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BAMBINI E SCUOLA: I COMPITI A CASA… CHE STRESS!!!

Questi compiti….! Sono un quotidiano elemento di discussione tra genitori e figli. 
Perché sono un aspetto così stressante nella vita quotidiana della famiglia?
Beh, intanto analizziamo i dati di realtà. 
La giornata scolastica di ogni bambino non occupa più soltanto la mattinata, ma anche il pomeriggio, sempre più spesso dedicato non solo più al classico “doposcuola” per svolgere i compiti, ma anche ad ulteriori lezioni. 
Il bambino si ritrova così a ritornare a casa non prima delle 16 e spesso con i compiti da fare.
… e dopo così tante ore… chi avrebbe voglia di rimettersi al lavoro? Se ci pensiamo, anche noi grandi, quando arriviamo a casa dal lavoro, non bramiamo dalla voglia di rimetterci all’opera! Men che meno, di occuparci dei compiti dei figli … ma lo facciamo lo stesso! 
Certo è importante che il bambino si svaghi e possa ritagliarsi dei momenti in cui non ha nulla da fare. ciò è fondamentale!
Il problema, però, è che i compiti a casa servono, anzi sono indispensabili, soprattutto quando si parla di bambini che stanno crescendo!!! Il perché è presto detto. La maggior parte delle informazioni, che essi ricevono nelle ore di lezione, non si impara istantaneamente, ma ha bisogno di ulteriore esercizio nel tempo per potersi fissare nella mente! Per questo motivo è importante che un bambino sperimenti, attraverso il compito a casa, cosa gli è rimasto in testa di ciò che la maestra a trattato in classe, a distanza di qualche ora. Può darsi che egli ricordi molte cose: in tal caso riuscirà a svolgere il compito molto velocemente. Può darsi che invece abbia delle lacune: allora il compito sarà ancora più importante perché lo obbligherà a riguardare il materiale per rifissare le informazioni necessarie. In questo caso il tempo e l’energia richieste saranno maggiori. Può darsi ancora che il bambino, nonostante le informazioni recuperate, non riesca a svolgere il compito. In quel caso sarà importante cogliere da parte del genitore e dell’insegnante che forse quel bambino ha ulteriore bisogno di spiegazione per affrontare quel nuovo tipo di insegnamento: andrà stimolato e rafforzato di più, non umiliato né sgridato.

Non solo. I compiti a casa sono anche un’occasione per sviluppare l’autodisciplina: egli imparerà a regolarsi, dandosi delle regole e dei tempi, sperimenterà la frustrazione e imparerà a trovare così dei metodi per affrontare le difficoltà, chiedendo aiuto se necessario, accrescerà il senso del dovere e la sua autonomia quando riuscirà a svolgere il compito dato. 
E’ perciò importante che il genitore lo affianchi, lo aiuti se necessario, lo supervisioni e controlli se egli ha svolto il suo lavoro di studente. In questo modo si renderà direttamente conto delle risorse e delle mancanze del figlio e non sarà una sorpresa sentire le restituzioni degli insegnanti!!!
Questo significa, però, che il genitore deve per prima tollerare che il proprio bambino può incontrare delle difficoltà… e tutti hanno delle difficoltà!!!
Quando questo capita, egli potrà essere comprensivo e affiancare il figlio, ma NON DOVRA’ SOSTITUIRSI A LUI! Tale comportamento lo danneggerebbe, perché il messaggio che egli coglierebbe sarebbe quello di non affrontare le difficoltà perché tanto ci sarà qualcuno che lo farà al posto suo!
Insomma, la scuola è una palestra di vita! Se si incontrano degli ostacoli, la lezione sarà quella di non abbattersi e cercare in sé e attorno a sé degli strumento che possano essere di aiuto. E’ così che si esce vincenti: riconoscendo e affrontando le difficoltà!!!


Dr. Giovanna Olivero

Psicologa Psicoterapeuta
Specialista età evolutiva
Riceve a Bra (Cuneo) e 
Moncalieri  (Torino).
3477025158

ISTANTANEE DAL QUOTIDIANO. Lo sguardo di un educatore.

Conobbi V. In un pomeriggio di primavera. Alla porta di casa mi aspettava la madre che con il viso tumefatto mi salutò e disse: “Mi scusi per il mio aspetto ma ieri ho litigato con mio figlio e lui mi ha tirato un pugno in faccia.” 
La signora confessò che ero la loro ultima speranza  prima di chiedere ai Servizi Sociali di inserire V. in un a Comunità, perché era diventato troppo pericoloso e ingestibile in famiglia. 
Mentre mi parlava mi guardai intorno e notai che la casa era molto bella e ben curata, c’erano foto qua e là che ritraevano V. sorridente con i suoi genitori. Un pensiero mi sorse spontaneo: “cosa è successo a questa famiglia? Perchè non riescono più a sorridere?”.

A volte è difficile capire cosa sia successo, come mai ci si sente così in difficoltà. Lo sguardo attento e professionale di un educatore, può  aiutarti a comprendere meglio e ad affrontare la situazione.

CHIAMA SYNERGIA CENTRO TRAUMA: 3356765376

Biagina Tinebra
Educatrice Professionale



QUANDO UN EDUCATORE TI PUO’ AIUTARE…


Ci sono dei periodi, nella vita di ciascuno, in cui sembra che tutto ci stia crollando da sotto i piedi: la stabilità economica, il matrimonio, l’affetto dei figli e anche la propria autostima sembra svanire improvvisamente. 
In questi momenti ci chiediamo: “e ora, come farò ad affrontare anche questa difficoltà?  Sento tanta stanchezza! Non ce la faccio più!”. 
Ci si sente bloccati.
Non sempre però si ha la voglia di mettersi in discussione e a volte basterebbe solo qualcuno che ci stesse vicino, incoraggiandoci e aiutandoci ad affrontare le cose da un’altra prospettiva. 

Questo è ciò che fa un educatore.



Non aver paura di chiedere il suo aiuto! Chiamare non ti costa nulla, anzi, vedrai: ti aiuterà!
Chiama Synergia Centro Trauma e chiedi di poter parlare con un educatore: 3356765376.

Biagina  Tinebra
Educatrice Professionale