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ARTICOLO: IL TRAUMA NEI BAMBINI E NEGLI ADOLESCENTI: LE CONSEGUENZE SULLO SVILUPPO

IL TRAUMA  NEI BAMBINI E NEGLI ADOLESCENTI:

LE CONSEGUENZE SULLO SVILUPPO

di Raqa-Leena Punamaki


Coordinatrice della sezione "Bambini, Adolescenti e Trauma" dell'European Society for Traumatic Stress Studies (ESTSS) Dipartimento di Psicologia - Università di Tampere - Finlandia

(Traduzione a cura di Isabel Fernandez)

La maggior parte di noi concorda sul fatto che il trauma non ha un effetto salutare per i bambini, gli adolescenti e ogni altro essere vivente. Siamo convinti anche che l'infanzia dovrebbe essere dedicata al divertimento, all'apprendimento e alla sperimentazione senza pesi eccessivi e l'adolescenza alla pianificazione del futuro e all'apprendimento dei valori umani.  Esperienze di minaccia, di pericolo e traumatiche sono quindi in netto contrasto con uno sviluppo ottimale dei bambini e degli adolescenti. L'unità operativa della ESTSS: Bambini, Adolescenti e Trauma ha lo scopo, tra le altre cose, di rivedere la ricerca concernente il trauma, la salute e lo sviluppo dei bambini e condividere le conoscenze con i professionisti che lavorano con bambini. Questo articolo contribuisce a ciò esaminando il ruolo degli aspetti dello sviluppo nelle esperienze traumatiche e analizzando gli effetti del trauma sulla salute mentale e sullo sviluppo cognitivo e socio-emotivo di bambini e adolescenti. Le linee guida utili per aiutare i bambini traumatizzati enfatizzano l'importanza in età dello sviluppo, dei processi simbolici e dei comportamenti genitoriali nel comprendere come il trauma incida su di loro (APA, 1994; NICE, 2005).

Siamo tutti consapevoli dell'importanza degli aspetti dello sviluppo, ma non abbiamo un'idea chiara sul modo in cui sviluppare la conoscenza relativa allo sviluppo all'interno della ricerca sul trauma, al suo trattamento e alla guarigione. In questo articolo suggerirò tre modi per concettualizzare in modo pratico le tappe dello sviluppo. Primo: i bambini procedono attraverso stadi di sviluppo influenzati biologicamente e culturalmente (per es. età prescolare ed adolescenza) che li prepongono a compiti qualitativamente differenti e sempre più impegnativi. Ogni stadio di sviluppo può sia rendere i bambini particolarmente vulnerabili sia dotarli dei fattori protettivi essenziali contro le condizioni traumatiche. Secondo: lo sviluppo dei bambini procede su molteplici livelli e l'esposizione al trauma, quindi, influisce comprensibilmente sui campi dello sviluppo cognitivo, emotivo, comportamentale, sociale e psicofisiologico. Terzo: l'aspetto relazionale dell'impatto traumatico è particolarmente rilevante per i bambini in quanto essi sono, per la loro sicurezza, molto dipendenti dai genitori e dagli altri membri della famiglia e anche perché la famiglia risponde tipicamente come sistema al trauma.

Stadi di sviluppo


Lo sviluppo del bambino procede per stadi, ognuno dei quali fornisce ai bambini alcuni compiti fondamentali tra cui l'acquisizione di una regolazione delle emozioni equilibrata e di un ragionamento morale complesso. Si può ipotizzare che, quando il trauma si presenta in determinate fasi dello sviluppo, ci siano rischi gravi esclusivamente per le abilità appena acquisite e per le capacità che i bambini stanno imparando.

