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orientamento teorico Synergia Centro Trauma - approfondimenti


Orientamento teorico degli psicologi di
Synergia Centro Trauma

Gli psicologi che operano presso l'associazione Synergia Centro Trauma hanno diversi orientamenti teorici e utilizzano diversi tipi di psicoterapia. Tutti lavorano comunque in "synergia" fra loro, e proprio la diversità fra i diversi professionisti che ci sono all'interno di Synergia Centro Trauma è una nostra grande risorsa.



Orientamento psicodinamico - cognitivistico -  teoria dell'attaccamento
:

dott.ssa Cristina Roccia,  Giovanna Olivero (leggi sotto per capire il tipo di approccio teorico)


Terapia EMDR: dott.ssa Cristina Roccia - Dr. Givanna Olivero


La psicoterapia di un soggetto adulto che chiede aiuto per una qualche difficoltà personale può essere condotta con diversi approcci teorici e metodologici a seconda della difficoltà presentata.

Dopo un primo colloquio di conoscenza la psicologa propone al paziente un primo breve percorso di diagnosi, al termine di tale percorso la psicologa da una restituzione diagnostica al paziente e solo dopo, se se ne ravvede la necessità, viene proposta una psicoterapia.

La terapia può essere individuale o di coppia. Il colloquio clinico può essere integrato con l'utilizzo dell'EMDR se lo psicologo lo ritiene utile. In genere viene proposta al paziente dallo psicologo una seduta alla settimana, ma in alcune situazioni può essere proposta una psicoterapia anche di due volte alla settimana. In alcuni casi alla terapia dello psicologo può essere affiancato un supporto farmacologico.


Orientamento psicodinamico - cognitivistico e teoria dell'attaccamento

Il modello teorico di Synergia Centro Trauma

Il modello teorico di Synergia si fonda sull'empatia, sul riconoscimento dell'importanza delle prime relazioni tra madre e bambino, sulla teoria dell'attaccamento e sulle neuroscienze.
Il lavoro quindi si fonda sui presupposti identificati da Mitchell, Kohut, Stern, Rogers, Liotti:

Lo psicologo ha un ruolo attivo nella costruzione della relazione insieme al paziente, non è un osservatore distaccato, silenzioso, neutro. La persona viene accolta e lo psicologo, oltre ad  ascoltare, parla, offre la sua visione, propone  i suoi pensieri, affetti, desideri, memorie, esperienze da condividere.

Lo psicoterapeuta di Synergia attiva la propria empatia, cioè la capacità di immedesimarsi nell'altro, per promuovere nel paziente una condizione di maggior benessere e accettazione di sé. La relazione che si realizza è data dalla interazione di due persone,lo psicologo e il paziente, che, pur con distinti ruoli, concorrono insieme al processo terapeutico portando le proprie risorse e il proprio contributo personale e creativo;

Siamo convinti che in gran parte  la sofferenza psichica e la psicopatologia dipendono dalla tendenza di alcune persone a ripetere sempre  le stesse esperienze dolorose, a provare gli stessi sentimenti spiacevoli e a instaurare le stesse relazioni autodistruttive. In questo senso la depressione, l'ansia, l'angoscia, non sono più da intendersi come prove evidenti di qualcosa di "rotto" o di "incompiuto" nella mente individuale, bensì come espressioni di modalità inadeguate e disfunzionali di relazione, come tentativi di dare un qualche significato alla propria sofferenza psicologica, frutto della personale, unica, quanto inevitabile storia affettiva.

