarsi con loro, se “sottoporli” a funerale, messe, cimitero o se tenerli a casa, lontano da tutto e tutti per evitare loro un doloroso supplizio.
Ciò che dico sempre è che ognuno fa quello che riesce con quello che ha in quel momento. Ciò detto, vanno fatte alcune riflessioni importanti. Ovviamente ognuno reagisce a suo modo di fronte alla perdita, soprattutto in base all’età e agli strumenti che ha in suo possesso. Un bambino molto piccolo avrà comportamenti diversi da un adolescente o da un adulto. 
Quando si parla di bambini, soprattutto se piccoli, è normale aspettarsi che essi non siano costantemente addolorati e afflitti: normalmente essi vivono momenti di crisi alternati a momenti in cui sembra che nulla sia loro successo. Accade poi che facciano più volte le stesse domande e ciò non significa che si sono dimenticati o che non hanno capito, ma che, data la loro giovane età, hanno bisogno di ripetersi nella mente che “quella cosa” è veramente successa. Dunque lo possono fare soltanto se c’è un adulto sufficientemente forte e disponibile a poterglielo ripetere ogni volta che il bambino ne sentirà il bisogno.
Ci sono bambini che esprimono, dopo poco tempo dalla morte del genitore, forme di difficoltà e disadattamento: forme di amnesia, problemi di apprendimento, difficoltà nelle relazioni con gli altri, tendenze autolesive, inibizione del linguaggio e della motilità, problemi disciplinari, disturbi del sonno. Ma ci sono altri bambini che reagiscono in modo profondamente diverso. Neanche dopo diverso tempo, non c’è in loro alcuna traccia di sentimenti dolorosi come il senso della mancanza, l’afflizione, il dispiacere, la nostalgia, la disperazione. Al contrario sembra che, nonostante abbiano chiaramente compreso ciò che è loro capitato, non vi è in loro alcuna traccia di sentimento doloroso. 

Tendenzialmente “le reazioni al lutto non sono subito di dolore, ma lo possono diventare più avanti e solo quando la mente è pronta ad accogliere l’idea che la perdita di una persona cara riguarda da vicino la propria esistenza”. Più il bambino è piccolo più egli farà difficoltà a fronteggiare da solo un trauma di tale gravità e quando egli non ne è in grado, questa tragedia diventa per lui come un “evento per di più omesso, di cui non si vuole parlare, a cui forse non si può neppure pensare e che in genere sembra non provocare alcuna reazione”. (Dina Vallino, 2010)

Sono questi i casi in cui il bambino ha bisogno di maggiore aiuto. 
Seguendo tale ragionamento, mi verrebbe da dire che se un bambino sviluppa dei sintomi e delle difficoltà, essi sono da interpretare come l’espressione di un dolore che non si riesce ad esprimere a parole, ma soltanto attraverso le azioni e i comportamenti. Paradossalmente, dunque ci si auspica che il bambino possa avere delle difficoltà, poiché esse attirano subito l’attenzione dell’adulto, anche di quell’adulto che ha subìto il lutto in prima persona e che comprensibilmente fa fatica ad essere a disposizione del figlio. Dunque sono sintomi funzionali, poiché attraverso quell’attenzione essi potranno riceve l’aiuto necessario per affrontare il difficile percorso di elaborazione del lutto. 
Molta più attenzione occorre concentrare su quei bambini che invece sembrano apparentemente avere reagito bene. Sono quei bambini che non  fanno mai rumore, che non hanno comportamenti difficili da gestire, ma anzi, “quasi non ti accorgi che ci sia”, così una mamma mi descrisse il suo bambino. Questi sono i bambini più introversi, quelli che tendono a farsi carico di tutto, che tengono tutto dentro e che fanno fatica a chiedere aiuto. Verso questi bambini l’attenzione deve arrivare spontaneamente da parte di un adulto, il genitore, ma anche un parente vicino, un insegnate, il quale può così richiedere l’intervento di uno specialista che aiuti il bambino ad esprimere e tirar fuori tutto il dolore che sta dentro di lui.
Se pensi che uno specialista possa aiutare te o il tuo bambino, puoi chiamarci. 
Nel nostro centro ci sono psicologi specializzati proprio sull’età evolutiva, ma anche sugli adulti che hanno vissuto situazioni difficili e dolorose.
Chiedere aiuto a qualcuno è il primo importante passo per iniziare a stare meglio.
DR. GIOVANNA OLIVERO
PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA
SPECIALISTA ETA’ EVOLUTIVA
TERAPEUTA EMDR
RICEVE A  MONCALIERI E BRA
347 7025158

QUANDO UN GENITORE SI AMMALA: COME COMPORTARSI CON I BAMBINI.

