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Esperienze traumatiche

Come aiutiamo una persona traumatizzata


Roccia CristinaCome aiutiamo una persona traumatizzata

L'Associazione Synergia ha creato un servizio di aiuto alle persone che, a seguito di  una esperienza traumatica, hanno bisogno di un aiuto. Adulti, adolescenti e bambini e genitori possono ricevere ascolto e sostegno psicologico, consigli legali, un sostegno farmacologico.

1) accoglienza (ascolto)

2) diagnosi (alcuni colloqui con lo psicologo per individuare il problema e capire quale sia il tipo di percorso terapeutico migliore)

3) eventuale diagnosi dello psichiatra ed eventuale prescrizione di farmaci per alleviare i sintomi che creano maggior sofferenza

4)  psicoterapia  

5) per i genitori di bambini  o adolescenti che hanno vissuto un trauma è possibile ricevere delle consulenze su come comportarsi con i propri figli e per capire insieme quale sia il percorso di aiuto migliore da seguire

Il servizio, gestito da psicoterapeuti e psichiatri specializzati nel settore, offre, dopo la diagnosi  psicologica o psichiatrica, sia una terapia farmacologica per alleviare il dolore psichico, che un trattamento psicoterapeutico che può aiutare il paziente a superare in breve tempo il disagio psichico.

La terapia psicologica utilizza un approccio psicodinamico e cognitivonel colloquio clinico, integrandolo a volte con la  terapia EMDR.
Queste forme di intervento possono essere usate congiuntamente o disgiuntamente sul paziente a seconda delle specifiche necessità, e vengono valutate in équipe caso per caso.

E' importante che la persona che ha vissuto una esperienza traumatica  non si senta giudicata perchè ha paura o perchè non esce più di casa, ma  rispettata: chi vuole aiutarla non deve minimizzare le paure ma accettarle, chiederle di parlarne, interpretarle come il sintomo di una situazione vissuta nella quale è stata impaurita.  Se la persona ha una forte ansia, incubi, vive momenti di agitazione nei quali rivive l'esperienza traumatica, è bene ricorrere allo psichiatra: vi sono farmaci specifici per curare questo disturbo.



La cura del trauma

Synergia Centro Trauma è un centro specializzato nella cura del trauma. Per iniziare un trattamento con una persona  che è stata esposta a un evento traumatico è necessaria una attenta valutazione diagnostica.


Facciamo una diagnosi sui sintomi

La prima diagnosi che si fa è sui sintomi, usando la modalità nosografia del DSM IV: si tratta di individuare e di descrivere quadri coerenti di sintomi. Il Disturbo post traumatico da stress individua tre grandi categorie di sintomi:

-  allarme anormale (per es. la persona si spaventa per niente, non dorme, incubi di notte, ansia e attacchi di panico, aggressività e nervosismo)

-  sintomi intrusivi ossessivi (per es. flasch back, sensazione di vedere cose o persone che non ci sono, vedersi dal di fuori come se si stesse osservando un'altra persone, pensieri ossessivi)

-  sintomi di evitamento (per es. paura di fare cose che prima si facevano senza problemi, uso di droghe o alcoll per non pensare, fobie)

Ci sono soggetti traumatizzati che non sviluppano il Disturbo post traumatico da stress ma altri disturbi.

Successivamente una diagnosi sul funzionamento mentale

Dopo che si è fatto ordine sul piano sindromico si compie una diagnosi sul funzionamento. Dato che il trauma disorganizza la mente, bisogna capire quali funzioni il trauma ha danneggiato.


Adesso sappiamo che gli eventi traumatici  producono cambiamenti profondi e duraturi  nello stato di allarme psicologico, nelle emozioni, nello stato cognitivo, nella memoria ed anche nel cervello.

A seguito di un avvenimento traumatico vi sono elevate probabilità che il soggetto sviluppi un Disturbo post traumatico da stress; il manifestarsi di tale sindrome dipende principalmente dalla natura del trauma, ma anche dalla strutturazione di personalità del soggetto prima del trauma e dalla reazione (sostegno o rifiuto alla vittima) da parte della famiglia o della società, come ampiamente analizzano e documentano Feliciy de Zulueta e Van Der Kolk.

La conoscenza del funzionamento prima del trauma è necessaria per capire i tempi e l'impostazione del trattamento. Bisogna quindi capire quali aspetti del soggetto sono post-traumatici e quali pre-traumatici. A volte la diagnosi può essere complessa, richiedere molto tempo.

