Bambini iperattivi e troppo agitati

Cosa fare e come possiamo aiutarti

Pensi che tuo figlio sia iperattivo ? Non sta mai fermo, non riesce a concentrarsi, da sempre è stato molto agitato. Il passo è breve per essere definiti bambini “cattivi”, disobbedienti, arrabbiati, ribelli, nervosi, intrattabili.

Da noi puoi trovare la cura giusta se i tuoi figli rientrano in questa categoria.

Psicoterapeuti infantili altamente specializzati proprio su questo tipo di problematica potranno consigliarti su cosa sia meglio fare. Possiamo aiutare tuo figlio con delle consulenze psicologiche, con la psicoterapia ma anche, se ritenuta utile nel tuo caso, con una nuova metodologia (Metodo Tomatis). Il Metodo Tomatis utilizza la musica per aiutare il bambino a rilassarsi tramite una stimolazione neuro-sensoriale. Abbiamo sperimentato il Metodo Tomatis con molti bambini troppo agitati e abitualmente definiti “insopportabili”, ed abbiamo avuto successi straordinari, quando abbinato al sostegno psicologico.

Da oltre vent’anni aiutiamo i genitori dei bambini iperattivi e troppo agitati a ritrovare la serenità !

Chiedi aiuto, non sgridarlo… Puoi richiedere un appuntamento con un nostro psicologo a Moncalieri (Torino)

Chi sono i bambini iperattivi?

Chi sono i bambini iperattivi?

Sono alcuni di quei bambini che troviamo alle feste dei nostri figli, nei bus o sul treno, nelle scuole o per la strada. Bambini che si mostrano continuamente agitati, in continuo movimento, che non riescono a stare mai fermi, che si dimenano continuamente e che i genitori trovano grande difficoltà a tenere “buoni”.

A scuola ?

Sono quei bambini che le insegnanti non vorrebbero mai tenere: si alzano continuamente dal loro posto, danno fastidio ai compagni, non riescono a svolgere i compiti assegnati e finiscono spesso per cambiare banco, classe e talvolta … scuola. Il loro profitto scolastico, proprio per la ridotta capacità di concentrazione, è spesso scarso e difficile è il loro rapporto con i coetanei, ma anche con gli adulti.

La loro difficoltà viene percepita dai genitori e dagli insegnanti ma spesso non viene fatta una diagnosi esatta del problema.  Di conseguenza anche l’intervento molto spesso risulta sbagliato e fallimentare. In realtà questi bambini non hanno nessuna colpa, né tanto meno i loro genitori che invece vengono spesso additati come incapaci a svolgere bene il proprio ruolo di educatori.

Se il bambino risponde ad una serie di criteri clinici ben definiti dal mondo scientifico siamo di fronte ad una vera patologia organica e come tale meritevole di una precisa terapia. Solo con l’ausilio di una giusta terapia i bambini cambieranno radicalmente il loro modo di vivere e tutti, genitori, insegnanti, compagni ma soprattutto il bambino, potranno finalmente cogliere la bellezza di una vita “normale”.

E se il bambino fosse troppo agitato perché sta soffrendo, perché ha un problema?

Iperattivo o agitato ?

Occorre avere un’estrema  cautela nel distinguere un disturbo di iperattività da un'”agitazione”, e capire se il comportamento troppo agitato possa essere causato da uno stato di disagio o di sofferenza del bambino, da un problema famigliare, da maltrattamenti o da altre patologie sia psicologiche che organiche alle quale è esposto (per esempio maltrattamenti o conflitti in famiglia).

Quando si è in presenza di un bambino che sembra iperattivo, troppo impulsivo, agitato, incapace di concentrarsi, bispgna ricorrere all’aiuto di uno specialista.

Servono i farmaci ?

L’ADHD può avere cause organiche, ma è frequente che condizioni di disagio o di sofferenza si manifestino nel bambino proprio con comportamenti agitati e impulsivi. In questo caso quindi l’agitazione è un indicatore di sofferenza e non va placata con i farmaci. L’agitazione può essere un segnale di allarme, una richiesta di aiuto. In tal caso quindi occorre eliminare la causa della sofferenza a monte, e non sedare il bambino con dei farmaci che portano come risultato solo quello di insegnargli a “sopportare” meglio situazioni che invece dovrebbero essere interrotte. La diagnosi di ADHD è in alcuni casi non semplice, ma questo non deve spingere a non diagnosticare.

