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un bollino al pronto soccorso per seguire i Maltrattamenti in Piemonte

La Regione Piemonte ha voluto fare un passo avanti nella lotta contro le violenze in famiglia. Da qualche mese nei Pronti Soccorsi degli ospedali piemontesi alle persone che dichiarano di aver subito delle aggressioni viene dato uno speciale ” CODICE ROSA “, un canale privilegiato per garantire alle donne ed ai bambini vittime di maltrattamenti un percorso privilegiato. Nel caso in cui la vittima non ammetta la violenza ma il medico la sospetti, viene assegnato un ” sospetto codice rosa”.  A questo punto la paziente viene portata in una sala d’attesa separata dove c’è anche uno psicologo oltre ai dottori, e per tutto il tempo in cui rimane in ospedale non viene mai lasciata sola. Non è infatti infrequente che colui che ha commesso la  violenza arrivi in ospedale per minacciare la vittima o per riportarla a casa o per indurla al silenzio. 

Da anni ormai al Pronto  Soccorso esiste un sistema informatico in grado di dire immediatamente al medico quando e quante volte la paziente si è recata all’Ospedale, in modo da facilitare il compito di individuare eventuali maltrattamenti ripetuti nel tempo e magari nascosti dalla stessa vittima.ù
Grazie a questi piccoli ma importanti passi le donne hanno più occasioni di denunciare chi dìfa del male a loro o ai loro bambini.

In Piemonte Synergia Centro Trauma aiuta le vittime di violenze a ritrovare la serenità.

lettera di una donna in psicoterapia

Lettera di una donna che ha subito violenza sessuale nell’infanzia
e che sta svolgendo un lavoro di psicoterapia presso il centro Synergia Centro Trauma




Alla Dott.ssa Cristina Roccia,  alla sua persona ed al suo lavoro prezioso ed insostituibile.
Questo è un racconto, in cui tutto cambia, 
nulla preserva la sua ugualità,
tutto si modifica nel tutto, persino nell’orgoglio.
“Respirare perché si deve, 
correre per poi fermarsi a pensare che così forse
vita non è”
Ed eccomi lì, una mattina, ai bordi del letto con i piedi a dondolo, la mia casa distrutta, devastata, rovesciata.
I tetti scoperchiati, i muri bucati. Vedo i miei passi incerti, odiosamente barcollanti. Occhi che hanno voglia di piangere, gambe che hanno voglia di correre via, lontano. Scorgo nell’angolo della stanza una vecchia valigia di cuoio, faccio un balzo e senza esitare la riempio di vestiti, libri e musica: ho deciso di partire.
Cammino per giorni e mi accorgo che solo le cicale donano risate perse al noto silenzio del mio viaggio.
Solitudine, profonda solitudine. 
Rallento il mio cammino fino ad esaurire i miei passi. 
Mi fermo e come una scossa mi torna alla mente un vecchio racconto: 
“in una spedizione in Messico, alcuni archeologi, in ricerca di antiche vestigia di civiltà, avevano ingaggiato degli indigeni per portare le casse ed i loro attrezzi. Ad un certo momento i portatori si arrestarono e non ci fu più verso di farli camminare. Gli archeologi non riuscirono immediatamente a comprendere il motivo di tale sosta, finché uno dei portatori si fece portavoce dell’intero gruppo: “Ci siamo fermati per aspettare l’anima” afferma l’indigeno “Abbiamo camminato troppo in fretta e l’anima non è stata al nostro passo”
Stavo correndo troppo? Stavo correndo troppo in fretta?
“Sì” mi risposi.
Fu ancor più triste ammettere a me stessa che avevo abbandonato la piccola bambina in pigiama ai bordi di quel letto, dentro quella stanza piena di macerie, senza un tetto che la proteggesse dalle intemperie.
“Scappare via da me volevo
  ma mi ero persa, nel labirinto del nulla, 
senza conoscere la strada del ritorno”
Fu molto faticoso accettare questa realtà e ci vollero molti giorni di cammino, ma tornai indietro.
Il cuore di quella bambina straripava di dolore che aveva con infantile abilità nascosto nuovamente in ogni angolo buio della stanza, nella speranza di non vederlo. E fu in quel momento, quando la strinsi tra le mie braccia, la curai, la lavai e la presi per mano che capii il senso di tutto questo: affrontare la verità, ma ascoltando in ritmo di quella bambina.
Ho imparato con il tempo a camminare al suo fianco, senza strattonarla ma seguendo il suo passo. Ora, se avvicino l’orecchio al suo cuoricino sento il rantolo del dolore senza giustizia. Ma giustizia fu, quando diedi voce alta alla mia voce, dando respiro a infernali incubi e sofferenze.
“Così vedo me stessa ferma a guardare il mondo in movimento, ora vedo i colori, il bianco ed il  nero e vedo l’aereo che disegna nel cielo azzurro la linea bianca che piano piano svanisce nel nulla”
Questo è il racconto mai finito, dell’infinito amore che si può donare a se stessi e che auguro ad ogni persona che soffre di poter conoscere.
Queste sono le parole di una paziente della Dottoressa Roccia: essa vi porgerà una vera mano per riportare in vita l’energia che si è consumata per lottare soli contro qualcosa di orribile.
“Il fiume riprenderà il suo corso naturale ed allora non dovrete più essere l’argine di voi stessi”
Grazie di cuore alla Dott.ssa Cristina Roccia, alla delicatezza di alcuni versi di Silvana Raffone, a me stessa per avercela fatta.
Grazie a Chiara, Paola e Rossella costantemente nel mio cuore
Christine

DONNE E ABUSO: TESTIMONIANZE DI UN PERCORSO DI CURA.

