BAMBINI CAPRICCIOSI O TIRANNICI? La natura dei capricci.

E’ sempre all’ordine del giorno, sentire genitori che parlano di figli troppo capricciosi o difficili da gestire. Ci si chiede allora: esiste una regola da seguire affinché questo non succeda? 
Partiamo facendo un passo indietro. Nella relazione con il genitore, è sano e utile che il bambino viva momenti di capriccio. Capiamo insieme il perché.
Il capriccio è sempre un fenomeno relazionale: non si può mai piangere da soli, ma con qualcuno o per qualcuno. Quindi il suo significato ha che fare con “l’altro” in questione.
Il pianto del bambino è il suo mezzo di comunicazione: egli ci sta dicendo qualcosa che per lui è importante. Si aspetta, perciò, di essere accolto nella sua richiesta di aiuto. 
Il primo messaggio che egli manda attraverso il capriccio, infatti, è proprio il bisogno di ATTENZIONE, o meglio il bisogno di essere considerato, in quel momento. 
Esso è per certi versi, una richiesta di amore da parte del genitore. Pensiamo ad un bambino di pochi mesi, che piange. Il suo pianto è quasi angosciate per chi lo ascolta: egli è veramente angosciato! E’ un po’ come se in quel momento stesse dicendo: ho un immenso bisogno che tu mi guardi e mi abbracci, perché così so che mi vuoi bene e che io sono importante per te.
Un altro aspetto che entra in gioco, durante il capriccio, è il POTERE. 
Spesso, attraverso il pianto, il bambino esercita il potere di attirare a sé il genitore e di ottenere l’oggetto di piacere. Pensiamo, per esempio, a un bambino di due anni, che piange quando al momento della messa a letto il genitore si allontana. Egli utilizza il pianto per far si che il genitore ritorni da lui e gli dia ciò che vuole, che in questo caso è la sua presenza. Allora, è un po’ come se dicesse al genitore: vediamo un po’ se piangendo riesco a farti cedere? Egli sta cercando di capire quanto potere ha nella relazione e quanto invece ne ha il genitore. E’ fondamentale, allora, cercare di trovare un equilibrio, in modo che il bambino si illuda di avere un po’ di potere, ma capisca che alla fine è il genitore che comanda. Cosa fare  allora?
Da un lato, sarà bene considerare il pianto del bambino, per fargli capire che ci si è accorti di lui e delle sue richieste. Allo stesso tempo, però, bisogna fare attenzione a non scivolare nell’errore di farsi comandare troppo da lui: è importante che il genitore sia capace di mettere un limite, una regola, che dica “basta”. Certo, questo a volte non è facile. Pensate però che lo state facendo per il bene del bambino. E’ utile per lui sperimentare la frustrazione nel non ottenere ciò che egli vuole: così facendo egli imparerà a tollerare meglio le frustrazioni della vita. Se invece otterrà sempre tutto ciò che vuole, non imparerà mai a gestire la rabbia di quei momenti e realisticamente da grande utilizzerà questo metodo per restare nella relazione con l’altro.
Dunque, mettete una regola e lasciate che il bambino sfoghi la sua rabbia. E’ sano e giusto. 
Dopo un pò, quando egli si sarà acquietato, potrete ritornare sul discorso e spiegargli il significato della regola e del vostro comportamento, affinché egli capisca.
Molto spesso, invece, capita che non si riesca a dire “BASTA”. La conseguenza di ciò è che il bambino diventerà tirannico e prenderà potere nella relazione con il genitore, il quale si troverà “schiavo” del figlio. In questi casi gli sarà molto difficile placarlo, se non assecondando le sue richieste. Diventa allora importante e necessario riflettere, insieme all’aiuto di un esperto, su come imparare a mettere il limite.
In ogni caso, non disperate! Una mano ve la diamo noi!
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