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FAQ - Domande e Risposte
Depressione e problemi dell'umore

 

Depressioni e tristezze

 

Depressione, tristezza, malinconia: sperimentiamo a volte queste emozioni, che possono in alcuni casi nascondere un problema molto serio capace di condurre l'individuo a estreme conseguenze.

 

  • Come distinguere una forma patologica e minacciosa da quelle più comuni?
  • Quando vi è una quasi spontanea remissione e quando invece è il caso di correre ai ripari?
  • Quando bisogna preoccuparsi, e cosa possiamo fare se siamo vicino a chi attraversa questi momenti?

La vita quotidiana ci espone a fatti dolorosi, a volte con particolare insistenza, a volte in modo particolarmente duro. Una scala di gravità dei dolori o dei traumi sarebbe del tutto ridicola. Perdere una persona cara, perché ci abbandona o muore, perdere il lavoro, o subire qualche tipo di trauma sono solo alcune delle strade per le quali arriviamo in un modo d'essere comune a tutte queste esperienze. La disperazione si fa strada velocemente, suona corde profonde in noi, ci porta a perdere il senso della direzione, a non avere più un domani, oggi, ieri, ma un ovattato continuo spazio privo di senso, dove la ragione per fare qualunque cosa ci sfugge, dove il senso di noi stessi è andato perduto insieme alla capacità di provare la gran parte delle emozioni umane.

 

 

Sono vinto, spezzato. Mi arrendo ad un mondo all'incontrario, dove non trovo posto, spazio, che il sole si alzi ogni mattina è del tutto indifferente, perché il mondo là fuori sta andando avanti senza di me, come se io e il mio dolore, non esistessimo, non avessimo diritto ad un minimo di rispetto... e forse quel diritto non ce l'abbiamo, forse non meritiamo davvero nulla, non meritiamo nemmeno quell'abbraccio dell'amico - si ostina a darcelo comunque, come se facesse qualche differenza.

Non sono più capace di nulla, forse non lo sono mai stato, forse tutto dipendeva da quanto ho perduto o mi hanno negato, forse tutto questo non ha la benché minima rilevanza. In fondo, dentro, sono già morto, da quel giorno non mi sono mai più sentito vivo. La vita mi ripugna, e questo dannatissimo corpo, sì: dannatissimo, ancora si ostina a tirare il prossimo respiro, a pompare sangue con il cuore, battito dopo battito... non se n'è accorto, ma è già finito tutto, e da un pezzo. Consumo solo ossigeno e basta, quel cocciuto respirare dovrebbe aprire quali possibilità?

tutto perduto, da tempo ormai, irrimediabilmente perduto. Ho sperato, sì: ho sperato e ho perduto, per demerito o per contrari venti, che differenza vuoi che faccia? Sono naufragato lontano. Nessuno può venire a salvarmi qui.

Odio ogni singolo respiro, ogni singolo battito, perché dovrebbe essere di qualcun'altro, non mio. A me non serve e poi non lo merito.

 

Si può perdere interesse alla vita per diversi motivi, ma si tratta di qualcosa di momentaneo. Può durare un ora, essere estremamente intenso, o qualche settimana ed essere più leggero. E, a volte, può non esserci nessun motivo evidente.

 

Quando non è depressione in senso clinico

A tutti noi è capitato di avere questi pensieri nei peggiori momenti della nostra vita, ma non erano i soli pensieri, forse abbiamo pensato a qualcuno da poter aver vicino, per darci una mano. Forse abbiamo sperato in giorni migliori. Forse no, ma ci siamo lasciati continuare ad abbracciare dall'amico, e un giorno abbiamo risposto a quell'abbraccio. La realtà della sofferenza nella vita, non può essere negata, pertanto è perfettamente normale attraversare momenti molto bui in conseguenza di lutti, perdite, separazioni. Ad esempio, quando finisce una relazione d'amore nella quale credevamo davvero, può capitare di scivolare un po' in uno stato apatico, un po' distanti da tutto: continuiamo a vivere, ma non sappiamo più perché; oppure ci rinchiudiamo in casa e ci tormentiamo con tutti i ricordi possibili della persona perduta, allontanando parenti ed amici o pretendendo di coinvolgerli in quell'amarezza... Ci possono essere modi diversi di elaborare un lutto, chi piano piano (o di colpo) allontana qualsiasi oggetto possa ricordare la perdita, chi invece s'immerge immediatamente in tutto il dolore di cui è capace, ma poi ne emerge. C'è chi si tuffa tra gli amici e chi si concentra sul lavoro.

