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FAQ - Domande e Risposte
problemi scolastici e di apprendimento



       
VALUTAZIONE E TRATTAMENTOscuola1 DISTURBI DI APPRENDIMENTO  E DSA


dislessia - discalculia -  disgrafia - disortografia


Psicologo, logopedista, neuropsichiatra infantile



COSA SONO I DSA

I disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) comprendono :

DISLESSIA: Deficit di lettura che interferisce in modo significativo con i risultati scolastici e le attività della vita quotidiana

DISORTOGRAFIA: difficoltà di utilizzo delle regole ortografiche nella scrittura

DISGRAFIA: difficoltà nel tratto grafico per la scrittura di parole e numeri

DISCALCULIA:  deficit che coinvolge le procedure del calcolo e la conoscenza numerica



                                                                                                                 SERVIZI OFFERTI:

Perchè mio figlio va male a scuola ?

Valutazione cognitiva: la diagnosi può essere effettuata privatamente attraverso la somministrazione dei test previsti dalle linee guida nazionali.

A richiesta verrà  rilasciata la relazione diagnostica logopedica e psicologica necessaria per l'eventuale certificazione. In tal caso quest'ultima dovrà essere consegnata  presso  l' ASL di competenza. Tramite una valutazione privata e' possibile accogliere la vostra richiesta in modo immediato, evitando le liste di attesa delle ASL.




Cosa posso fare perchè mio figlio vada bene a scuola ?

Dopo aver capito di quale problema si tratta, e perchè dunque il bambino va male a scuola, occorre strutturare un progetto per aiutare il bambino o il ragazzo con difficoltà scolastiche.

Da noi hai la possibilità di intraprendere un potenziamento cognitivo delle abilità risultate fragili in fase valutativa, al fine di migliorare la prestazione scolastica dello studente.

Si offre servizio di sostegno psicologico nel caso in cui le difficoltà scolastiche causino un disagio emotivo (scarsa autostima, livelli elevati di ansia, frustrazione, ricadute negative sull'umore e isolamento sociale).

                                                          Noi ti aiutiamo a risolverli


Possiamo aiutare te e tuo figlio e a ritrovare la serenità che avete perso da quando a scuola ci sono dei problemi.

Andare male a scuola crea problemi di autostima nel bambino o nel ragazzo, crea tensioni in famiglia, favoresce l'abbandono scolastico prima del tempo dell'alunno che non si " sente all'altezza "

delle richieste che scuola e famiglia gli fanno e
decide di mollare tutto. 

I problemi a scuola si possono risolvere.





E se fosse che tuo figlio va male a scuola perchè ha dei problemi in famiglia o in generale nella sua vita ?


E' un problema che riguarda molti bambini e ragazzi che non riescono a impegnarsi a sufficienza, hanno risultati negativi, si disinteressano degli impegni scolastici, sfidano i docenti. A volte tendiamo a dare una lettura sbrigativa di questa difficoltà, etichettiamo il bambino come pigro o apatico, dimenticandoci che se un bambino o un ragazzo ha tutte le capacità per apprendere, una intelligenza normale, e non riesce bene a scuola, vi sono sempre dei motivi.

In questo caso non ti serve una logopedista, o un insegnate che gli faccia ripetizione, ma dei consigli su come risolvere i problemi che ci sono dietro i problemi scolastici.
L'insuccesso scolastico è sempre un segnale d'allarme che veicola una implicita richiesta d'aiuto: se i genitori decodificano il segnale, hanno una formidabile occasione per dare una mano a loro stessi ed ai loro gli, garantendo a tutti un modo migliore di stare insieme.



    335. 67.65.376  o   331. 50.49.340telefono


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dr. Cristina Roccia, specialista in età evolutiva, psicologa, psicoterapeuta  (riceve in Moncalieri)  chiamare  335. 67.65.376 per appuntamento

dr. Giovanna Olivero, specialista in età evolutiva, psicologa, psicoterapeuta (riceve in Moncalieri e Bra )  chiamare    331. 50.49.340 per appuntamento









                                                                      Vuoi approfondire l'argomento ? Continua a leggere .....



