Segnalare un abuso o violenza sui minorenni

A chi segnalare una situazione di abuso o maltrattamento su un minore

Di fronte a bambini che  mandano segnali di disagio tali da far nascere nell’adulto il sospetto che possano essere vittima di abusi o violenza su minorenni  è importante capire se :

il minore vive una situazione di sofferenza emotiva occasionale, legata a un periodo di difficoltà dei genitori ( stress, perdita del lavoro, separazioni, ecc). In questo caso si parla con i genitori, per verificare se riescono a riconoscere e risolvere le difficoltà del bambino, anche chiedendo aiuto ai servizi sociali e psicologici del territorio.

il  minore subisce una forma di maltrattamento per la quale è necessario intraprendere una strategia di protezione, come un maltrattamento cronico, o un abuso sessuale.

Oggi il maltrattamento si esprime più raramente nelle forme eclatanti dell’abbandono e della violenza sui minorenni, e più sovente nelle forme silenziose dell’incuria, della disattenzione, dell’abbandono psicologico e affettivo, della violenza assistita, dell’abuso sessuale.

Se si sospetta un abuso sessuale ?

Se si sospetta un abuso sessuale ?

 Soprattutto nell’ipotesi dell’abuso sessuale che avviene all’interno della famiglia, si deve evitare di parlare con i familiari del minore. Il riserbo è necessario in tutte le situazioni che possono esporre il minore ad un ricatto.

Dove segnalare

 Quando ciò che abbiamo osservato o le rivelazioni del minore ci fanno supporre che stia subendo una  forma di maltrattamento o di abuso, è necessario segnalare a una di queste Istituzioni: Tribunale per i Minorenni, Servizi Sociali di zona, Questura, Polizia. Chiunque può segnalare. Non è necessario essere un parente del bambino o dell’adolescente.

I pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio  cioè tutti gli operatori sanitari e assistenziali delle strutture pubbliche e gli insegnanti delle scuole pubbliche e private convenzionate) sono tenuti dalla legge a denunciare  “senza ritardo” all’autorità giudiziaria ogni notizia di abuso fisico, sessuale, di trascuratezza o di abbandono di un bambino o di un adolescente.

Chi esercita una professione sanitaria ha l’obbligo di referto per i casi che rivestono caratteri di reato perseguibile d’ufficio Questi ultimi sono i reati che non prevedono la denuncia da parte della persona offesa, reati per i quali lo Stato procede direttamente.

La legge  prevede che i servizi sociali, le istituzioni scolastiche e le autorità di pubblica sicurezza siano tenute a segnalare all’autorità giudiziaria tutte le situazioni che potrebbero comportare un allontanamento del minore dalla famiglia.

Come segnalare

 La segnalazione

– deve essere scritta e firmata

– deve indicare le osservazioni dei comportamenti e degli atteggiamenti del bambino o dell’adolescente, le sue parole, oltre che riportare la descrizione degli eventuali segni fisici riconducibili a lesioni o a trascuratezza.

– va scritta in modo neutrale, senza dare giudizi contro la famiglia e senza dare valutazioni definitive, ma semplicemente riportando ciò che abbiamo notato o ci è stato raccontato

Può succedere che, anche quando si è a conoscenza di situazioni di abuso, non si segnala

– perché non siamo certi che ci sia davvero un abuso

– perché il racconto del bambino non ci sembra credibile

– perché temiamo di privare il bambino dei suoi genitori

– perché siamo preoccupati dall’idea di testimoniare contro i genitori del bambino

– perché siamo preoccupati dall’idea di ricevere una querela

– perché il bambino ci chiede di non rivelare a nessuno la sua situazione

Segnalare non significa condannare, ma dare inizio a un progetto di protezione del minore e di valutazione degli eventuali rischi che corre. Non c’è automatismo tra segnalazione e allontanamento del minore e tanto meno percorso giudiziario contro i genitori. La valutazione dell’attendibilità del minore, delle responsabilità degli adulti è un percorso complesso  che è di competenza del Giudice che si avvale anche dei servizi sociali e psicologici delle ASL.

Chi protegge i bambini?

Chi protegge i bambini?

 In primo luogo, di solito, i genitori.

In molti casi non è così e il bambino è in ostaggio di coloro che invece di proteggerlo lo danneggiano.

Le vittime sono obbligate dagli abusanti al silenzio, a mantenere il segreto; per di più i bambini abusati o maltrattati pensano di meritarsi quel trattamento, non hanno percezione dei propri diritti nè idee su come cambiare la loro situazione, nè possono conoscere forme di accoglienza a loro riservate (comunità per minori, famiglie affidatarie).

Chi non segnala quando occorre ha la grave responsabilità di colludere con gli abusanti, lasciando in una disperata solitudine il bambino o l’adolescente che ha chiesto aiuto.

Non deve esservi nessun timore di essere processati per aver fatto una segnalazione all’autorità Giudiziaria perché è evidente che il motivo della denuncia è la tutela del minore; si può essere processati se viene dimostrata  la coscienza e la volontà di mentire in chi fa la denuncia.

Cosa dice la legge?

Cosa dice la legge ?

Gli operatori scolastici, sociali, sanitari, o che a vario titolo interagiscono con minori, quando si trovano di fronte un bambino che presenti sintomi ricollegabili ad una forma di maltrattamento, devono, possedere le competenze necessarie a comprendere se sia sufficiente attivare unicamente le risorse interne all’ente presso cui operano, scuola o servizio sociale, ovvero se, presentando il disagio sintomi di particolare gravità, sia opportuno effettuare una segnalazione al Tribunale per i Minorenni o, addirittura, manifestandosi un’ipotesi di reato, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario.