Se il soggetto è molto vulnerabile, non posso occuparmi subito del trauma: devo prima riparare la struttura. E' come se mi trovassi di fronte una stoffa tutta sbrindellata  e mi dedicassi immediatamente a riparare un foro. Rischio di danneggiare irreparabilmente la stoffa, anziché di recuperarla; prima devo riprendere la trama, rafforzarla, solamente quando ho ritrovato  tutti i fili e li ho rimessi in sesto, posso dedicarmi a riparare il foro.

Bisogna  tener presente i tempi: se l'evento traumatico è recente, l'abuso è appena cessato, può essere controproducente chiedere alla vittima di parlarne; se lo stress è acuto e le difese di esitamento forti, costringere a ricordare può produrre altra sofferenza e un peggioramento.

Se il soggetto ha un disturbo acuto da stress non si inizia la psicoterapia.

Il disturbo acuto da stress che può instaurarsi entro 1 mese dall'evento, ha le caratteristiche della ipertraumaticità (cioè sentimenti forti di  paura, impotenza, orrore), e la prevalenza di disturbi dissociativi (sensazioni di distacco, di depersonalizzazione, amnesia dissociativa, perdita di contatto con la realtà). L'evento traumatico viene rivissuto persistentemente, il soggetto ha forte ansia o aumento marcato dell'arousal, tende nettamente all'evitamento degli stimoli che possono evocare ricordi del trauma. La dissociazione è un mezzo arcaico di difesa da un pericolo sentito come insopportabile. I sintomi descritti interferiscono con il normale funzionamento.
In questo caso si fa accoglienza, si insegna alla persona a rilassarsi, ad esempio pensando un luogo dove si sente al sicuro, in modo tale che possa andarci anche quando è da sola, usando la propria immaginazione.


Non tutti gli avvenimenti traumatici hanno la stessa intensità né lo stesso impatto sui diversi individui. La diagnosi deve quindi essere molto accurata, e la terapia impostata secondo le esigenze del singolo paziente.

Molto diverso è infatti l'intervento psicoterapico su soggetti portatori di Disturbo post traumatico da stress e su chi non ha questo disturbo, così  come diverso sarà l'intervento su pazienti con Disturbo post traumatico da stress cronico e trauma multipli (come per es. una ragazza violentata per anni dal padre e maltrattata dalla madre) dall'intervento su pazienti che hanno sviluppato un Disturbo post traumatico da stress seguito di un trauma singolo (per esempio un terremoto o un incidente).

Non c'è una psicoterapia standard che va bene per tutti: pensando in questo modo si rischia di intraprendere un trattamento sbagliato o addirittura di danneggiare il minore.

Quando ci troviamo davanti a una persona che presenta sintomi post traumatici, bisogna individuare innanzitutto  quale genere di trauma ci  troviamo davanti.
Bisogna che lo psicoterapeuta si assicuri che la persona acquisisca un senso di controllo e di responsabilità nei confronti del percorso:
Il soggetto ha vissuto l'impotenza, ora deve poter avere il controllo su ciò che gli succede.



L'obiettivo della psicoterapia

è quello di staccare il soggetto dal trauma: Judith Herman, Felicity De Zulueta che si sono occupate in modo specialistico della cura di  soggetti traumatizzati suddividono il trattamento in  tre momenti fondamentali: fornire una base sicura, elaborare il trauma, aiutando il soggetto a modulare le emozioni, collegare la terapia alla vita presente e futura. E' compito della psicoterapia aiutare il paziente a sentirsi al sicuro nel mondo.


Molte sono le strategie utilizzabili:

uso di farmaci per controllare la reattività e l'ipervigilanza, uso di tecniche comportamentistiche quali il rilassamento, l'uso di tecniche cognitive per controllare il senso di confusione, l'uso di strategie interpersonali per i problemi relazionali fino all'uso di strategie sociali che coinvolgano la rete di relazioni più vicine al paziente. I farmaci non possono essere imposti, ma vanno discussi e concordati con il paziente in uno spirito di costruzione dell'alleanza terapeutica.

I  quattro passi della psicoterapia di una persona traumatizzata

1) Il primo passo della terapia consiste nello stabilire una relazione rassicurante, fondata sull'ascolto e sulla comprensione, che permette alla persona traumatizzata di potersi fidare e di sentirsi sostenuta.

Sovente il trauma ( soprattutto se si tratta di un fatto perpetrato da una persona, come avviene ad esempio nella violenza o nell'abuso sessuale) impedisce alla vittima di guardare al mondo come ad un luogo sicuro, dove ci si senta rispettati e considerati.  La psicoterapia deve ripristinare la possibilità di attaccamento alle persone, possibilità che è stata danneggiata.