In linea generale, ogni genitore amorevole verso i propri figli tenderebbe a proteggere i bambini da tanta sofferenza, evitando di far sapere loro cose così terribili, soprattutto quando la malattia colpisce   il genitore stesso. Questo comportamento, però, non è affatto il più utile per aiutarli ad elaborare e vivere più serenamente la quotidianità che li aspetta. Anzi..
Evitare di affrontare il discorso equivale a tenerli fuori da tutto questo, cioè escluderli e privarli della possibilità di capire ciò che sta succedendo attorno a loro, di sentirsi partecipi, di rendersi utili e non passivi.
E’ dunque sempre utile e mai traumatico raccontare ai bambini la verità, anche se questa è molto difficile da spiegare e da vivere. Ciò che potrebbe essere traumatico, al contrario, sarebbe vivere una situazione angosciante in cui non si comprende cosa succede. 
L’ideale sarebbe che la comunicazione fosse svolta direttamente dal genitore, ma  non sempre egli si trova in una situazione emotiva sufficientemente stabile da poterlo fare. In tal caso, affidatevi all’équipe medica di riferimento o ad uno psicologo. Essi potranno aiutarvi in questo compito.
Considerate che avere le informazioni necessarie per capire e dare un significato alla realtà permette al bambino (in realtà non solo …direi a tutti, soprattutto agli adulti), di farsi delle aspettative realistiche di ciò che potrebbe accadere e quindi di essere maggiormente preparato. 
Penso ad esempio a tutti i ricoveri, esami o emergenze ospedaliere che durante una malattia si susseguono numerose. E’ importante poter spiegare al bambino perché il genitore potrebbe dover andare in ospedale, per quale motivo, cosa gli faranno e chi se ne occuperà, in modo tale che quando questo capiterà il bambino non ne sarà sorpreso e potrà vivere la situazione con sufficiente controllo.
Insomma, anche se è apparentemente una cosa molto dolorosa, parlare con il bambino della malattia è il modo più terapeutico in assoluto per fargli capire che non è un tabù, che si può affrontare e che anche lui può contribuire in modo utile e positivo.
E ricordatevi sempre che non c’è un modo specifico per dirlo. Spiegatevi nel modo più spontaneo possibile, fatelo per come vi viene in quel momento e per come ne siete capaci. La cosa più importante sarà l’emozione e la genuinità. … e se non vi uscissero più parole, ricordate che un abbraccio o il contatto fisico comunicano allo stesso modo la vostra vicinanza.

Se vi servisse invece un supporto psicologico, per voi o per il vostro bambino, non esitate a telefonare.

Capiremo insieme come affrontare le difficoltà, un passo per volta!
DR. GIOVANNA OLIVERO
Psicologa Psicoterapeuta
Specialista Età Evolutiva
3477025158
Ricevo privatamente a Moncalieri (To) e Bra (Cn).

BAMBINI E TRAUMA: COME AIUTARLI.

Lutti in famiglia, incidenti stradali, malattie, aggressioni, furti, scippi, … 

Molte sono le situazioni che possono essere emotivamente traumatiche per chiunque, in particolare per i bambini. Essi, insieme agli adolescenti, sono più sensibili degli adulti e possono riportare conseguenze anche molto gravi e durature, dovute all’aver vissuto esperienze che la loro mente fa fatica ad elaborare.
Le loro reazioni variano a seconda dell’età e dell’importanza emotiva dell’evento che li ha colpiti. Tenete presente che i bambini in genere hanno molta difficoltà a verbalizzare le loro emozioni. Esse vengono più facilmente espresse attraverso IRREQUIETEZZA, AGITAZIONE, SCOPPI DI RABBIA, PAURA DEL BUIO, PROBLEMI DEL SONNO, INCUBI, PAURA DI ESSERE ABBANDONATI. Possono anche emergere sintomi fisici, come MAL DI TESTA, MAL DI PANCIA, comportamenti regressivi come fare la pipì a letto. Spesso il bambino scoppia a piangere o si rattrista, apparentemente senza un motivo preciso: questo è un segnale che nella sua mente c’è qualcosa che lo turba e che lo fa soffrire. Allora va aiutato!

Il bambino teneramente difficilmente sa associare i sintomi di malessere all’esperienza traumatica vissuta: il corpo e il comportamento spesso parlano al suo posto. per questo motivo non possono chiedere aiuto da soli.

Occorre che un adulto si faccia portavoce dei suoi disagi e che lo accolga nella sua sofferenza. Eventualmente l’adulto può chiedere l’aiuto di un professionista psicologo, che lo supporti in questo difficile compito.

Aspettare che il sintomo passi, nella quasi totalità dei casi è peggiorativo, poiché la sofferenza resta e i sintomi si strutturano sempre di più, fino a diventare in alcuni casi un vero e proprio problema.

Perciò non avere paura. Non aspettare oltre.
Chiamami e insieme affronteremo la difficile situazione che tu o il tuo bambino state vivendo.

Dr GIOVANNA OLIVERO

PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA
SPECIALISTA ETA’ EVOLUTIVA
TERAPEUTA EMDR
Riceve a Moncalieri e a Bra
CEL.: 3477025158

Per approfondimenti vedi pagina del sito corrispondente:
https://www.synergiacentrotrauma.it/arg_Esperienze-traumatiche_12/art_Il-trauma-nei-bambini_106