La dimensione di co-costruzione del lavoro terapeutico, seppur con differenti ruoli e responsabilità, consente allo psicologo di coinvolgere il paziente in una nuova possibilità di relazione che, nel tempo, gli consenta di superare questi vecchi modelli relazionali sperimentando modalità e soluzioni alternative con lo psicologo.



studio di psicologia Cristina Rocciastudio psicologia Cristina Roccia Moncalieri

Lo studio di psicologia della dottoressa Cristina Roccia, psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR, Moncalieri ( Torino )


studio psicologia Giovanna Oliverostudio psicologia Giovanna Olivero2

Gli studi di psicologia di Moncalieri dove lavorano la dottoressa Giovanna Olivero e la dottoressa Cristina Roccia


ingresso studio psicologia

 

Approfondimenti clinici sull'orientamento psicodinamico e della teoria dell'attaccamento


Come nascono i disturbi mentali secondo la teoria dell'attaccamento

Una delle ipotesi più recenti e interessanti della psicologia e della psichiatria sulla nascita dei disturbi mentali fa riferimento alla teoria dell'attaccamento. Il suo autore, Bowlby, definisce tale teoria "un approccio etologico allo sviluppo della personalità",in quanto fa riferimento ai bisogni di protezione e di accudimento che gli esseri umani hanno, alla nascita, come molti animali. Questi bisogni sono alla base della costruzione di un legame affettivo e di dipendenza da figure genitoriali che garantiscono l'accudimento e quindi la sopravvivenza dei piccoli. I neonati dell'uomo, dei mammiferi e degli uccelli che vengono separati dai loro genitori muoiono, in quanto alla nascita sono immaturi e incapaci di provvedere a se stessi.

Ci sarà capitato di osservare come gli adulti degli uccelli e deI mammiferi difendano strenuamente i loro piccoli, quando si trovano in pericolo, e li tengano vicini a sé per far loro apprendere tutte le conoscenze necessarie all'autonomia.

Per questo motivo i piccoli di molte specie nascono con la predisposizione a rimanere "attaccati" al loro genitore,con una sorta di cordone ombelicale psichico, che consente di ricevere protezione e accudimento. Più lunga è la fase di immaturità del piccolo, più forte e durevole sarà il legame di attaccamento. Di conseguenza, il lunghissimo periodo di immaturità del neonato dell'uomo comporta lo strutturarsi di un forte e stretto legame con la figura di attaccamento.

Se questa figura di attaccamento è incostante, maltrattante, assente, presta cure distorte o carenti, soprattutto nei primi anni di vita, quando il cervello è più plastico e più sensibile ad essere influenzato, la personalità del piccolo può diventare patologica, in quanto si genera, a partire dai bisogni frustrati di contatto, di accudimento,di comunicazione, una situazione di grave stress emotivo , fisico e mentale.

Quindi gli psicologi di Synergia Centro Trauma rivolgono un'attenzione particolare nella diagnosi e nella cura sia dell'adulto che del bambino, alle relazioni di attaccamento che sono state vissute durante l'infanzia, nella convinzione che molti dei problemi relazionali di oggi derivano dalle relazioni vissute durante l'infanzia.

Per approfondire questo argomento consulta le sezioni in questo sito:

violenza assistita (dove viene approfondito nella prima parte dell'articolo di Cristina Roccia quali danni, e quanto duraturi, produce una relazione di attaccamento problematica durante l'infanzia con la mamma e con il papà)

Perchè le relazioni di attaccamento nell'infanzia influenzano tutta la nostra vita




Modello della Psicoanalisi Relazionale

Il Modello della Psicoanalisi Relazionale è stato formulato da Mitchell (Mitchell, 1988). Mitchell segue una ampia tradizione teorico-clinica post freudiana che fa riferimento ad autori quali: Ferenczi, Rank, Fromm, Sullivan, Levenson, ed altri.

Secondo Mitchell  lo sviluppo individuale avviene dentro una "matrice relazionale" che ogni persona costruisce attraverso le sue esperienze affettive significative.
"Finché l'analista non partecipa affettivamente alla matrice relazionale del paziente, finché l'analista non è in un certo senso affascinato dalle richieste del paziente, plasmato dalle proiezioni del paziente, reso ostile e frustrato dalle difese del paziente, il paziente non è pienamente coinvolto e la profondità dell'esperienza analitica viene almeno in parte perduta" (Mitchell, 1988).