  • Infanzia (periodo neonatale) e prime relazioni diadiche

All'inizio si credeva che i neonati e i bambini ai primi passi sarebbero stati protetti dalle condizioni traumatiche poiché non comprendevano la severità del pericolo.
La ricerca relativa alla salute mentale dei bambini non conferma questa visione. Al contrario, i bambini molto piccoli rispondono al trauma e ne sono affetti. La conoscenza relativa alle abilità cognitive altamente avanzate dei bambini, come ad esempio il riconoscimento delle emozioni e la discriminazione delle parole che li rendono maggiormente vulnerabili in un ambiente non protetto, è in aumento (Colombo, 2001; Stager & Werker, 1997). Fondamentalmente, durante il primo anno di vita, non è solo la maturazione neurobiologica che influenza i processi psicosociali ma lo sono anche le esperienze sociali importanti per i bambini; in particolar modo le interazioni con i caregiver che modificano la struttura del cervello e l'organizzazione funzionale e rendono le precoci relazioni familiari vitali per lo sviluppo del bambino (Cicchetti, 2002). Ci sono sempre più prove sul fatto che i bambini molto piccoli reagiscano e registrino l'atmosfera familiare, lo stato d'animo della madre e le espressioni facciali (Shore, 2003). In maniera simile, possiamo supporre che i bambini si accorgano della paura dei genitori traumatizzati e di un'atmosfera genitoriale minacciosa. Shore (2003) suggerisce che i bambini rispondano agli eventi traumatici in due differenti modi: attraverso l'iper-arousal e la dissociazione. L'iper-arousal nasce come una reazione di allarme nei confronti della paura e del pericolo in cui la componente simpatica del sistema nervoso autonomo (SNA) è fortemente attivata. Come conseguenza, i bambini manifestano battito cardiaco e pressione sanguigna elevati, respiro intenso ed esprimono sofferenza psicologica attraverso pianto e grida. Lo stato di paura e terrore è mediato dall'iper-attivazione simpatica che si riflette su elevati livelli di ormone dello stress, fattore di rilascio della corticotropina, che a turno regola l'attività della noradrenalina e della adrenalina. L'evidenza è disponibile negli alti livelli di ormoni HP A-stress tra i bambini piccoli (che stanno compiendo i primi passi) che sono stati trascurati e traumatizzati alla nascita (Carlson & Earls, 2001). Nel pattern di risposte dissociative, i bambini traumatizzati si allontanano dagli stimoli esterni e dalla comunicazione umana per ritirarsi nel proprio mondo. Ci sono prove circa neonati altamente traumatizzati che guardano lontano con uno sguardo fisso e che non rispondono agli stimoli umani (Scheeringa & Zeanah, 2001). Le esperienze provocatorie emotive di paura e orrore sono codificate, nell'infanzia, nella memoria implicita che non richiede codifica o immagazzinamento cosciente (Conway & Playdell-Pearce, 2000). Esperienze minacciose precoci non sono quindi disponibili come ricordi episodici e narrativi ma è soprattutto la memoria procedurale a dominare l'esperienza del trauma (Crittenden, 1999).

  • Bambini ai primi passi ed età pre-scolare

Intuitivamente i processi simbolici sembrano essere importanti nel recupero da un trauma poiché i bambini, specialmente quelli che stanno imparando a muovere i primi passi e quelli non ancora in età scolare a cui piacciono le favole, sono al culmine del gioco simbolico e comunicano con animali e figure di fantasia (Bretherton, 1984). Inoltre questi pensieri simbolici e metaforici non terminano durante il periodo dell'infanzia, diventano latenti per un po' di tempo e possono formare un contesto di esperienze psicologiche più grande durante l'adolescenza e nell'età adulta. Ci sono prove del fatto che l'esposizione al trauma renda i processi simbolici particolarmente vulnerabili nei bambini piccoli e in età prescolare. Questi stessi processi, quando rimangono intatti o funzionali, proteggono la salute mentale del bambino da un impatto negativo del trauma. Il gioco traumatizzato ha qualità distinte, come l'inflessibilità, i rituali, un'atmosfera di minaccia e temi ripetitivi legati al trauma che mancano di tematiche di repertorio, cambiamenti, sfumature e repertori di espressioni emotive (Punamaki, 1997).
Un aspetto rilevante degli interventi per i bambini traumatizzati è l'incoraggiamento a disegnare i propri ricordi dolorosi e riportarli alla mente in giochi simbolici, storie metaforiche e fiabe e riproporre i propri incubi in condizioni terapeutiche e sicure. C'è quindi la credenza che i processi simbolici dei bambini funzionino come una sorta di pratica di auto-guarigione, ma le comprensioni teoriche di questo, così come le evidenze empiriche, sono scarse. Incubi, terrori notturni e sogni ansiosi  sono comuni tra i bambini piccoli e sono considerati parte del Disturbo post traumatico da stress. Gli incubi comprendono scene altamente vivide e terrificanti ma sono privi di caratteristiche narrative come la storia del sogno, le scene, i protagonisti le emozioni e i messaggi.