Lo sapevi che i bambini possono studiare a casa e non andare a scuola ?

Homeschooling - educazione parentale - istruzione parentale



homeschoolingSono tre modi per dire la stessa cosa: i bambini in Italia devono, per leggere, studiare, istruirsi, apprendere, ma non devono necessariamente frequentarre una scuola. La legge italiana dice che è possibile provvedere all'istruzione dei propri figli anche in altro modo. Si può presentare una dichiarazione alla scuola pubblica della propria zona per informare il preside o il direttore didattico che si intende provvedere in altro modo all'istruzione dei propri figli. Naturalmente questa scelta implica per la famiglia conseguenze importanti: bisogna avere molto tempo da dedicare ai figli, essere istruiti o potersi permettere degli insegnanti privati, avere un buon rapporto con i propri bambini per evitare continui conflitti legati ai compiti o alle cose da fare. 

L'istruzione parentale non è per tutti, tuttavia è molto importante che le persone sappiano che esiste anche questa possibilità, al fine di poter scegliere il percorso più adatto alle esigenze della propria famiglia. Ci sono persone in Italia che fanno la scelta dell'homeschooling per una questione ideologica, e già fin dall'asilo scelgono per i propri figli percorsi alternativi. Ci sono infatti molte ragioni per fare questa scelta, tenendo conto che ormai psicologi e pedagogisti di tutto il mondo sanno che i metodi di apprendimento tradizionali non sono di certo i migliori per aiutare i bambini ad apprendere.  Inoltre la scuola italiana ha davvero molte lacune, e sappiamo che in molte realtà la carenza di insegnanti, le aule fatiscenti o il sovraffollamento rendono le scuole un luogo poco piacevole e a volte anche poco utili. 

Molti sostengono che istruire i figli a casa impedisce loro di socializzare con i coetanei, di avere scambi ricchi e psicologicamente importanti con altri bambini. 
Anche questo è un fattore da tenere presente quando si fa la scelta dell'home schooling, e ragionare su come creare al minore occasioni di socializzazioni alternative alla scuola.



Ci possono essere delle situazioni specifiche in cui i genitori potrebbero aver bisogno di ritirare i propri figli da scuola perchè durante il loro percorso scolastico sono accadute cose che rendono la scuola per il bambino un luogo di dolore e sofferenza invece che di gioia e di crescita. 
Mi riferisco ai bambini ed ai ragazzi con difficoltà di apprendimento, o vittime di bullismo, o malati, o con storie famigliari particolari. I bambini che sono "diversi" per qualche motivo molto spesso non vengono accolti in modo positivo a scuola, perchè la loro diversità complica la vita agli insegnanti, all'istituzione in genere che deve predisporre servizi diversi per persone diverse.

Purtroppo in questi ultimi anni la diversità non può essere accolta a scuola anche solo per una questione di numeri: 
le classi hanno in media più di trenta allievi, e diventa oggettivamente impossibile occuparsi del singolo. L'insegnante che si trova a dover gestire così tanti bambini deve necessariamente rivolgersi solo ai bambini che rientrano in un targhet di "normalità". I bambini troppo intelligenti o, al contrario, con problemi di apprendimento, avrebbero bisogno di percorsi diversi, che non possono essere loro proposti che ragioni ovvie e imprescindibili. Non c'è tempo !

I bambini con difficoltà di comportamento (anche solo un po' troppo agitati e incapaci di stare seduti per ore al loro posto) non possono trovare accoglienza in classe non necessariamente perchè gli insegnanti non sono disponibili o capaci, ma anche solo perchè non c'è tempo di guardare i bisogni dei singoli bambini.


Se immaginiamo in classe bambini che nella loro storia hanno subito traumi o con storie di vita difficili (adozioni, abusi, separazioni particolarmente compliate), 
possiamo facilmente immaginare quanto sia complesso per gli insegnanti gestirli in un gruppo di altri trenta bambini. Ecco che i "diversi" (magari diversi anche solo perchè pieni di voglia di vivere e di muoversi, o troppo veloci o troppo lenti ad apprendere) vengono penalizzati, inviati dallo psicologo o dal logopedista, sgridati.  
Qualche volta la scuola può diventare per i bambini un luogo di sofferenza e non di accoglienza.
Quando questo accade è bene che i genitori possano essere a conoscenza del fatto che è loro diritto non far frequentare le lezioni ai propri figli, ma istruirli a casa.
Una scelta che naturalmente non va intesa come una fuga dalle difficoltà, ma come un percorso alternativo a lungo pensato che si è scelto perchè ritenuto più adatto al proprio figlio.