Come si curano i bambini iperattivi?

La cura 

La terapia per l’ADHD e l’iperattività deve basarsi su un approccio che tenga conto di aspetti legati alle origini organiche del disturbo. Spesso servono dei farmaci ma bisogna utilizzare anche interventi psico-educativi.

Secondo il sito internet specializzato sul tema dell’ADHD (AIFA) per la maggior parte dei pazienti – dal 70 al 90% – i farmaci riducono in modo drastico l’iperattività e migliorano la capacità di concentrazione, sia nel lavoro sia nell’apprendimento, la coordinazione fisica e i vari tipi di abilità richieste negli sport. Migliorano anche il controllo di comportamenti impulsivi o distruttivi nei soggetti con disturbo della condotta. Alla luce di tali risultati si potrebbe concludere che il farmaco rappresenti la panacea, tutto quello, cioè, che può essere necessario nel trattamento dell’ADHD ma ….

I farmaci non curano e non risolvono il problema

Nella sostanza, questi farmaci non curano il disturbo, poiché migliorano solo temporaneamente i sintomi e, seppur permettono di prestare attenzione non possono aumentare la conoscenza o migliorare le capacità scolastiche. Da soli i farmaci non possono aiutare a far sentire i pazienti interiormente meglio (anche se indirettamente possono aiutarlo). I farmaci non possono fornire quelle specifiche competenze necessarie per affrontare i problemi, ad insegnare delle abilità sociali o aumentare la motivazione. Per raggiungere questi risultati, e che durino nel tempo, sono necessari altri generi di trattamenti e forme di sostegno che, molti clinici, raccomandano di usare assieme al trattamento farmacologico.

L’importanza dell’intervento multidisciplinare 

L’importanza di questo intervento multimodale è stato oggetto di un importante e recentissimo studio, coordinato dal National Institute of Mental Health (NIMH) degli Stati Uniti, l’MTA, il Multimodal Study of Children with ADHD, in cui sono stati seguiti 579 bambini con ADHD, tra i 7 ed i 9.9 anni di età, per un periodo di quattordici mesi e in cui sono stati confrontati, separatamente, l’efficacia di varie forme di trattamento del disturbo (la ricerca è stata tratta dal sito AIFA )

1) trattamento psico-educativo e comportamentale, modificazione del comportamento e training sulle capacità sociali per i bambini, training per gli insegnanti con interventi integrati nell’ambito scolastico;

2) trattamento esclusivamente farmacologico;

3) trattamento combinato farmacologico e psico-educativo;

4) trattamento standard di routine ossia quello che avrebbero eseguito i pazienti sul territorio e che, per due terzi di essi, ha significato un trattamento con psicostimolanti.

I risultati di questo straordinario ed importantissimo studio, che aveva lo scopo di fornire dei risultati scientificamente significativi per il raggiungimento di un chiarimento sulla sicurezza e l’efficacia dei vari trattamenti dei bambini con ADHD, ha portato alla conclusione che il trattamento farmacologico, rispetto ai trattamenti psicoeducativi e comportamentali, è decisamente superiore nel risolvere i sintomi cardine del disturbo, ma che il trattamento combinato, soprattutto in presenza di disabilità di tipo funzionale (sintomi di oppositività, aggressività, ansia, deficit nelle abilità sociali e di relazione con in genitori) è ancora superiore. Il gruppo trattato farmacologicamente ha ricevuto, almeno inizialmente, il metilfenidato (Ritalin), che era dosato opportunamente e, in caso di mancata o inadeguata risposta clinica o comparsa di importanti effetti collaterali, sostituito con destroamfetamina, pemolina, imipramina o altri farmaci, anche questi opportunamente dosati fino al raggiungimento di una risposta ottimale. E’ molto interessante notare che il gruppo trattato farmacologicamente abbia conseguito risultati superiori al gruppo con trattamento standard di base, in cui pure la maggior parte dei soggetti assumeva farmaci.La conclusione tratta dagli esperti, analizzando i risultati, è che un intenso e frequente controllo della risposta, con sostituzione dei farmaci quando essa risultava inadeguata, e affinamento nei dosaggi, rappresenta un elemento fondamentale per l’efficacia del trattamento farmacologico stesso. A conclusione, è possibile allora affermare che la terapia per l’ADHD deve basarsi su un approccio multimodale che riesca a combinare interventi psicoeducativi con la terapia farmacologica, nei casi di ADHD da moderato a severo.