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ISTANTANEE DAL QUOTIDIANO. Lo sguardo di un educatore.

Conobbi V. In un pomeriggio di primavera. Alla porta di casa mi aspettava la madre che con il viso tumefatto mi salutò e disse: “Mi scusi per il mio aspetto ma ieri ho litigato con mio figlio e lui mi ha tirato un pugno in faccia.” 
La signora confessò che ero la loro ultima speranza  prima di chiedere ai Servizi Sociali di inserire V. in un a Comunità, perché era diventato troppo pericoloso e ingestibile in famiglia. 
Mentre mi parlava mi guardai intorno e notai che la casa era molto bella e ben curata, c’erano foto qua e là che ritraevano V. sorridente con i suoi genitori. Un pensiero mi sorse spontaneo: “cosa è successo a questa famiglia? Perchè non riescono più a sorridere?”.

A volte è difficile capire cosa sia successo, come mai ci si sente così in difficoltà. Lo sguardo attento e professionale di un educatore, può  aiutarti a comprendere meglio e ad affrontare la situazione.

CHIAMA SYNERGIA CENTRO TRAUMA: 3356765376

Biagina Tinebra
Educatrice Professionale



FESTA DI PRIMAVERA AL CASTELLO DI PRALORMO

Domenica 18 maggio partecipa anche tu alla Festa di Primavera della Fondazione Paideia al Castello di Pralormo!
Dalle 12 ti aspetta il gustoso cestino pic-nic preparato dai Cuochivolanti per sostenere la Fondazione Paideia (offerta a partire da 10 euro per adulti, 8 euro per bambini, necessaria prenotazione al momento dell’iscrizione), arricchito dalle lattine di Molecola, la cola buona e italiana.
Al pomeriggio, dalle 15, tanti giochi per tutti e il concerto della Ukulele Turin Orchestra.
Porta un plaid e partecipa anche tu: iscriviti gratuitamente compilando il form entro il 12 maggio!

QUANDO UN EDUCATORE TI PUO’ AIUTARE…


Ci sono dei periodi, nella vita di ciascuno, in cui sembra che tutto ci stia crollando da sotto i piedi: la stabilità economica, il matrimonio, l’affetto dei figli e anche la propria autostima sembra svanire improvvisamente. 
In questi momenti ci chiediamo: “e ora, come farò ad affrontare anche questa difficoltà?  Sento tanta stanchezza! Non ce la faccio più!”. 
Ci si sente bloccati.
Non sempre però si ha la voglia di mettersi in discussione e a volte basterebbe solo qualcuno che ci stesse vicino, incoraggiandoci e aiutandoci ad affrontare le cose da un’altra prospettiva. 

Questo è ciò che fa un educatore.



Non aver paura di chiedere il suo aiuto! Chiamare non ti costa nulla, anzi, vedrai: ti aiuterà!
Chiama Synergia Centro Trauma e chiedi di poter parlare con un educatore: 3356765376.

Biagina  Tinebra
Educatrice Professionale

“INSEGNIAMO AI NOSTRI FIGLI A PENSARE LATERALMENTE”

Sono le parole di Ken Robinson, un ex insegnante di educazione artistica, oggi considerato uno dei più grandi esperti in campo educativo. Partendo dal concetto di CREATIVITA’, egli ragiona su come l’educazione e in particolare il sistema scolastico siano oggi basati su modalità antiche e non al passo con i cambiamenti sociali, culturali ed economici.
Egli si chiede: “qual è il tipo di educazione adatta alla nostra epoca?”
Per capire cosa egli suggerisce, vi invito a guardare questo video in cui egli stesso spiega in modo molto semplice il suo punto di vista. Egli parla di PENSIERO LATERALE, espressione coniata dallo psicologo maltese Edward De Bono, che indica una capacità di risolvere i problemi in modo creativo e da diverse prospettive. 
Non voglio anticiparvi altro… ascoltate!

Certo, creatività è saper inventare qualcosa dal nulla, aver ingegno e fantasia. Buone risorse soprattutto per affrontare momenti di crisi o difficoltà.
Vi riporto, per concludere, una vignetta che Robinson descrive in un’intervista, spiegando cos’è la creatività:

Una bambina, che ho conosciuto, stava facendo un disegno. La maestra le si avvicinò chiedendole cosa stesse disegnando. Lei le rispose che stava disegnando Dio. La maestra allora le disse che nessuno sapeva che immagine avesse Dio. Ma lei la lasciò a bocca aperta rispondendole: «Adesso, con il mio disegno, lo vedranno tutti“.