Per ogni approfondimento o chiarimento su questo tema è possibile consultare il sito EDUCAZIONEPARENTALE.ORG

Cristina Roccia
psicologa, psicoterapeuta, Synergia Centro Trauma Moncalieri





Lo sapevate che il corpo è fondamentale per imparare ? Per imparare qualsiasi cosa !

Non si impara nulla solo con il cervello, perchè il nostro cervello non lavora in modo indipendente ma è influenzato in modo determinante dal nostro corpo.

Quante volte le maestre dicono ai genitori che il bambino o il ragazzo ha " problemi di apprendimento " ? Si consiglia di mandarlo dalla logopedista o dallo psicologo, o ancora di fargli fare delle lezioni di recupero o di fargli frequentare un dopo-scuola. In questo ultimo decennio vanno molto di moda diagnosi come DSA o dislessia, ma tante volte di tratta solo di paroloni che servono semplicemente a dire che il bambino non riesce libroad imparare secondo i criteri stabiliti a priopri dalla maestra, o dall'istituzione scuola.

Dalla neurobiologia ci possono arrivare molti consigli, sia a noi adulti che ai nostri figli in difficoltà con la scuola, per vivere meglio, per essere più
felici ogni giorno e, soprattutto, per imparare meglio e più velocemente qualunque cosa.

" Siete pronti a capovolgere le vostre convinzioni e abbandonare l'idea che l'intelligenza dipenda solamente da un cervello ben allenato ? ".
E' quello che ci chiede Christian Ankowitsch nel suo bellissimo libro dal titolo " Perchè Einstein non portava i calzini. Come dettagli (apparentemente)
insignificanti influenzano il nostro pensieri " (ed. Vallardi, Milano, 2016). Si tratta di una raccolta di ricerche molto importanti fatte in tutto il mondo da ricercatori di grande prestigio a livello scientifico che dimostrano alcune cose che ... purtoppo ... la maggior parte di noi non conosce:

1) Le sensazioni corporee, i movimenti, le posture, le condizioni ambientali, la luce nella stanza, i rumori e tutto ciò che ci circonda interagiscono con
l'attività cognitiva.

2) Il corpo è parte fondamentale del processo di apprendimento, e nulla si apprende nell'immobilità. Muovere le mani, cammincare, saltare , stare in posizione eretta, correre, andare in bicicletta o praticare sport mentre si studio (non ho sbagliato l'avverbio, volevo proprio dire "mentre"), ci aiutano ad apprendere.

3) Restare immobili in una stanza, studiare davanti a una parete spoglia, in una stanza illuminata in modo sbagliato, o stare in una posizione scomoda, o seduti nell'ultimo banco in classe, rallentano ed ostacolano l'apprendimento.

4) Per diventare più intelligenti non bisogna solo allenare il cervello, ma usare anche il corpo. Lo sapevate che Eistein ha avuto le sue più geniali idee mentre guidava una barca a vela e non seduto alla scrivania nel suo laboratorio ?

Concretamente significa, per esempio, che troviamo soluzioni migliori se gesticoliamo o che abbiamo idee vincenti quando ci troviamo in una stanza

con il soffitto alto, o ancora che riusciamo ad imparare meglio un testo o una sequenza di numeri se camminiamo o saltiamo o guardiamo fuori dalla finestra.


Questo bellissimo libro, facile da leggere, anche divertente perchè scritto in modo ironico e spiritoso, ci dimostra che i cosidetti "geni", come ad esempio Einstein, non avevano cervelli diversi da quelli delle persone comuni, non erano più intelligenti per qualche strana motivazione genetica, ma semplicemente sapevano usare meglio ed in modo più creativo l'intelligenza. Il nostro cervello non è un muscolo che possiamo allenare in palestra, ma è un organo altamente complesso, un maestro di connessioni, il cui lavoro è enormemente influenzato dal nostro corpo.

