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FAQ - Domande e Risposte
Violenza contro donne e bambini / violenze contro le donne

donne abusate nell'infanzia

Le conseguenze dell'incesto raccontate da una donna in psicoterapia


Quando si  è rivolta a me Laura aveva  30 anni, era una donna  molto graziosa, da un anno si era separata dal marito. Già nel primo incontro era chiaro il forte senso di autosvalutazione , che emergeva nel dirmi che lei ormai non era più la donna bella di un tempo, che la maternità l'aveva cambiata fisicamente, che forse non avrebbe più trovato un uomo disposto ad amarla...

Laura mi racconta che  all'età di sette anni è stata abusata sessualmente , ripetutamente, da un uomo, amico dei genitori, che veniva in casa a fare dei lavori. Lei non ha mai detto nulla ai suoi, per non creare loro dei problemi. L'abuso ha avuto termine quando la sua famiglia ha cambiato casa. Quando ha avuto 16 anni il padre le ha proposto di avere rapporti sessuali, lei lo ha respinto, e infine se ne è andata a vivere per conto suo. Questa donna è convinta di attirare  gli uomini soltanto come una preda sessuale, non per le sue doti di affettività, di intelligenza,  di essere vista da loro come una "disponibile".

In realtà lei inizia ad avere molti corteggiatori, ai quali non riesce a dire di no, accetta velocemente le proposte sessuali prima di aver valutato se l'uomo è davvero interessato a lei o se la vuole usare solo per fare sesso. Questo suo atteggiamento la espone a gravi delusioni affettive. Quando arriva da me è innamorata  di un uomo che è un dongiovanni, inganna oltre a lei altre donne, promette e non mantiene gli impegni. Lei sa come è questo uomo, ma sogna di cambiarlo, di farlo maturare, di insegnargli ad amare veramente.

Il trauma dell'abuso infantile ha creato dei pensieri negativi, che danneggiano gravemente la sua vita affettiva:

- l'idea che l'abusofosse venuto per colpa sua, che  lei avrebbe dovuto impedirlo, non essendo disponibile alle prposte dell'uomo

- l' idea che già allora, da bambina lei fosse una "puttana", predisposta al sesso, attratta morbosamente dal sesso

- il pensiero che la sua vita affettiva fosse segnata da questa negatività, dall'idea di dare senza alcun ritorno



lettera

Lettera di una donna che ha subito violenza sessuale nell'infanzia
e che sta svolgendo un lavoro di psicoterapia presso il centro Synergia Centro Trauma

Alla Dott.ssa Cristina Roccia,  
alla sua persona ed al suo lavoro prezioso ed insostituibile.

 

Questo è un racconto, in cui tutto cambia, 

nulla preserva la sua ugualità,

tutto si modifica nel tutto, persino nell'orgoglio.

"Respirare perché si deve, 

correre per poi fermarsi a pensare che così forse

vita non è"

 

Ed eccomi lì, una mattina, ai bordi del letto con i piedi a dondolo, la mia casa distrutta, devastata, rovesciata.

I tetti scoperchiati, i muri bucati. Vedo i miei passi incerti, odiosamente barcollanti. Occhi che hanno voglia di piangere, gambe che hanno voglia di correre via, lontano. Scorgo nell'angolo della stanza una vecchia valigia di cuoio, faccio un balzo e senza esitare la riempio di vestiti, libri e musica: ho deciso di partire.

Cammino per giorni e mi accorgo che solo le cicale donano risate perse al noto silenzio del mio viaggio.

Solitudine, profonda solitudine. 

Rallento il mio cammino fino ad esaurire i miei passi. 

Mi fermo e come una scossa mi torna alla mente un vecchio racconto: 

 

"in una spedizione in Messico, alcuni archeologi, in ricerca di antiche vestigia di civiltà, avevano ingaggiato degli indigeni per portare le casse ed i loro attrezzi. Ad un certo momento i portatori si arrestarono e non ci fu più verso di farli camminare. Gli archeologi non riuscirono immediatamente a comprendere il motivo di tale sosta, finché uno dei portatori si fece portavoce dell'intero gruppo: "Ci siamo fermati per aspettare l'anima" afferma l'indigeno "Abbiamo camminato troppo in fretta e l'anima non è stata al nostro passo"

 

Stavo correndo troppo? Stavo correndo troppo in fretta?

"Sì" mi risposi.

Fu ancor più triste ammettere a me stessa che avevo abbandonato la piccola bambina in pigiama ai bordi di quel letto, dentro quella stanza piena di macerie, senza un tetto che la proteggesse dalle intemperie.

 

"Scappare via da me volevo

  ma mi ero persa, nel labirinto del nulla, 

senza conoscere la strada del ritorno"

 

Fu molto faticoso accettare questa realtà e ci vollero molti giorni di cammino, ma tornai indietro.