La comunità femminile FRAGOLE CELESTI
del circuito di cura FERMATA D’AUTOBUS
presenta
“Abusi. Testimonianze da una comunità terapeutica”
mostra di arte irregolare e reading musicale
Fermata d’Autobus è un’Associazione onlus nata nel 1998 per iniziativa di un gruppo di professionisti esperti, che hanno condiviso l’idea che la tossicomania fosse da trattare intervenendo sulla sofferenza psichica che la causa e la accompagna. Essa ha come scopo lo studio e il trattamento terapeutico della doppia diagnosi. Per andare incontro alle esigenze più strettamente femminili, è nata -al suo interno – Fragole Celesti, comunità terapeutica destinata a trattare la doppia diagnosi nelle donne vittime di abusi, maltrattamenti e violenze. Fragole celesti è un progetto sperimentale, un “contenitore terapeutico” vigilato, un luogo protetto dalle condizioni che hanno creato lo squilibrio psicologico e affettivo, il cui obiettivo è un percorso rieducativo che, supportandone le capacità, accompagna le pazienti verso l’autonomia, allontanandole dalla dipendenza.
“Vissuti pesanti, come quelli dei nostri ospiti, lasciano ferite profonde, scavano l’anima, rimangono sotto la superficie perché la voce non è sufficiente a raccontarli, a spiegarli. E’ in questo che l’arte ci viene in aiuto: in silenzio, fotografie, colori e racconti possono dare forma e posto a quello che la voce non è in grado di esprimere.” Raffaella Bortino, fondatrice comunità Fragole
«Abusi. Testimonianze da una comunità terapeutica» è una mostra concepita al di fuori dei circuiti istituzionali, costituita da opere realizzate in emergenza creativacapaci di veicolare in forme espressive autentiche drammi interiori e disagi sociali.
Le autrici, anonime per salvaguardarne l’identità, sono pazienti della comunità Fragole Celesti che hanno affrontato il delicatissimo tema dell’abuso sessuale. Sono state coadiuvate da un’equipe multidisciplinare di terapeuti, tecnici e artisti, tra cui la fotografa Guia Besana, che ha supportato la produzione di alcune delle fotografie che rappresentano il nucleo centrale dell’intera esposizione.
A cura di Karin Reisovà, Carola Lorio e Massimo Greco, la mostra è anche una modalità di comunicazione efficace e coinvolgente per la sensibilità delle nostre coscienze: una finestra aperta su un mondo oscuro, nel quale le rappresentazioni generate da ferite laceranti sono svelate con la bellezza e la grazia dell’arte.
La mostra si svolge dal 5 al 29 aprile 2014 presso Villa Vallero, Rivarolo Canavese.
Aperta sabato, domenica e festivi dalle ore 15 alle 19 oppure su appuntamento. Ingresso gratuito.
Inaugurazione sabato 5 aprile 2014 alle ore 18.
Con il patrocinio di Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Rivarolo Canavese, Comune di Oglianico. Organizzazione: Fermata d’Autobus, Associazione onlus e Areacreativa42, Associazione culturale.
«Abusi. Testimonianze da una comunità terapeutica» è anche un reading musicale che dà voce alle pazienti della comunità portando alla ribalta le loro testimonianze: sono donne, ma a volte anche uomini, che hanno sofferto, che hanno vissuto il male sulla propria pelle e ne danno conto, ne offrono racconto.
Alle narrazioni drammatiche è affiancato un programma musicale inatteso e di forte impatto emotivo, che alterna scavi nel profondo e voli ad alta quota: mentre l’attrice Laura Curino interpreta con immediatezza le microstorie delle pazienti, i musicisti Cecilia Ziano (violino) e il Duo DissonAnce (fisarmoniche classiche) di Roberto Caberlotto e Gilberto Meneghin  eseguono con commozione – da soli o insieme – musiche di Bach selezionate come controcanto di consolazione.
Martedì 29 aprile 2014 alle ore 21.00 presso il Teatro Giacosa di Ivrea.
Biglietto di ingresso € 10. Il ricavato sarà devoluto in sostegno delle attività laboratoriali della comunità femminile Fragole Celesti.
Con il Patrocinio di Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città Ivrea – Assessorato alle Pari Opportunità. Organizzazione: Fermata d’Autobus, Associazione onlus.
Per info:
tel. 348 4258614 | info@fragolecelesti.it