Chi ha organizzato le nostre scuole, gli spazi all'interno delle aule, le luci, la posizione delle finestre, chi ha progettato i banchi e le sedie, ha mai saputo dell'esistenza di una correlazione fra ambiente - apprendimento - corpo - intelligenza ? Ci si è mai chiesti se in un'aula buia e triste gli allievi imparino meno ? E si è mai cercato di progettare un'aula in cui nessun allievo sia in ultima fila visto che è strato scientificamente dimostrato che chi si siede in quei posti apprende di meno con assoluta certezza ? Ed ancora, ci si è mai chiesti come sia possibile aver progettato ed organizzato una scuola un cui i bambini ed i ragazzi sono obbligati a restare fermi per ore (chi non ci riesce viene di solito definito "iperattivo" o quanto meno "con problemi"), quando ricerche scientifiche in tutto il mondo hanno dimostrato che nell'immobilità non si può apprendere, e che ogni essere vivente deve potersi muovere ed usare il corpo per imparare ?

Quando il governo italiano che deciso di accorpare le classi e rendere il numero degli allievi superiore alle trenta unità per ogni classe, ci si è chiesti
come questo avrebbe potuto influenzare l'apprendimento ? Ovviamente nessuna maestra potrà mai permettersi di far muovere dal banchi i propri allievi se la classe è sovraffollata, ed infatti sempre più spesso nelle grandi città i bambini devono trascorrere seduti anche l'intervallo.

Ci troviamo quindi di fronte ad una situazione paradolassale: l'Italia investe una quantità immensa di risorse
per organizzare dei servizi per istruire i bambini ed i ragazzi, ma a priori sappiamo già che le metodologie utulizzate non consentiranno ai nostri ragazzi di imparare come dovrebbero, perchè costretti all'immobilità in scuole costruite in modo sbagliato da un punto di vista architettonico.

Sarebbe importante che tutti i genitori, ed in particolare i genitori dei bambini con difficoltà di apprendimento, si documentassero sull'importanza dell'ambiente e del corpo. E' importante che i genitori aiutino i propri figli, almeno mentre sono a casa e devono studiare o svolgere i compiti, a farlo nel modo corretto.

Incominciamo a pensare che un bambino che impara le tabelline saltando la corda o tirando il pallone le impararà meglio e più in fretta, e probabilmente
impararà a non odiarle !

Cristina Roccia
psicologa, psicoterapeuta, Synergia Centro Trauma, Moncalieri Torino






Difficoltà di apprendimento e rapporto con se stessi.

Bambini che non studiano perchè hanno una scarsa autostima

L'apprendimento mette lo scolaro di fronte inevitabilmente ad una situazione di novità, al confronto con qualcosa che non conosce, che può produrre emozioni di incertezza, disorientamento, paura di deludere i genitori o gli insegnanti, essere giudicato e confrontato agli altri. Il bambino che va a scuola ha una immagine di sé stesso e delle proprie potenzialità che si è costruita nel tempo, nelle esperienze e nelle relazioni del passato: vi sono bambini che hanno fiducia in sé e nelle proprie capacità di affrontare un problema e di risolverlo, altri che di fronte a un impegno si sentono invece sopraffatti da sentimenti di frustrazione e di incapacità.

Il bambino è modellato da una miriade di esperienze che condizionano il suo rapporto con l'apprendimento e con la scuola. Se le persone che si sono occupate di lui fin da piccolo hanno saputo renderlo coraggioso e speranzoso rispetto alle sue capacità, interessato a esplorare l'ambiente e capace di tollerare l'ansia di fronte alle novità, questo bagaglio connoterà il suo atteggiamento di scolaro e di studente. Se al contrario il bambino ha percepito fin da piccolo di essere oggetto di svalutazione o di confronti negativi con altri, può identificarsi in un soggetto scarsamente capace e degno di stima e di fiducia da parte di chi lo circonda. Spesso i minori si sentono oggetto di pressioni per essere all'altezza delle aspettative degli adulti: il timore di deludere tali aspettative può interferire con la capacità di apprendere.