Il terapeuta svolge un ruolo attivo nella costruzione della relazione insieme al paziente, non si limita più ad essere solo un osservatore distaccato, silenzioso, neutro. Questa dimensione di co-costruzione del rapporto terapeutico, seppur con differenti ruoli e responsabilità, consente al terapeuta di "trovare una voce" (Mitchell, 1988) con cui coinvolgere il paziente in una nuova possibilità di relazione che, nel tempo, gli consenta di abbandonare i vecchi schemi relazionali per sperimentarne di nuovi, più validi e con meno paura di cambiare e di fallire.

"L'intero spettro della psicopatologia può essere definito nei suoi termini generali come la tendenza di certe persone a ripetere sempre di nuovo le stesse esperienze dolorose, a provare gli stessi sentimenti spiacevoli e a instaurare le stesse relazioni autodistruttive" (Mitchell, 1988). In questo senso la depressione, l'ansia, l'angoscia, non sono più da intendersi come prove evidenti di qualcosa di "rotto" o di "incompiuto" nella mente individuale, bensì come espressioni di modalità disadattive di relazione, come tentativi di dare un qualche significato alla propria sofferenza psicologica, frutto della personale, unica, quanto inevitabile storia affettiva.

E' importante avere la consapevolezza che non si può crescere senza ferite: "La lotta dinamica che rimane centrale per tutta la vita è quella tra il bisogno potente di instaurare, mantenere e proteggere legami intimi con gli altri e i vari tentativi di sottrarsi alle sofferenze e ai pericoli che quei legami comportano, al senso di vulnerabilità, alle minacce di delusione, di oppressione, di sfruttamento e di perdita" (Mitchell, 1988).

La cura consiste quindi nel rendere la nostra creatività più libera di esprimersi fra l'autonomia individuale ed il rapporto con l'altro per costruire nuove possibilità di vita psicologica. 

Il Modello della Psicoanalisi Relazionale, in estrema sintesi,  è riassumibile nei seguenti punti:
1. La partecipazione del terapeuta è attiva, potendo manifestare opportunamente nel corso della terapia la sua dimensione umana ed esprimendo così i propri pensieri, affetti, desideri, memorie, esperienze da condividere, sia a livello empatico che cognitivo, con il paziente.

2. La relazione analitica è costituita dalla interazione di due persone, che, pur con distinti ruoli, concorrono insieme al processo terapeutico portando le proprie risorse e il proprio contributo personale e creativo;

3. L'analisi della relazione promuove autocoscienza, lo scopo della terapia non consiste più solo nel rivivere i sentimenti appartenenti alle relazioni significative del passato, ma di capire come superare questi vecchi modelli relazionali sperimentando modalità e soluzioni alternative con l'analista;

4. Analista e paziente  sono entrambi   autori delle interpretazioni, l'analista è sempre la guida dell'interpretazione, propone il suo modo di vedere il paziente ed analizza la relazione che si stabilisce fra di loro; ma anche il paziente ha la possibilità di capire che cosa sta succedendo nel rapporto terapeutico e di proporre in modo attivo la sua interpretazione.

5. La nuova conoscenza è l'elemento centrale del cambiamento, per il paziente riuscire ad acquisire, nella relazione con l'analista, la capacità di immaginare nuove idee e di sperimentare diverse modalità di rapporto gli consente di diventare consapevole ed autonomo sia nel pensare dinamicamente su se stesso sia nella possibilità di cambiare la propria esistenza.

l'articolo sulla psicoanalisi relazionale è tratto da
http://www.riccardocapozzi.it/index.html



Come nascono i disturbi di personalità ?

Le ricerche in campo psicologico ipotizzano che la genesi dei disturbi di personalità sia in gran parte dovuta alla  relazione  che ognuno di noi ha avuto con i genitori durante l'infanzia e l'adolescenza.  Tale relazione,  indipendentemente dalla volontà  del genitore di produrre disagio o difficoltà nel  figlio, produce forme di attaccamento insicuro e disturbato  che in una età successiva contribuiscono a generare  pattern insicuri.