 

Il cuore di quella bambina straripava di dolore che aveva con infantile abilità nascosto nuovamente in ogni angolo buio della stanza, nella speranza di non vederlo. E fu in quel momento, quando la strinsi tra le mie braccia, la curai, la lavai e la presi per mano che capii il senso di tutto questo: affrontare la verità, ma ascoltando in ritmo di quella bambina.

Ho imparato con il tempo a camminare al suo fianco, senza strattonarla ma seguendo il suo passo. Ora, se avvicino l'orecchio al suo cuoricino sento il rantolo del dolore senza giustizia. Ma giustizia fu, quando diedi voce alta alla mia voce, dando respiro a infernali incubi e sofferenze.

 

"Così vedo me stessa ferma a guardare il mondo in movimento, ora vedo i colori, il bianco ed il  nero e vedo l'aereo che disegna nel cielo azzurro la linea bianca che piano piano svanisce nel nulla"

 

Questo è il racconto mai finito, dell'infinito amore che si può donare a se stessi e che auguro ad ogni persona che soffre di poter conoscere.

Queste sono le parole di una paziente della Dottoressa Roccia: essa vi porgerà una vera mano per riportare in vita l'energia che si è consumata per lottare soli contro qualcosa di orribile.

 

"Il fiume riprenderà il suo corso naturale ed allora non dovrete più essere l'argine di voi stessi"

 

Grazie di cuore alla Dott.ssa Cristina Roccia, alla delicatezza di alcuni versi di Silvana Raffone, a me stessa per avercela fatta.

Grazie a Chiara, Paola e Rossella costantemente nel mio cuore

Christine



Conseguenze delle violenze contro le donne


Lo stupro e gli abusi sessuali in genere, a qualunque età vengano vissuti, può determinare una situazione post-traumatica nella quale il soggetto oscilla tra due posizioni: - intrusione del trauma della violenza sessuale nei pensieri del soggetto, per cui l'evento è continuamente rivissuto (cf. anche "come può sentirsi una donna vittima di violenza")

Il DSM IV, manuale psichiatrico descrittivo delle varie patologie, individua lo stupro e le violenze sessuali alla pari dell'essere esposti alla guerra e alle catastrofi naturali, alla base del disturbo post-traumatico da stress, poiché la violenza sessuale solitamente viene vissuta come evento che minaccia la vita o l'integrità fisica.

Secondo il DSM IV i sintomi caratteristici derivati dall'esposizione a un trauma includono: - il tentativo di evitare in modo persistente gli stimoli associati al trauma. La persona si sforza volontariamente di evitare pensieri, sentimenti o conversazioni che riguardano lo stupro e le violenze sessuali, e così pure persone, situazioni, attività che possono esservi associate. Questo può portare ad amnesie, ad incapacità di ricordare fatti importanti legati al momento in cui si è subita la violenza sessuale. - sintomi persistenti di ansia, di aumento dell'eccitazione non presenti prima del trauma. Questi possono portare ad insonnia, difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, incubi. Possono essere presenti: ipervigilanza, esagerate risposte di allarme, irritabilità o scoppi di ira o difficoltà a concentrarsi sui compiti. - riduzione della reattività e dell'interesse verso il mondo esterno: " paralisi psichica" o "anestesia emozionale" che può portare ad una marcata riduzione dell'interesse o della partecipazione ad attività precedentemente piacevoli, o della riduzione della capacità di provare emozioni o interesse o amore nei confronti delle persone.

La persona può provare incapacità a fare progetti, un senso di diminuizione delle prospettive future (non aspettarsi di sposarsi, avere figli, una carriera, una normale durata di vita). La violenza sessuale, come qualunque altro avvenimento traumatico, sopraffà il normale sistema che il soggetto utilizza per fronteggiare gli eventi spiacevoli e per integrarli, attribuendo loro un significato. Per capire le reazioni che avvengono a seguito di uno stupro è necessario partire dal sintomo dell'aumentata eccitazione: questa è l'espressione patologica di una risposta fisiologica al pericolo. Infatti ognuno di noi, posto di fronte al pericolo, prova reazioni fisiologiche naturali di eccitazione, concentrazione e reazioni psichiche quali la paura e la rabbia, che servono ad attivare una risposta adeguata: la resistenza efficace o la fuga. 

Quando la resistenza e la fuga non sono possibili, si instaura il trauma, che porta ad un sovraccarico di risposta emotiva e ad una disorganizzazione del normale stato di coscienza. Ogni soggetto reagisce in modi differenti, a seconda della particolarità dell'evento e della sua struttura di personalità. Il sistema difensivo durante uno stupro o una violenza sessuale è posto nell'impossibilità di funzionare e mette in atto un persistente evitamento, inteso come un continuo sforzo per evitare pensieri o attività associate al trauma, con la conseguenza di incapacità di ricordare, ritiro emotivo, diminuito interesse verso attività, incapacità progettuale, estraneità affettiva.


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