Difficoltà di apprendimento e rapporto con l'insegnante.


Bambini che non studiano perchè a scuola stanno male

Anche la scuola rappresenta un ambiente dove il bambino o il ragazzo può individuarsi come persona capace e stimabile o al contrario suscitare esperienze negative, di svalutazione o di inadeguatezza. L'apprendimento mette sempre insieme il rapporto con la conoscenza e la relazione con un'altra persona. Il rapporto con l'insegnante influenza la capacità di imparare e la possibilità di aprirsi a nuove esperienze.
E' noto che le aspettative positive condizionano in un certo modo la relazione: nel famoso esperimento di Rosenthal degli anni 60 , quello che è stato chiamato " l'effetto Pigmalione" potenziò le capacità intellettive di quegli allievi (scelti a caso) che erano stati presentati agli insegnanti come i più intelligenti della loro classe. L'esperimento dimostrò che ciò il docente pensa e sente nei confronti di un alunno, viene da questo riconosciuto e produce un adeguamento alle sue aspettative. Ma cosa accade se l'insegnante attiva, suo malgrado, un " effetto Pigmalione" alla rovescia, comunicando implicitamente all'allievo valutazioni negative, di sfiducia ? Il ragazzo tenderà ad adeguarsi, rinforzando con il proprio comportamento distratto o aggressivo il giudizio negativo dell'adulto.





Difficoltà di apprendimento e sofferenza psichica.

Bambini che non studiano perchè sono troppo sofferenti per potersi concentrare


Molti bambini e ragazzi non riescono (anzi, non possono!) studiare perché la loro mente è troppo occupata a tenere a bada la sofferenza che deriva da una vita difficile o troppo piena di esperienze dolorose. Un ragazzo che soffre a causa di forti conflitti famigliari, maltrattamenti, abusi sessuali, separazioni, malattie, lutti, abbandono, non può apprendere perché non ha la serenità per farlo. La mente è occupata altrove. E' del tutto inutile proporgli (imporgli) lezioni di recupero, maestre di sostegno, o punirlo e sgridarlo. Se la mente usa tutte le energie per tenere a bada il dolore, la rabbia, la sofferenza, non rimangono più energie per studiare. Proprio queste cause, all'origine delle difficoltà di apprendimento, sono da curare e da tenere presenti per aiutarlo a migliorare la sua performance scolastica.




Difficoltà di apprendimento e bambini da cui gli adulti pretendono troppo

Sono moltissimi i bambini che vengono iscritti all'età di cinque anni in prima elementare pur non essendo assolutamente pronti. I genitori spingono per dimostrare che il loro figlio è super dotato e gli insegnanti spesso tendono ad accontentarli. Oggi, con la riforma Moratti, c'è persino il rischio che molti pensino che iscrivere il figlio di cinque anni in prima elementare sia diventato un obbligo, non una scelta.

Le iscrizioni alla scuola elementare fatte troppo presto, e non adeguate al bambino, posso provocare molte difficoltà di apprendimento. Pur essendo bambini sani, può succedere che inizino a vivere la scuola con disagio e a non reggere il confronto con i compagni (più grandi!); e senza contare il fatto di essere stati privati di un anno di gioco all'asilo che non è, come molti pensano, una perdita di tempo, ma un'occasione per crescere e sviluppare competenze sociali e cognitive.

Ci sono casi di difficoltà di apprendimento di bambini stranieri, magari bambini adottati, che vengono inseriti in classi in base all'età anagrafica e non alle loro effettive possibilità di seguire il percorso scolastico di quella classe. E ci sono infine quei bambini, ahimè moltissimi, ai quali viene richiesto di imparare più di quanto sia umanamente possibile. Una o due lingue straniere, e fina dai primi mesi di scuola elementare si deve saper leggere e scrivere il più correttamente possibile. Se il bambino ha dei ritmi un po' più lenti del normale, o semplicemente avrebbe bisogno di imparare con calma una cosa alla volta, allora viene etichettato come un soggetto con problemi di apprendimento. Già, e magari deve anche fare il corso nuoto per rinforzare la schiena e quello di pittura per sviluppare la creatività. Alle h. 21 deve andare a letto...