I bambini piccoli di solito fanno sogni stressanti relativi al trauma che poi si generalizzano agli incubi su mostri e a minacce alla loro vita. I bambini si svegliano nel bel mezzo di sogni orribili e hanno un forte senso somatico, psicologico, motorio di spavento. I bambini fortemente traumatizzati  in genere fanno sogni senza contenuto (ad esempio, "Ho visto un serpente nel sogno") e i loro sogni spesso comprendono persecuzione, ostilità e lesioni fisiche. Inoltre, i sogni evocati dal trauma non hanno gli aspetti bizzarri e la qualità tipica del sogno, le storie narrative, il repertorio emotivo e il lieto fine (Punamaki, 1997, 1998). D'altra parte ci sono prove circa l'intensificazione del gioco dopo una traumatizzazione acuta e la ricerca mostra che i bambini altamente traumatizzati ricordino di più i loro sogni dei bambini meno traumatizzati (Punamaki, 2006). Entrambi i fenomeni possono essere interpretati come un urgente  bisogno dei bambini di lavorare, di far tornare alla mente, di ripetere dolorose e sconcertanti esperienze finché la carica emotiva sia neutralizzata.

La comprensione attuale delle risposte dei bambini al trauma, tuttavia, enfatizza prevalentemente gli elementi patologici del gioco e i sogni in condizioni traumatiche (Pynoos, Steinberg 1996)
La regolazione delle emozioni è un compito saliente tra i bambini che stanno compiendo i primi passi. Sono incoraggiati a controllare i loro scoppi aggressivi e sono istruiti a rispettare gli altri bambini e a tenerli in considerazione. Con abilità verbali complesse, sono capaci di negoziazione in caso di conflitti e sono consapevoli dei loro bisogni, delle "motivazioni" differenti e dei ragionamenti delle altre persone. Le aggressioni fisiche in genere diminuiscono durante la media infanzia (Trembley, 2000) ma in ambienti rischiosi per la vita, come in caso di guerra, i bambini potrebbero trovarsi di fronte a delle difficoltà nel controllare i loro impulsi aggressivi. Le ipotesi che esperienze traumatiche interferiscano con uno sviluppo sano della regolazione delle emozioni, in particolare le aggressioni, si basa sull'osservazione classica di Anna Freud e Dorothy Burlinghan (1943) in occasione dei raid aerei di Londra. La realtà distruttiva esterna viene assunta per concorrere con la realtà interna dei bambini piccoli, i quali stanno lottando per trovare un equilibrio tra le esigenze sociali e gli impulsi aggressivi. La prova empirica circa lo sviluppo non-normativo di comportamenti aggressivi tra i bambini piccoli è tuttavia carente. Un raro esempio è uno studio sull'effetto delle atrocità della guerra sulle aggressioni verbali e fisiche tra i bambini in età prescolare della Croazia. Le scoperte non mostrarono cambiamenti in alcun tipo di aggressione durante la guerra (Raboteg-Saric, Zuzul, & Kerestes, 1994). E' notevole, tuttavia, che dieci anni dopo in condizioni post-belliche, quei bambini e adolescenti che avevano avuto un trauma da guerra personale grave in età prescolare mostravano alti livelli di comportamenti aggressivi rispetto a quelli che erano stati meno esposti (Kerestes, 2006).

  • Infanzia e pubertà
Nella pubertà l'autostima di ciascuno dipende fortemente dall'accettazione dei coetanei, dalle buone amicizie e dal successo nelle prestazioni scolastiche. Le interazioni con gli amici e i pari hanno molte delle funzioni che prima aveva la famiglia come la compagnia, la condivisione, gli stimoli e il supporto (O'Brien & Bierman, 1988).
Ci sono alcune osservazioni sul fatto che una grave traumatizzazione possa interferire con il delicato passaggio dall'infanzia all'adolescenza. Noi sappiamo che le relazioni di attaccamento nell'infanzia sono fondamentali per il senso di sicurezza e come porto sicuro per
fronteggiare la paura. Il comportamento di attaccamento viene attivato quando la vita è messa in pericolo e in altre situazioni traumatiche. Dunque, per affrontare il trauma, anche i bambini più grandi si aggrappano ai genitori. Possono temere costantemente che qualcosa di brutto possa accadere ai membri della loro famiglia e questa preoccupazione per la sicurezza della famiglia può disturbare le relazioni con gli amici e i pari. Le capacità cognitive ed emotive diventano sempre più sofisticate, flessibili, integrate e diffuse nella pubertà. Le esperienze traumatiche aumentano i problemi di concentrazione ed emotivi, i quali, a loro volta possono danneggiare quella fase di progresso dello sviluppo, I bambini traumatizzati potrebbero non riuscire a dare il meglio di sé nelle prestazioni, quindi essere incapaci di raggiungere il loro massimo potenziale nei compiti scolastici: questo può sfociare in una grande frustrazione per se stessi, per i genitori e per gli insegnanti.

