SEPARAZIONE E BAMBINI (parte 2). Le normali reazioni dei bambini all’evento traumatico della separazione.

Ogni bambino reagisce a modo suo alla notizia della separazione, ma si possono fare delle differenziazioni indicative in base all’età.
Fino ai 3 anni di vita, il bambino coglie soprattutto l’intensità emotiva delle cose che gli succedono, piuttosto che il contenuto in sé e per sé. Quando tali emozioni non sono adeguatamente elaborate, il bambino tende ad esprimere il suo disagio attraverso malesseri fisici, disturbi del sonno, incubi, inappetenza, regressioni comportamentali (perdita del controllo degli sfinteri, suzione del pollice, autoconsolazioni). L’aspetto più importante resta il mantenere una relazione di attaccamento stabile e sicura, almeno da parte di un genitore.
Tra i 3 e i 6 anni, non comprende ancora del tutto l’evento separativo e per questo motivo questa è l’età in cui più frequentemente ci sente responsabili per l’accaduto. Il disagio può essere manifestato anche attraverso comportamenti di ribellione e aggressività oppure al contrario con atteggiamenti molto assertivi e sempre ubbidienti. In questi casi il non reagire mai diventa un sintomo importante da cogliere per aiutare il bambino. A volte il bambino esprime la propria insicurezza e confusione mostrando comportamenti dipendenti, come il pianto facile, l’irritabilità accentuata, alterazione del sono e dell’alimentazione…).
Tra i 6 e i 10 anni, il bambino diventa più consapevole delle cause e conseguenze della separazione e ciò lo conduce spesso a schierarsi dalla parte di uno dei due genitori in conflitto. Possono comparire le bugie, come strategia per rivendicare la propria autonomia, ma anche i rifiuti, difficoltà scolastiche, solitudine e blocco delle reazioni con l’esterno. A volte può capitare che il bambino riversi su di sé la colpa per non demonizzare il genitore, manifestando anche comportamenti autolesivi. Possono comparire sintomi psicosomatici, come il mal di testa, dolori allo stomaco, stress.
In età adolescenziale, i cambiamenti familiari portano il figlio a non trovare più “funzioni adulte” che lo aiutino a gestire e regolare le sue emozioni. Per questo motivo, esse prendono il sopravvento. Può succedere che l’adolescente si trasformi in un giudice del proprio genitore, esprimendo forte ira e inquinando la relazione col genitore di tutta la conflittualità che l’adolescente vive dentro di sé. Al contrario può capitare che egli si senta investito di un eccessivo ruolo di mediazione o di responsabilità. Questo capita soprattutto nei fratelli maggiori o quando un genitore manifesta un comportamento troppo dipendente dal figlio.
Per ulteriori approfondimenti sul sito: separazione e bambini
Dr Giovanna Olivero 
Psicologa Psicoterapeuta
Specialista età evolutiva
Tel. Synergia Centro Trauma: 3315049340 – 3356765376