Ma quando potrà essere libero di fare il bambino e di giocare, sgombrando la mente dallo stress e dalla richiesta di prestazioni? Forse in questo caso sono i genitori ad aver bisogno dell'aiuto di uno psicologo, e il bambino magari necessiterebbe solo di una bella vacanza!



nonstudio
Per quel che riguarda gli adolescenti ..


Perché mio figlio adolescente non studia?

Per rispondere a questa domanda occorre calarsi nelle realtà unica ed irripetibile di quel figlio e di quella famiglia: questo è l'unico modo per comprendere gli eventi ed operare un cambiamento.


Forse il ragazzo ha scelto la scuola sbagliata e non lo sa

Spesso i ragazzi non studiano perché si trovano nella scuola sbagliata, alle prese con lo studio di materie che non appartengono al loro modo di funzionare.
Non voglio entrare nel merito del problema relativo allo stile di insegnamento, che troppo spesso si limita a riversare sullo studente una valanga di nozioni senza alcuna attenzione per la relazione educativa, mentre invece vorrei sottolineare il fatto che spesso i ragazzi sbagliano la scelta della scuola superiore, e per molti motivi fanno fatica ad accorgersene.

Accade di frequente che i genitori, il più delle volte inconsapevolmente, orientino i figli verso un particolare tipo di scuola mitizzata dalle credenze famigliari : in questi casi il ragazzo apparentemente è uno studente ma in realtà è un messia caricato di compiti tanto stritolanti quanto inespressi, come ad esempio compiere gli studi classici che sono stati preclusi ai genitori. Per ragazzi come questi l'insuccesso scolastico esprime  da una parte la protesta per essere usati come oggetti di riscatto e dall'altra il bisogno di essere riconosciuti come persone capaci di autonomia.

Può succedere che la scelta della scuola sia influenzata dai compagni: in questo caso non prevalgono le figure infantili di riferimento, i genitori, bensì quelle preadolescenziali, gli amici. Perciò il criterio di scelta è l'appartenenza al gruppo, vissuto come rifugio e talismano contro la solitudine ed il senso di inadeguatezza. Purtroppo in alcuni casi il gruppo di amici-compagni di classe può evolvere verso forme perverse tipiche del clan o della setta e l'insuccesso scolastico, quando si verifica, testimonia il bisogno non solo di poter frequentare una scuola più adeguata alle proprie inclinazioni personali, bensì di uscire da una situazione ingabbiante di sudditanza ed asservimento.



Forse il ragazzo ha vissuto eventi traumatici, magari non conosciuti dai genitori

A volte i ragazzi incominciano ad avere problemi di rendimento per eventi traumatici che avvengono a scuola, ad insaputa dei genitori: possono essere vittime di bullismo, od aver assistito ad atti di bullismo su terzi, oppure essere vittime di abusi da parte di un professore. I ragazzi vittime di abusi tendono a sentirsi loro stessi colpevoli e tendono a non parlare per la paura di non essere creduti, di essere colpevolizzati dagli adulti oppure, spesso, perché sono stati minacciati di ritorsione. In questi casi l'insuccesso scolastico è una richiesta d'aiuto e di attenzione, oltre che la comunicazione di una sofferenza inesprimibile con le parole.

In alcuni casi l'insuccesso scolastico è la conseguenza di eventi che si verificano all'interno della famiglia o nella vita di relazione, come ad esempio la morte di un genitore o di una persona cara, oppure la separazione dei genitori, oppure un incidente stradale con gravi lesioni fisiche.
Questi accadimenti possono diventare particolarmente traumatici quando si verificano in epoca adolescenziale,  poiché gli inevitabili sentimenti  di perdita e di abbandono (di una persona, dell'unità della coppia dei genitori, dell'integrità fisica)  vanno ad accrescere i vissuti di solitudine, tristezza, colpa ed inadeguatezza che i ragazzi sperimentano normalmente, in quanto adolescenti.