  • Adolescenza
L'adolescenza è considerata il periodo di tempesta nella vita di ognuno perché comprende enormi cambiamenti nelle relazioni sociali, nelle responsabilità nei confronti della società così come per lo sviluppo cerebrale e ormonale. I nuovi compiti psicologici sono impegnativi e includono la cristallizzazione della visione del mondo di ciascuno, gli standard morali e i piani futuri. Gli adolescenti instaurano le loro più importanti relazioni intime e modellano la loro personalità, la loro identità e il loro stile di vita. L'effetto del trauma in queste aree può essere profondo e può portare a programmi futuri infranti, comportamenti a rischio e depressione (Pynoos et al, 1999). Ricordi intrusivi ed incontrollabili della scena traumatica possono disturbare le relazioni intime e spingere gli adolescenti a ritirarsi dai contatti sociali. L'essere stato bersaglio di un trauma prodotto dall'uomo,come nel caso di una violenza o di uno stupro, provoca una profonda mancanza di fiducia nella benevolenza del genere umano, che spesso si generalizza nelle relazioni  intime(Janoff Bulman,1992). Ci sono prove relative al fatto che il trauma provochi problemi nella formazione dell'identità degli adolescenti, inclusa una visione del mondo in termini estremi (van der Kolk, van der Hart & Marmar, 1996) e dello sviluppo dei valori ( Baker e Shallioub-Kevorkian, 1999).


Portata dell' impatto traumatico

La maggioranza delle  ricerche empiriche sul trauma tra i bambini e gli adolescenti si è focalizzata sui bambini in età scolare e sugli adolescenti. I problemi di salute mentale, come PTSD e sintomi depressivi, sono stati il focus principale ma molto poco si conosce ancora circa l'effetto del trauma  sullo sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo del bambino. C'è un'ipotesi prevalente secondo cui i ristretti e parziali processi cognitivi della memoria, dell' attenzione e una capacità di problem solving disfunzionale costituiscono il problema principale dell'esposizione al trauma (Feeny, Foa & March, 2004). Evidenze empiriche confermano che i bambini esposti ad eventi traumatici mostrano performance scolastiche carenti e soffrono di problemi di concentrazione, Si è riscontrato che i bambini maltrattati mostrano pochi ricordi e spesso parziali, in particolare quelli relativi ai racconti (Howe et al., 2004) e mostrano inoltre disturbi di attenzione, stato di vigilanza generalizzata e consapevolezza del pericolo(Shields & Cicchetti, 1998). I bambini in età scolare della Palestina che erano stati esposti a gravi traumi militari mostravano capacità cognitive di attenzione e concentrazione (Qouta, Panamaki & El Sarraj, 1995), le quali predicevano un aumento di PTSD e depressione negli adolescenti (Qouta, Panamaki & El Sarraj, 2007). Dybdahl (2001) mostrò che le performance cognitive di bambini bosniaci di 5-6 anni traumatizzati dalla guerra erano più basse della norma. Il deterioramento delle funzioni cognitive nell'infanzia forniscono un esempio di trauma multiplo.
Gli errori nella memoria, nel ricordo e nell'attenzione tendono ad aumentare i problemi di concentrazione, che a loro volta sono associati a basso rendimento scolastico.