Dr. Giovanna Olivero
Psicologa- Psicoterapeuta
Specialista età evolutiva
Riceve a Bra e Moncalieri
cel.: 3477025158

BAMBINI CAPRICCIOSI O TIRANNICI? La natura dei capricci.

E’ sempre all’ordine del giorno, sentire genitori che parlano di figli troppo capricciosi o difficili da gestire. Ci si chiede allora: esiste una regola da seguire affinché questo non succeda? 
Partiamo facendo un passo indietro. Nella relazione con il genitore, è sano e utile che il bambino viva momenti di capriccio. Capiamo insieme il perché.
Il capriccio è sempre un fenomeno relazionale: non si può mai piangere da soli, ma con qualcuno o per qualcuno. Quindi il suo significato ha che fare con “l’altro” in questione.
Il pianto del bambino è il suo mezzo di comunicazione: egli ci sta dicendo qualcosa che per lui è importante. Si aspetta, perciò, di essere accolto nella sua richiesta di aiuto. 
Il primo messaggio che egli manda attraverso il capriccio, infatti, è proprio il bisogno di ATTENZIONE, o meglio il bisogno di essere considerato, in quel momento. 
Esso è per certi versi, una richiesta di amore da parte del genitore. Pensiamo ad un bambino di pochi mesi, che piange. Il suo pianto è quasi angosciate per chi lo ascolta: egli è veramente angosciato! E’ un po’ come se in quel momento stesse dicendo: ho un immenso bisogno che tu mi guardi e mi abbracci, perché così so che mi vuoi bene e che io sono importante per te.
Un altro aspetto che entra in gioco, durante il capriccio, è il POTERE. 
Spesso, attraverso il pianto, il bambino esercita il potere di attirare a sé il genitore e di ottenere l’oggetto di piacere. Pensiamo, per esempio, a un bambino di due anni, che piange quando al momento della messa a letto il genitore si allontana. Egli utilizza il pianto per far si che il genitore ritorni da lui e gli dia ciò che vuole, che in questo caso è la sua presenza. Allora, è un po’ come se dicesse al genitore: vediamo un po’ se piangendo riesco a farti cedere? Egli sta cercando di capire quanto potere ha nella relazione e quanto invece ne ha il genitore. E’ fondamentale, allora, cercare di trovare un equilibrio, in modo che il bambino si illuda di avere un po’ di potere, ma capisca che alla fine è il genitore che comanda. Cosa fare  allora?
Da un lato, sarà bene considerare il pianto del bambino, per fargli capire che ci si è accorti di lui e delle sue richieste. Allo stesso tempo, però, bisogna fare attenzione a non scivolare nell’errore di farsi comandare troppo da lui: è importante che il genitore sia capace di mettere un limite, una regola, che dica “basta”. Certo, questo a volte non è facile. Pensate però che lo state facendo per il bene del bambino. E’ utile per lui sperimentare la frustrazione nel non ottenere ciò che egli vuole: così facendo egli imparerà a tollerare meglio le frustrazioni della vita. Se invece otterrà sempre tutto ciò che vuole, non imparerà mai a gestire la rabbia di quei momenti e realisticamente da grande utilizzerà questo metodo per restare nella relazione con l’altro.
Dunque, mettete una regola e lasciate che il bambino sfoghi la sua rabbia. E’ sano e giusto. 
Dopo un pò, quando egli si sarà acquietato, potrete ritornare sul discorso e spiegargli il significato della regola e del vostro comportamento, affinché egli capisca.
Molto spesso, invece, capita che non si riesca a dire “BASTA”. La conseguenza di ciò è che il bambino diventerà tirannico e prenderà potere nella relazione con il genitore, il quale si troverà “schiavo” del figlio. In questi casi gli sarà molto difficile placarlo, se non assecondando le sue richieste. Diventa allora importante e necessario riflettere, insieme all’aiuto di un esperto, su come imparare a mettere il limite.
In ogni caso, non disperate! Una mano ve la diamo noi!
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Ti risponderà una psicologa con cui potrai prendere un appuntamento.
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