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GENITORI E FIGLI: COME EDUCARE IN UNO SPOT.

I BAMBINI OSSERVANO, I BAMBINI IMITANO. I BAMBINI IMPARANO DALLA REALTA’ CHE HANNO INTORNO. 
I BAMBINI SARANNO DOMANI GLI ADULTI CHE ABBIAMO CREATO NOI. 

GUARDATE  QUESTO SPOT: IN SOLI 60 SECONDI DESCRIVE ATTRAVERSO LA REALTA’ COSA SIGNIFICA EDUCARE. SEPLICE, QUASI SCONTATO! MA FORSE PROPRIO PER QUESTO TREMENDAMENTE EFFICACE!

BAMBINI E SCUOLA: I COMPITI A CASA… CHE STRESS!!!

Questi compiti….! Sono un quotidiano elemento di discussione tra genitori e figli. 
Perché sono un aspetto così stressante nella vita quotidiana della famiglia?
Beh, intanto analizziamo i dati di realtà. 
La giornata scolastica di ogni bambino non occupa più soltanto la mattinata, ma anche il pomeriggio, sempre più spesso dedicato non solo più al classico “doposcuola” per svolgere i compiti, ma anche ad ulteriori lezioni. 
Il bambino si ritrova così a ritornare a casa non prima delle 16 e spesso con i compiti da fare.
… e dopo così tante ore… chi avrebbe voglia di rimettersi al lavoro? Se ci pensiamo, anche noi grandi, quando arriviamo a casa dal lavoro, non bramiamo dalla voglia di rimetterci all’opera! Men che meno, di occuparci dei compiti dei figli … ma lo facciamo lo stesso! 
Certo è importante che il bambino si svaghi e possa ritagliarsi dei momenti in cui non ha nulla da fare. ciò è fondamentale!
Il problema, però, è che i compiti a casa servono, anzi sono indispensabili, soprattutto quando si parla di bambini che stanno crescendo!!! Il perché è presto detto. La maggior parte delle informazioni, che essi ricevono nelle ore di lezione, non si impara istantaneamente, ma ha bisogno di ulteriore esercizio nel tempo per potersi fissare nella mente! Per questo motivo è importante che un bambino sperimenti, attraverso il compito a casa, cosa gli è rimasto in testa di ciò che la maestra a trattato in classe, a distanza di qualche ora. Può darsi che egli ricordi molte cose: in tal caso riuscirà a svolgere il compito molto velocemente. Può darsi che invece abbia delle lacune: allora il compito sarà ancora più importante perché lo obbligherà a riguardare il materiale per rifissare le informazioni necessarie. In questo caso il tempo e l’energia richieste saranno maggiori. Può darsi ancora che il bambino, nonostante le informazioni recuperate, non riesca a svolgere il compito. In quel caso sarà importante cogliere da parte del genitore e dell’insegnante che forse quel bambino ha ulteriore bisogno di spiegazione per affrontare quel nuovo tipo di insegnamento: andrà stimolato e rafforzato di più, non umiliato né sgridato.

Non solo. I compiti a casa sono anche un’occasione per sviluppare l’autodisciplina: egli imparerà a regolarsi, dandosi delle regole e dei tempi, sperimenterà la frustrazione e imparerà a trovare così dei metodi per affrontare le difficoltà, chiedendo aiuto se necessario, accrescerà il senso del dovere e la sua autonomia quando riuscirà a svolgere il compito dato. 
E’ perciò importante che il genitore lo affianchi, lo aiuti se necessario, lo supervisioni e controlli se egli ha svolto il suo lavoro di studente. In questo modo si renderà direttamente conto delle risorse e delle mancanze del figlio e non sarà una sorpresa sentire le restituzioni degli insegnanti!!!
Questo significa, però, che il genitore deve per prima tollerare che il proprio bambino può incontrare delle difficoltà… e tutti hanno delle difficoltà!!!
Quando questo capita, egli potrà essere comprensivo e affiancare il figlio, ma NON DOVRA’ SOSTITUIRSI A LUI! Tale comportamento lo danneggerebbe, perché il messaggio che egli coglierebbe sarebbe quello di non affrontare le difficoltà perché tanto ci sarà qualcuno che lo farà al posto suo!
Insomma, la scuola è una palestra di vita! Se si incontrano degli ostacoli, la lezione sarà quella di non abbattersi e cercare in sé e attorno a sé degli strumento che possano essere di aiuto. E’ così che si esce vincenti: riconoscendo e affrontando le difficoltà!!!