Forse il ragazzo è triste, depresso, e per questo non studia

Molti adulti sono in grado di ricordare tali sentimenti provati da giovani, quando la missione evolutiva era impellente, vitale: diventare autonomi, indipendenti, trovare la propria strada ed il proprio stile, diverso da quello dei genitori, ma con la paura di non farcela, o di ritrovarsi da soli, o di fare del male ai propri genitori.
Succede spesso che in alcuni ragazzi, per motivi molto seri,  questi vissuti assumano dimensioni depressive, con sentimenti di pesante perdita di senso delle cose e con la conseguente incapacità di amare: su questi scenari l'insuccesso scolastico diventa il segnale di un disagio corrosivo, invasivo, da decodificare con urgenza.

Del resto non ci deve stupire che un ragazzo depresso sia anche un ragazzo con dei problemi di apprendimento, poiché è dimostrato che livelli anche modesti di esperienza depressiva siano in grado di inibire l'attività cognitiva legata all'apprendimento.

In ogni caso, è di fondamentale importanza che i genitori che hanno a che fare con ragazzi che non studiano trovino in sé le risorse per chiedersi che cosa stia succedendo nel percorso evolutivo dei figli, rinunciando ad  atteggiamenti colpevolizzanti nei confronti sia dei ragazzi  sia di loro stessi, tollerando la necessità di chiedere aiuto ad un esperto che li accompagni nel lavoro di ascolto e di comprensione di ciò che sta accadendo.




Un esempio: Antonio, apatia e sregolatezza 16 anni

I suoi genitori si rivolgono allo psicologo perché sono preoccupati degli insuccessi scolastici del figlio che a 16 anni, reduce da due bocciature nella scuola media, non è si impegna a scuola, risponde male ai professori, è interessato solo alla musica rock violenta e al motorino. Il padre mi dice con irritazione che "Antonio nega la sue malefatte, fa il furbo e frequenta ragazzi devianti", la madre è seccata dal fatto che il figlio non si fa guidare da lei, è diventato ribelle e maleducato.

Quando lo incontro, Antonio mi appare come un ragazzo profondamente sfiduciato di sé, che pensa di non valere nulla e ha paura di crescere e di dover scegliere. Emerge una grande rabbia verso la madre, che è rigida e svalutante con lui mentre stima e appoggia incondizionatamente il fratello più piccolo; Antonio ricorda la sua profonda gelosia nel vedere la mamma che era rimasta a casa dal lavoro per occuparsi dl secondogenito, nel percepirla come più tenera e protettiva che con lui. Anche attualmente la mamma è molto critica con lui, si dimentica le cose che lo riguardano, è meno attenta e interessata. Per evitare i continui litigi tra fratelli, i genitori hanno deciso di lasciare Antonio dai nonni per lunghi periodi di tempo; i nonni sono assai svalutanti con il ragazzo e non perdono l'occasione di umiliarlo. Il ragazzo si è identificato con un soggetto perdente, che prova incertezza e timore per il futuro, e pensa che la vita non vale la pena di essere vissuta, ed è meglio disimpegnarsi del tutto per rifugiarsi nel fumo, nella musica assordante e nello sballo.

Da questa storia appare evidente come la difficoltà scolastica non sia che un corollario di una situazione che riguarda l'identità del ragazzo e la storia di come si è costruita.



Un altro esempio: Monica, 16 anni...

Ho conosciuto una ragazzina di 16 anni, Monica, che aveva in classe un comportamento di provocazione: parlava ad alta voce, disturbando la lezione, rispondeva male ai professori che la sgridavano; il suo rendimento scolastico era assai al di sotto delle sue capacità. I genitori non riuscivano a capire come mai Monica fosse così provocatoria in classe. Ho provato insieme a lei a comprendere i motivi di questo comportamento: lei non lo sapeva, diceva solo che provava molta rabbia e il desiderio di far "la bulla". Approfondendo la sua storia, è emerso che fin dalla prima elementare Monica non si era sentita all'altezza delle aspettative della madre, che la paragonava spesso al fratello maggiore, considerato più bravo e intelligente di lei. La madre la aiutava nei compiti a casa, mostrandosi però affaticata e profondamente scontenta della sua bambina. Questo comportamento della madre era perdurato per tutti gli anni della scuola dell'obbligo. Monica si ricordò che da allora aveva preferito "spegnersi" e quindi diventare apatica, passiva, convincendosi che lo studio non era per lei; provare ad impegnarsi avrebbe significato vivere una speranza inutile (che la madre la stimasse) e quindi una delusione troppo cocente.