Allora parliamo di momenti depressivi, di tristezze, malinconie, di lutti, di crisi, scoramento, crollo, duro colpo.

Perché poi, dopo il momento di assoluto sconforto, riconosciamo come quello fosse semplicemente un pensiero della disperazione, e il sole torniamo a cercarlo, il respiro ad amarlo, il cuore a custodirlo e l'amore a desiderarlo. Torniamo cioè a vivere, di colpo o un po' per volta, forse con qualche alto e basso i primi tempi.

Inoltre abbiamo potuto consultare un terapeuta o comunque un medico, ci siamo fatti carico del nostro dolore e del momento di straordinaria difficoltà, e in qualche modo ne siamo venuti a capo.

 

Quando, invece è depressione

Ci sono diversi tipi di depressione, alcuni sono di origine emotiva, e li descriveremo per primi, perché sono simili a quei momenti descritti prima. Il tratto comune è la difficoltà ad uscire da quel modo di essere, ad avere pensieri positivi ed il perdurare o il peggiorare della condizione. Sono presenti sintomi somatici: l'insonnia (risvegli precoci), la diminuzione del desiderio sessuale, l'affaticabilità; frequenti i disturbi neurovegetativi (mal di testa, vertigini, turbe funzionali cardiovascolari). Spesso, specie nelle forme maggiori, si accompagna a fantasie autolesive che possono sfociare in tentativi di suicidio. L'umore può essere stabile oppure può variare lievemente, anche nel corso di una stessa giornata, perché influenzato positivamente o negativamente dall'ambiente esterno e dalle situazioni incontrate. Ogni aiuto viene rifiutato, in fondo noi non meritiamo altrodalla vita, quella rinuncia ad esistere diventa il nostro vestito, la nostra armatura, il senso di essere morti dentro è l'arma per giocare ad un "tanto peggio, tanto meglio" del quale però siamo le sole vittime. Ma non ci si sente così tanto "vittime" come queste parole potrebbero fare pensare, a volte chi soffre di depressione incolpa se stesso. La depressione è pericolosa ed è degenerativa, più passa il tempo più la mente si avvita in quella spirale di disperazione e rinuncia, arrivando ad eccessi quali l'autolesionismo ed il suicidio.

Mentre il mondo va avanti, le persone attorno ai depressi si scansano, e la solitudine diventa la migliore alleata della depressione. Anche solo il matrimonio di un conoscente, per fare un esempio, diventa la conferma di un pensiero insidioso: "qualunque cosa sia la vita, di certo non è per me".

Queste persone non vanno lasciate sole ad affrontare tutto questo, e la vicinanza della quale hanno bisogno più dell'ossigeno è affettiva o almeno emotiva. Non si sentono compresi, non si sentono capaci, non si sentono all'altezza, non si sentono pienamente in diritto di vivere ma - almeno fino ad un certo punto - nemmeno di morire. L'agonia in vita alla quale fanno riferimento è la sola realtà sperimentata durante il periodo di depressione.

Questo tipo di depressione è estremamente pericolosa, può comportare autolesionismo, atti contro la propria salute e ideazione o tentativo di suicidio. E' necessario un trattamento farmacologico per rendere più sopportabile la quotidianità, ma la vera soluzione si forma soltanto in psicoterapia, essendo l'origine del problema di tipo emotivo.

Un altro tipo di depressione ha invece origine, probabilmente, biologica, ed una più ricca sintomatologia organica: da una permanente alterazione della pressione arteriosa, ad evidenze di tipo neuronale. Il vissuto della persona, tuttavia, non cambia, rimangono i contenuti di cieca disperazione, e la sensazione di meritare il peggio del peggio.