Quindi, per trauma si intende un circolo vizioso per lo sviluppo del bambino dato che i fallimenti scolastici causano uno stress aggiuntivo e fornendo un ulteriore rischio per la salute mentale tra i bambini traumatizzati. Il supporto sociale è considerato come uno dei più importanti fattori protettiivi tra gli adulti sopravvissuti ad un trauma (Ozer et al, 2004). Abbiamo imparato che, in particolare nella media infanzia, l'accettazione da parte dei coetanei e le relazioni di amicizia solidali sono fondamentali per la salute mentale. E' perciò sorprendente che ci manchino informazioni sistematiche riguardo all'effetto degli eventi traumatici sullo sviluppo sociale. Sono disponibili ipotesi contrarie riguardo agli effetti del trauma sulle relazioni adulte. Da una parte, nel contesto del trauma, le persone si aspettano di unire le forze per sopravvivere mostrando altruismo ed un'alta coesione sociale. Alcune prove sono disponibili anche tra i bambini confermando che un ambiente familiare e relazioni di amicizia positive possano servire come protezione contro gli effetti negativi dello stress e del trauma (Baker & Shalhoub-Kevorkian, 1999; Collishaw et al., 2007). Al contrario, sono disponibili maggiori prove empiriche riguardo agli effetti negativi del trauma sulle relazioni sociali. In particolare nelle famiglie dei reduci di guerra, conflitti e relazioni familiari chiuse sono comuni (Beckham, Lytel, & Feldman, 1996; Orcutt, King, & King, 2003). Riguardo alle relazioni con i pari e i fratelli, gli eventi traumatici sembrano avere un'influenza prevalentemente negativa. Gli eventi traumatici sembrano aumentare comportamenti negativi così come l'isolamento e l'aggressività (Pynoos et al, 1999) e questi pattern comportamentali possono diminuire le capacità necessarie per mantenere le amicizie e possono portare ad una ridotta popolarità e ad una maggiore solitudine (Hodges, Boivin, Vitaro, & Bukowski, 1999).

Uno studio tra i bambini etiopi mostrava che quelli esposti ai traumi da guerra più gravi erano decisamente insoddisfatti delle loro reti sociali e percepivano il supporto dalle famiglie e dagli amici come insufficiente e inadeguato (Paardekooper, de Jong, & Hermanns, 1999). In maniera simile, i bambini della Palestina che sono stati esposti ad elevati livelli di trauma da guerra riportavano una minore qualità nell'amicizia e più rivalità fraterna dei bambini meno esposti al trauma (Peltonen, Punam1iki, Qouta, & El Sarraj, submitted). Anche i bambini rifugiati in Gran Bretagna godevano di un supporto minore da amici e parenti paragonato ai bambini nativi di quello stato e a bambini immigrati non rifugiati (Howard & Hodes, 2000). Ricerche in ambito clinico documentano che il trauma familiare è associato a relazioni tra fratelli sia problematiche sia protettive. Levitt, Gardner, Callagher e Schamess (1998) descrivono quattro modelli di relazione tra fratelli collegati al trauma:

l) una relazione fraterna assente si riferisce a relazioni distaccate e non significative che sono il risultato di un fallimento nella relazione genitore-bambino.

2) il modello di "adulto bloccato" implica relazioni tra fratelli strettamente legati che servono come sostituto di relazioni insicure o patologiche con i genitori.

3) nel modello di rapporti mezzo-mezzo, i fratelli si usano reciprocamente per riattivare le difficoltà che hanno sperimentato nel rapporto problematico con i genitori.

4) nel "modello scudo" del trauma un bambino adotta un ruolo di protezione degli altri fratelli contro gli effetti negativi del trauma. L'elaborazione emotiva come il riconoscere la connessione mente-corpo tra risposte di paura e regolazione delle sensazioni travolgenti costituisce un importante elemento terapeutico nei trattamenti dei bambini traumatizzati.

La ricerca sulle conseguenze emotive dell' esposizione al trauma si è focalizzata prevalentemente sulla psicopatologia e ha quindi trascurato un approccio di sviluppo ed elaborazione delle emozioni. L'infanzia e l'adolescenza coinvolgono sviluppi dinamici nel modo di espressione, regolazione, comprensione ed interpretazione delle emozioni e il riconoscimento delle stesse in se stessi e negli altri. La capacità di calmarsi e la gestione di sentimenti dolorosi sono considerati di estrema importanza per la salute mentale in situazioni traumatiche. Si pensa che il trauma abbia un impatto negativo sullo sviluppo emotivo, che risulta sia nell' appiattimento o nell' eccessivo controllo, sia nelle sensazioni travolgenti e non controllabili (Moradi et al.,1999). I bambini traumatizzati mostrano tipicamente le loro sensazioni a livelli comportamentali. Di conseguenza, un comportamento impulsivo è comune. L' impulsività comprende una tendenza a trasformare i sentimenti e le tensioni direttamente in azione, senza valutazioni cognitive o elaborazione delle emozioni, che possono permettere una fuga immediata dal pericolo. Le esperienze traumatiche nello sviluppo precoce e preverbale sono codificati come un semplice avvicinarsi o evitare schemi mnemonici che possono spiegare perché espressioni procedurali ed emotive-cinestetiche predominano tra i bambini traumatizzati. Dosi ottimali di riconoscimento accurato del pericolo sono importanti nello sviluppo del bambino. I bambini traumatizzati sono, tuttavia, costantemente in allarme e anche facilmente all' erta in situazioni sicure.