Decalogo per genitori delle cose da fare

e non fare quando un figlio inizia la scuola elementare







1  Validare l'autonomia  del bambino , non soltanto in relazione alla
scuola, come cosa buona, preziosa e qualificante

2  Testimoniare al bambino che essere autonomi non vuole dire essere
soli, fornendogli in ogni momento appoggio e condivisione per ogni problema
intra/extra scolastico

3   Garantire al bambino l'ascolto di tutte le emozioni, anche quelle
difficili da dire, come ad esempio la paura per affrontare la scuola che non si
conosce, oppure il dispiacere per la perdita delle sua  identità di bambino
piccolo

4   Fornire un sistema di regole chiaro, coerente e rispettoso dei bisogni
del bambino

5   Presentare l' impegno e la fatica  come elementi imprescindibili del
disimpegno e del divertimento

6   Utilizzare le trasgessioni dalle regole come spunti di riflessione,
qualificando il bambino come interlocutore competente e stimato

7   Evitare di fare confronti con altri bambini, specialmente con fratelli
e sorelle, promuovendo l'individualità del bambino

8   Costruire una relazione di stima e collaborazione con le insegnanti
del bambino

9    Favorire le relazioni con i compagni

10  Costruire una rete con gli altri genitori e porsi come interlocutori
partecipi alle attività della scuola







Il ruolo dell'insegnante


Anche gli insegnanti a scuola possono favorire un atteggiamento di speranza e di fiducia di fronte all'apprendimento o al contrario generare nei bambini sentimenti di sfiducia e di incapacità.

Gli insegnanti spesso sono lasciati soli di fronte al difficile compito di riconoscere gli aspetti di disagio che sono spesso all'origine di tale incapacità. Facciamo un esempio: un bambino che vive in un contesto diviolenza assistita(ad es. litigi con violenza verbale dei genitori) impegna gran parte delle energie psichiche per gestire il forte disagio quotidiano che vive ; la preoccupazione che alberga dentro di lui gli impedisce di essere attento, la sua mente non è libera di funzionare.

Meccanismi difensivi quali la dissociazione emotiva e la rimozione (processi che impediscono di sentire e pensare liberamente e che richiedono molta energia psichica) sottraggono l'energia ad altri interessi ed attività.

D'altra parte l' insegnante difficilmente si sentirà motivato ad impegnarsi con un alunno che è sempre poco interessato e scarsamente reattivo agli stimoli che gli vengono forniti, un bambino "che non dà alcuna soddisfazione". A meno che non gli venga il desiderio di saperne di più , di comprendere come mai Pierino sia così distratto in classe, o Maria non studi più come prima, o Giovanni nonostante sia intelligente non s'impegni.


Che cosa possono fare i genitori ?

Se nostro figlio è in età scolare e il suo comportamento è segnato da
Irrequietezza
Impulsività
Atteggiamento provocatorio
Difficoltà di concentrazione
Scarsa autostima
Peggioramento del rendimento scolastico

dobbiamo chiederci che cosa sta succedendo, ascoltarlo, cercare di capire i motivi di questi atteggiamenti. E' fondamentale avere più colloqui con gli insegnanti per capire se possa esserci qualcosa inerente la vita scolastica che provochi turbamento al bambino. Cerchiamo di capire che cosa il bambino cerca di comunicarci con questi comportamenti (Ci sono stati dei cambiamenti che possono averlo turbato? E' nato un fratellino? Ci sono delle difficoltà in famiglia? Ci sono litigi gravi tra i genitori ? Esistono motivi di stress?).

Teniamo a mente che finchè i bambini non hanno acquisito una completa padronanza del linguaggio manifestano i loro stati d'animo e il loro disagio soprattutto attraverso il comportamento.

Se tali segnali persistono, non esitiamo a consultare uno psicologo, che ci aiuti a capire i motivi di questi comportamenti e sentimenti...




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