Gli episodi di autolesionismo, infatti, vanno letti in questo senso: spesso sono l'unico modo rimasto a quella persona per sentire di esistere, e calmare l'ansia di non esistere più per nessuno.

In sintesi

Questo articolo illustra alcuni vissuti di depressione. Semplificando, possiamo parlare di depressione quando il pensiero dominante non viene più messo in discussione o relativizzato da un pensiero contrario, non ci sono progetti, non si cerca un futuro: per questo motivo la solitudine, relazionale od esistenziale è un'alleata della spinta depressiva. Quando il vissuto depressivo pervade uno spazio mentale troppo vasto (se non tutto), è ora di correre ai ripari, ci sia o meno un motivo oggettivo a monte.

L'odio di sé e, a volte, l'invidia verso gli altri, accompagna questo modo di sentire che può essere difficile da comprendere per quanti non l'hanno mai sperimentato. Agli occhi dei parenti e degli amici il depresso è, troppo spesso, un incomprensibile spreco di potenzialità. Aldepresso viene spesso rinfacciato di avere tutto per essere felice o sereno, ma di non volerlo vedere. Sarebbe invece importante comprendere di trovarsi di fronte ad una persona che non può essere serena o felice né vedere le cose nello stesso modo degli altri, perché in uno stato depressivo queste possibilità non ci sono. La solitudine, relazionale o esistenziale, è spesso un'alleata insidiosa della depressione.

La depressione si trova spesso in associazione con altri disagi e disturbi, molto spesso con ildisturbo da stress post-traumatico, o con sintomi di ansia epanico. Del resto, se si pensa all'esistenza di una persona flagellata dagli attacchi d'ansia, ad esempio, quando non abbia avuto la possibilità di accedere alle cure e porre rimedio, è abbastanza comprensibile come la progressiva perdita di controllo ed autonomia nella propria vita (evitando le situazioni potenzialmente ansiogene) finisca per innestare un vissuto depressivo.

 

Cura dei disturbi depressivi

Il primo passo da compiere è quello della diagnosi, poiché la depressione è spesso associata ad altre problematiche emotive, che vanno individuate e chiarite al paziente.

La cura di questi disturbi può essere affrontata con differenti approcci: il più conosciuto è quellopsicodinamico, che va a individuare i conflitti sottesi a questo senso di vuoto e di disperazione.

Il paziente, guidato dal terapeuta, indaga le relazioni più profonde, di solito interiorizzate nell'età dello sviluppo, fallimentari, e incapaci di fornire al Sé del paziente un senso di valore, di autonomia e di autostima.

Il mondo oggettuale interno del paziente può mostrare un Sé fuso con l'oggetto, o un oggetto interno persecutore, oppure un Super-Io primitivo che tormenta un Sé vissuto come cattivo.

Dal punto di vista della psicologia che fa riferimento a Kohut la depressione è vista come la conseguenza del fallimento da parte degli Oggetti interni, di fornire nutrimento emotivo ai bisogni fondamentali di rispecchiamento, gemellarità e idealizzazione.

Un trattamento specifico per la cura della depressione è la terapia interpersonale, che si basa sulla convinzione che tale disturbo si verifica in un contesto interpersonale e migliora modificando le relazioni.

Il modello di base è psicodinamico, anche se il terapeuta è più attivo e si muove per aiutare il paziente ad affrontare e risolvere i problemi attraverso strategie diproblem solving.

E' importante associare una cura farmacologica quando i sintomi sono gravi.

La psicoterapia serve ad affrontare labassa autostima, i sensi di colpa inadeguati, la mancanza di motivazione, i sentimenti di disperazione e il ritiro sociale.

La farmacoterapia diminuisce i sintomi vegetativi, quali il rallentamento psicomotorio, i deliri e le allucinazioni uditive. Va tenuto presente che molte persone depressenon vogliono aderire al programma di somministrazione farmacologico, per svariati motivi, tra i quali il timore di essere etichettati come malati mentali, l'intolleranza verso gli effetti collaterali, la refrattarietà a ogni trattamento medicale.

 

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