La ricerca empirica sui bambini maltrattati ha mostrato un errato riconoscimento della rabbia e della paura e di una limitata espressione delle emozioni (Maughan & Cicchetti, 2002). In altre parole, questi bambini sono automaticamente sintonizzati a riconoscere la rabbia per proteggersi, quindi è come se i bambini traumatizzati potessero diventare esperti nel riconoscimento e nella discriminazione dei sentimenti di paura e dei segnali di rabbia e minaccia.



Aspetti relazionali delle esperienze traumatiche

Il trauma rappresenta un enorme fardello per i genitori e l'armonia familiare è in gioco. Gli eventi traumatici sono inaspettati, arbitrari e imprevedibili. Le famiglie sono quindi incapaci di prepararsi mentalmente e materialmente a gestire il trauma e i genitori possono sentire come se loro stessi non avessero controllo. I bambini sentono che i genitori non sono in grado di proteggerli, il che cambia fondamentalmente le relazioni familiari e la comunicazione. Ad esempio, le paure e i timori dei bambini americani sono aumentate considerevolmente dopo l'attacco terroristico dell'11 settembre e un gran numero di bambini credeva che sarebbero stati loro stessi vittime di un attacco terroristico (Hagan et al., 2005). I genitori del Medio Oriente manifestano sensi di colpa ed impotenza quando si rendono conto che non  sono nella posizione di fornire sicurezza ai bambini e di proteggerli dalla crudeltà umana (Qouta, Punamaki & El Sarraj, 2008). Il trauma quindi crea una specifica comunicazione familiare in cui i membri della famiglia si salvano l'uno con l'altro dalla piena consapevolezza degli eventi traumatici. I genitori possono sentirsi impotenti quando i loro figli mostrano sintomi e soffrono delle conseguenze del trauma. Per esempio, se i bambini traumatizzati mostrano una diminuzione di interesse nelle attività primitive importanti, come il gioco e l' amicizia, i genitori provano ad incoraggiarli. Inoltre, nel fare questo essi sono alle prese con un forte conflitto derivato dal trauma e dalla paura di non farcela. I cambiamenti nel comportamento dei bambini e addirittura nella personalità comporta un enorme peso per i genitori. Il compito principale dei genitori è quello di proteggere i figli dal pericolo, dalla minaccia e dallo stress e avere un figlio vittima di un trauma quindi è doloroso per gli adulti. In molti casi, come incidenti stradali, disastri e violenza da guerra entrambi, genitori e figli, sono colpiti. Si è generalmente d'accordo che un'educazione positiva ed armoniosa e una interazione madre- bambino sensibile possono migliorare lo sviluppo della salute del bambino in condizioni traumatiche (Punamaki, Qouta & El Sarraj, 2001). Questo a sua volta comporta un circolo vizioso nel quale i genitori, che sono a loro volta traumatizzati, fanno richieste eccessi ve e provano facilmente sentimenti di colpa e fallimento.

I bambini, secondo la teoria dell'attaccamento, imparano come cercare rifugio, regolare ed esprimere emozioni e spingere loro stessi e gli altri verso le prime interazioni genitore-figlio (Ainsworth 1978; Bowlby, 1980). I bambini si distinguono sulla base delle loro abilità e della motivazione ad esplorare l'ambiente e di contare sugli adulti quando si sentono minacciati. Una relazione di attaccamento sicuro con adulti sensibilmente disponibili fornisce una base sicura al bambino per l'esplorazione dell'ambiente. Relazioni di attaccamento insicure, a turno, costringono i bambini a cercare protezione altrove. I bambini insicuri evitanti imparano a credere in se stessi e a negare il loro bisogno mentre i bambini insicuri ambivalenti si aggrappano ai loro genitori o ad altri adulti e sono travolti dalla loro paura di abbandono.