Dr. Giovanna Olivero

Psicologa Psicoterapeuta
Specialista età evolutiva
Riceve a Bra (Cuneo) e 
Moncalieri  (Torino).
3477025158

BAMBINI E ADOLESCENTI AL COMPUTER. L’ERA DELLE DIPENDENZE DIGITALI.

Molto è stato scritto sui benefici delle nuove tecnologie di comunicazione: pc, smartphone, tablet… . 
E’ noto che il mondo digitale possa permettere di ampliare le proprie conoscenze, a partire da quelle umane: è più facile scambiarsi informazioni e mantenersi in contatto. Che dire poi delle capacità d’intrattenimento che esse offrono per i figli??? …Una vera e propria manna dal cielo. Non dimentichiamo poi la possibilità che il telefonino offre, di poter maggiormente controllare il proprio figlio in ogni momento.
Negli ultimi anno, però, si sta scoprendo che c’è anche un retro della medaglia. Un’indagine condotta in Gran Bretagna ha rivelato una realtà che psicologi e studiosi del comportamento considerano allarmante. Dietro a quei benefici si nasconde un pericolo che va valutato con attenzione, perché può incidere negativamente sulla crescita di bambini e adolescenti.
Ciò che emerge è che i ragazzi stanno sviluppando sempre più una dipendenza dai dispositivi digitali: la loro capacità comunicativa passa prevalentemente attraverso messaggi e social network e sempre meno attraverso interazioni dirette. Il risultato è un aumento delle difficoltà da parte degli adolescenti, ad interagire con le persone, a parlare in pubblico e ad intrattenere con coetanei semplici conversazioni. 
Inoltre, utilizzare gli smartphone per intrattenere i figli crea alla lunga un effetto di condizionamento. Il bambino che ha sempre lo smartphone a disposizione si sente sicuro perché possiede uno strumento per impegnare il tempo, mentre quando esso non è disponibile, allora tale sicurezza verrà meno perché non saprà cosa fare. Il genitore allora si sentirà in trappola perché non ci sarà modo di contenere i capricci del bambino se non dandogli il tablet su cui c’è il suo gioco preferito! 
Consideriamo poi che, se da un lato essi stimolano la capacità logica del bambino, dall’altra ne limitano fortemente la fantasia e l’immaginazione.
Insomma, l’era virtuale, seppur molto vantaggiosa per certi versi, rischia di allontanare i ragazzi dal mondo reale, senza che noi ce ne accorgiamo!
Che fare allora?
PREVENIRE, prima di tutto. 
E’ importante preservare momenti di vita quotidiana in cui la famiglia possa comunicare e raccontarsi la giornata. E’ indubbio che l’esempio deve arrivare dall’adulto… e qui… un tasto dolente! Siamo noi adulti i primi a dare il cattivo esempio! Diventa allora fondamentale accorgerci dei nostri comportamenti e mettere delle semplici regole che ci impegneremo a rispettare insieme ai nostri figli. Un esempio? Quando si mangia, non ci si alza per rispondere al cellulare. Il momento del pasto deve diventare un momento di confronto. Per chi non è abituato, certo, può essere difficile inizialmente, ma passato il panico iniziale, la sensazione di libertà che si prova è ancora impagabile!
Altro esempio? Quando si studia, non si usa Whatsupp, perché di certo non favorisce la concentrazione! Ecco allora che arriva la discussione: “ti prendo il telefono perché se no non studi!”dice il genitore. “no, tu non me lo prendi perché mi potrebbe servire per chiedere delle cose dei compiti ad una mia amica!” risponde la figlia adolescente. 
L’era digitale ci offre molti vantaggi, che è utile e intelligente poter cogliere, ma con moderazione. permettiamo ai bambini di utilizzare il pc o il tablet con riguardo. L’importante è che non diventino un’esperienza totalizzante e che non si sostituiscano a ciò che essi dovrebbero fare alla loro età, cioè giocare all’aria aperta con i loro coetanei.
Insomma, cari genitori imporre delle regole fa parte della vostra capacità educativa. Le regole sono un freno, un limite, un no che aiuta i vostri figli a fermarsi quando essi non ne sono capaci! 
E voi…. ne siete capaci?
Dott. Olivero Giovanna

Psicologa-Psicoterapeuta dell’età evolutiva.
Riceve a Bra (Studio Gestmed) 
 e Moncalieri (Synergia Centro Trauma).
Tel.: 347.702.5158