Le tre diverse situazioni richiedono tre diversi tipi di intervento.

(6) Ratificata in Italia con la Legge 27 maggio 1991, n. 176

(7) Cfr., Linee guida per la segnalazione e la presa in carico dei casi di abuso sessuale, Delibera n. 42 del 2 maggio 2000 della Regione Piemonte).

  1. a) Nel caso in cui il minore presenti una sintomatologia di minore gravità, e se il progetto di aiuto psicologico e sociale al minore e al nucleo familiare può essere realizzato con il consenso dei genitori non è necessario attivare la macchina giudiziaria.
  2. b) Qualora l’avvio dell’intervento di presa in carico incontri il diniego degli esercenti la potestà sul minore, gli operatori sono tenuti ad effettuare la segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, la quale è titolare dell’azione civile in materia di potestà genitoriale.

Il Tribunale per i Minorenni, infatti, può, a norma dell’art. 336 c.c., adottare d’ufficio provvedimenti temporanei nell’interesse del minore soltanto in caso di urgente necessità. Per tutte le altre ipotesi, può dichiarare la decadenza o pronunciarsi in merito alla limitazione della potestà parentale in esito alla presentazione di un ricorso da parte della Procura minorile o dei parenti del minore.

  1. c) Se la situazione in cui versa il minore presenta aspetti tali da indurre a presumere che egli sia vittima di un reato, l’intervento dell’operatore assume caratteristiche del tutto peculiari.

Egli ha l’obbligo di denunciare il fatto non soltanto alla Procura minorile ma, altresì, alla Procura presso il Tribunale ordinario (8), con modalità che possano garantire la tutela del minore, pur nel rispetto del diritto degli esercenti la potestà di difendersi adeguatamente dalle accuse formulate (9), e ponendo in essere adeguati interventi  a salvaguardia della salute psico-fisica della piccola vittima.

La denuncia deve contenere una narrazione analitica dei fatti, dei comportamenti osservati e delle parole usate dal minore, senza spazio alcuno per illazioni o considerazioni personali.

Al proposito, è importante che l’operatore  il quale si trovi di fronte ad un’ipotesi di reato, o che riscontri una situazione di pregiudizio per il minore, sappia che può ricorrere all’ausilio del Sostituto Procuratore per i Minorenni in qualsiasi momento. Quest’ultimo, infatti, per la sua continua reperibilità, è in grado di fornire le giuste risposte ai suoi dubbi, non soltanto rispetto al tipo di segnalazione da effettuare, ma anche rispetto alle azioni da porre in essere a protezione del minore.

(8)   Cfr., infra, pag. 16 e ss.

(9)  Cfr., infra, pag. 8 e ss.

Segnalazione e diritto di difesa dell’esercente la potestà parentale sul minore nel giudizio innanzi al Tribunale per i Minorenni.

L’art. 609-decies c.p., la cui ratio ispiratrice sta nella volontà del legislatore di tutelare il minore, impone al Pubblico Ministero procedente di dare notizia al Tribunale per i Minorenni dell’esercizio dell’azione penale per preteso abuso sessuale. Nulla dice la norma codicistica in ordine ai tempi ed alle modalità con cui la notizia deve essere data.

Prima della riforma dell’art. 111 Cost., come introdotta dalla legge costituzionale n. 2 del 1999, nonostante le resistenze opposte da alcuni pubblici ministeri, la prassi della maggior parte dei Tribunali consentiva il passaggio degli atti del procedimento  penale  al  fascicolo  civile  con  l’escamotage,  se  del caso, della secretazione, disposta dal giudice minorile, sugli atti per i quali si riteneva necessario mantenere il segreto investigativo.

Oggi, se per alcune realtà la  procedura non è cambiata, per cui l’accesso al fascicolo depositato presso il Tribunale per i Minorenni da parte dell’esercente la potestà parentale sul minore, presunta vittima di maltrattamento, è limitato solamente agli atti cui il giudice minorile abbia lasciato libero accesso, per alcuni Tribunali questo metodo non è più utilizzabile (9).

(9) La Sezione per i minorenni della Corte d’Appello di Torino  (cfr., C. d’Ap. To. 3 gennaio 2001, Pres. Est. Pazé, in Famiglia e diritto, 2003, 3, pag. 315) è stata chiamata a pronunciarsi su un  decreto emesso dal Tribunale per i Minorenni che vietava ad un padre – sospettato di abuso sessuale – di visitare i tre figli e disponeva la c.d. secretazione del fascicolo del giudice minorile, nel quale vi era la copia di due dei procedimenti penali trasmessi dal Procuratore della Repubblica di Asti e di Torino, di per sé coperti dal segreto investigativo. Il provvedimento ha ritenuto che il Giudice minorile avesse violato le regole del giusto processo allorquando aveva vietato alle parti di conoscere tutti gli atti sui quali era fondata la propria decisione; si è, pertanto, consentito alle stesse che prendessero visione ed estraessero copia degli atti in discorso. In altre parole, si è stabilito che, ogniqualvolta il Tribunale per i Minorenni, su ricorso della Procura minorile o di un genitore, instauri un procedimento ablativo o limitativo della potestà parentale, entrambi i genitori hanno il diritto di conoscere, sin dall’inizio, l’intero fascicolo processuale giacente presso l’Ufficio del giudice.