Mancano ricerche sistematiche su come le relazioni di attaccamento si sviluppino in famiglie esposte a eventi traumatici. Il compito principale durante il primo anno di vita è quello di creare una base sicura in uno stretto e reciproco rapporto con il caregiver. Almquist e Broberg (2003) hanno analizzato attentamente come gli eventi traumatici possono creare problemi in questo compito e finire nel peggiore dei casi in un disturbo dell'attaccamento diadico. In maniera simile, le analisi informative disponibili mostrano che condizioni di vita avverse, pericoli e minacce mettono alla prova le diadi bambino-caregiver (Scheeringa e Zeanah, 2001). L'evidenza dimostra che i traumi infantili come abuso sessuale (Higgins & McCabe, 2001) e la trascuratezza e le avversità economiche (Greenberg, 1999) costituiscono un rischio per l'attaccamento insicuro. Il meccanismo fondamentale dell'attaccamento insicuro è una cura genitoriale insensibile, imprevedibile o intrusivamente iper-protettiva (Ainsworth et al., 1979). I bambini piccoli sono in grave pericolo di insicurezza se leggono paura e dissociazione negli occhi dei loro genitori (Carlson, 1998). Il trauma priva i genitori delle loro risorse e distoglie la loro attenzione dal bambino.

La ricerca ha mostrato che gli orfani che sono stati esposti a gravi traumi di privazione fisica ed emotiva sviluppano modelli di attaccamento insicuri e disorganizzati (Carlson, 1998). Si pensa che gli eventi traumatici modifichino la comunicazione familiare. "Sapere e non sapere" e "Cospirazione di scienza" sono tipici modelli di comunicazione documentati nelle famiglie sopravvissute all'olocausto (Lichtman, 1984). Si riferiscono al fenomeno per cui sebbene i membri della famiglia siano a conoscenza del trauma, non ne parlano. I genitori credono che la rivelazione di eventi legati al trauma sia un peso troppo grande da sopportare per i bambini e i bambini cercano di proteggere i loro genitori dal ricordare scene dolorose relative al trauma. Ci sono prove sulla risposta delle famiglie al trauma, nell'insieme o come sistema, il che significa che ogni membro della famiglia vive il trauma e si comporta secondo il suo ruolo psicologico all'interno della stessa. Ci sono prove sulle differenti risposte dei fratelli alle avversità quale la depressione dei genitori (Moser and Jacob, 2002), conflitti coniugali (Cummings, 2000) e abuso di alcool. Gli eventi traumatici maggiori possono portare caratteristiche disfunzionali nelle interazioni familiari come (il fatto di utilizzare) capri espiatori, isolamento ed estrema dipendenza tra i membri della famiglia (Gabarino & Kosten1y, 1996; Hobfoll et al, 1991).

 Pochi studi hanno valutato empiricamente i diversi ruoli che i membri della famiglia hanno nel mostrare sofferenza psicologica e risorse, avendo cura l'uno dell'altro e gestendo il trauma. Uno studio sulle famiglie palestinesi rivela dinamiche compensatorie tra i coniugi e tra genitori e il sottosistema dei fratelli. Per esempio, se la madre riporta alti livelli di sofferenza psicologica, i figli più grandi mostrano bassi livelli di malessere o viceversa, e se la madre era altamente resiliente il padre riportava bassi livelli di resilienza o viceversa.


Conclusioni

La conoscenza riguardo alle conseguenze degli eventi traumatici sulla salute mentale tra i bambini e gli adolescenti è in aumento. Gli aspetti dello sviluppo sono informativi, nei nostri sforzi, per comprendere le patologie legate al trauma e il loro recupero, sia spontaneo che dopo un trattamento. Il trauma non è una presenza sana nell'ambito dello sviluppo umano. I bambini necessitano di tutte le loro risorse per perseguire le normative sociali e i compiti dì sviluppo cognitivo ed emotivo, e l'elaborazione degli eventi traumatici è un compito molto difficile per la psiche di un bambino. Gli eventi traumatici spesso implicano un circolo vizioso nello sviluppo. I bambini, quando sono traumatizzati, hanno bisogno urgentemente delle loro risorse socio-emotive per sopravvivere perché il trauma mette alla prova queste stesse risorse, come ad esempio le relazioni intime di amicizia e le capacità narrative di comprendere ed integrare il trauma. Gli eventi traumatici sono trasmessi ai bambini attraverso i genitori ed altri membri della famigli, quindi la comprensione delle relazioni interattive. dei modelli di attaccamento, dei comportamenti e dei sistemi familiari sono importanti durante il trattamento dei bambini.


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