Il terapeuta in questa prima fase lavora per fornire al paziente  una sufficiente stabilità psicologica, emotiva,  relazionale, anche utilizzando dei farmaci, se necessario. Il terapeuta ingaggia il paziente in un lavoro di tranquillizzazione, gestione delle emozioni, scoperta di risorse personali inutilizzate e loro rafforzamento. Dopo aver stabilito questa base sicura, connotata  dall'affidarsi all'altro percepito come soggetto coerente e rassicurante,  chiarisce con il paziente gli aspetti del lavoro che si va ad intraprendere, stabilendo con lui una alleanza sui passi da compiere.

Il tempo di questa prima fase è differente: per alcune persone è necessario pochissimo tempo, per altri sono necessari mesi e a volte anni prima di potere lavorare direttamente sulle esperienze traumatiche. La variabilità è legata alla gravità delle esperienze traumatiche subite, alla loro durata, all'età che aveva la  vittima quando sono iniziate, alla qualità del legame tra la vittima e il perpetratore, ad aspetti di personalità della vittima. 

2) Il secondo passo consiste nell'analisi dell' esperienza traumatica, che viene intrapresa quando la relazione terapeutica è consolidata e il paziente ha fiducia nel terapeuta. L'evento ( o gli eventi traumatici)  viene ricostruito, evidenziandone gli elementi che destano nella persona i sentimenti più forti di dolore, rabbia, vergogna, colpa: in questa parte del lavoro vengono affrontate le parti dell'esperienza che la persona evita, perchè troppo dolorose, le parti dell'esperienza rimosse. L'emergere  dei ricordi traumatici  sovente avviene inaspettatamente, nel corso della psicoterapia, e può produrre forti sentimenti che il terapeuta ascolta e aiuta a gestire.

3) Il terzo passo è la rielaborazione dell'esperienza traumatica, che permette alla persona di dare un senso agli avvenimenti, uscendo dagli schemi mentali che producono colpa e dolore: Ad esempio le vittime di abuso o di violenza sessuale sovente pensano "tutto ciò è successo  per colpa mia o perché io non sono stata capace di evitarlo".Quando la mente smonta questo schema negativo la scena traumatica  perde l'effetto traumatico e la persona smette di sentirsi sconvolta emotivamente ma percepisce le singole emozioni che gli eventi le hanno fatto vivere.

4) Il quarto passo è il superamento dell'esperienza traumatica, che  conduce all'integrazione degli eventi  nella memoria e nell'esperienza di vita della persona.
La persona attribuisce un senso all'accaduto, ma la mente non è più fissata al trauma, può essere libera di pensare alla vita presente e di progettare il futuro, alle scelte da fare, abbandonando le idee negative di prima.



Anche gli psicologi fanno fatica a lavorare sul trauma dei loro pazienti


"Appena i clinici  sperimentano realmente le emozioni che originano dalle esperienze traumatiche dei loro pazienti devono fuggirne o difendersi.... Le vittime di trauma hanno fatto capire ai loro terapeuti quanto essi siano vulnerabili. Nella loro identificazione empatica con i pazienti comprendono che ciò che è successo a queste vittime può altrettanto facilmente succedere a chi si occupa di loro. Questa consapevolezza della nostra mortalità e della nostra tremenda vulnerabilità è ciò contro cui la maggior parte di noi ha impiegato la vita intera ... La vittima di trauma ha la consapevolezza che il suo senso di invulnerabilità fosse un'illusione. Inoltre essa non può dare un senso a ciò che le è successo. Poiché la maggior parte di noi vive in un mondo su cui crede di avere un certo controllo, e che quindi è comprensibile, l'esperienza di essere completamente impotenti, nodo cruciale del trauma, manda in frantumi questa seconda illusione. ... Quindi ciò che il clinico vede nei suoi pazienti è proprio quanto la vita possa essere terribile senza queste illusioni. Ciò che il clinico non può tollerare di pensare è quanto essa faccia affidamento sulle proprie illusioni per poter sopravvivere".                                          Felicity De Zulueta (1999) Dal dolore alla violenza, Cortina

Non è infrequente dunque che anche medici e psicologi non abbiano le competenze (emotive e non solo cognitive) per curare il trauma nei loro pazienti. Molti psicoterapeuti colludono con il desiderio dei loro pazienti di "non ricordare", e spesso a Synergia Centro Trauma arrivano pazienti che, pur avendo fatto altre psicoterapie in precedenza, non hanno mai raccontato o elaborato il trauma che hanno subito. 

Cristina Roccia

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Lo studio di Synergia Centro Trauma a Moncalieri ( Torino)


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