Gli studi recenti in campo neurobiologico e psicologico sono concordi nell'evidenziare:
che il legame di attaccamento ha un substrato neuro-psicologico specifico nel cervello. Gli  effetti dell' attaccamento sulla struttura cerebrale e sul suo funzionamento. L'influenza della relazione di attaccamento sulla genesi dei disturbi di personalità e di modalità maltrattanti e violente
La possibilità che un successivo ambiente accudente e terapeutico moduli e ripari gli effetti negativi delle relazioni di attaccamento primarie.

Che cosa è l'attaccamento

L'attaccamento è un sistema motivazionale che non appartiene soltanto all'uomo, ma a diverse specie animali.
Ci sarà capitato di osservare come gli adulti degli uccelli e dei mammiferi difendano strenuamente i loro piccoli, quando si trovano in pericolo, e li tengano vicini a sé per far loro apprendere tutte le conoscenze necessarie all'autonomia.
Per questo motivo i piccoli di molte specie nascono con la predisposizione a rimanere "attaccati" al  loro caregiver(intendiamo con "caregiver" l'adulto che se ne occupa),con una sorta di cordone ombelicale psichico, che consente di ricevere protezione e accudimento. Più lunga è la fase di immaturità del piccolo, più forte e durevole sarà il legame di attaccamento. Di conseguenza, il lunghissimo periodo di immaturità del neonato dell'uomo comporta lo strutturarsi di un forte e stretto legame.


I diversi stili di attaccamento

Le ricerche della psicologia sperimentale, svolte su migliaia di soggetti appartenenti a differenti culture, hanno evidenziato chiaramente come i modelli di attaccamento che si producono nei primi anni di vita del bambino sono determinanti per definire il modo in cui l'individuo definisce l'immagine di sé e le relazioni sociali.
I diversi stili di attaccamento che si producono nel primo anno di vita  dipendono dalla risposta del genitore alla richiesta di attaccamento dl bambino assai più che da variabili genetiche, di temperamento o costituzionali.
Si ipotizza che lo stato mentale di un individuo rispetto ai legami e alle relazioni importanti, il modo di vivere le emozioni connesse (timore e rabbia  alla separazione, tristezza per la perdita, gioia per il ricongiungimento dopo una separazione, desiderio di conforto e di aiuto, sicurezza ottenuta attraverso gli affetti ) derivi da una sintesi delle esperienze di attaccamento esperite con la madre e con il padre.
L' attaccamento è  generato dal bisogno di cercare la vicinanza protettiva di un adulto quando si vive una condizione di paura, dolore, impotenza.
A seguito di continuativi scambi con i genitori il bambino costituisce una immagine di sé e degli altri che  formano il modello operativo interno, nucleo profondo  della personalità.  Queste rappresentazioni interne guidano l'individuo a  interpretare le informazioni che arrivano dall'esterno e, nel tempo, diventano rappresentazioni generalizzate delle interazioni. Esse sono:
rappresentazione di sé come degno di amore e dell'altro come degno di fiducia (attaccamento sicuro)
rappresentazione di sé come indegno di essere amato e confortato e dell'altro come di persona da cui non aspettarsi niente ( attaccamento evitante)
rappresentazione di sé come incerto dell'altro, bisognoso di metterlo continuamente alla prova cercando conferme ed accettazione e dell'altro come  instabile e imprevedibile. ( attaccamento ansioso- ambivalente).

L'attaccamento sicuro nasce in una relazione dove il bambino è seguito da cure attente e amorose, può sentirsi libero di conoscere altre persone e  l'ambiente esterno, sente i genitori disponibili a tollerare la separazione
L'attaccamento ostile o evitante si struttura quando chi  accudisce il bambino lo respinge attivamente o lo ignora  e  rifiuta di accogliere i suoi bisogni; in questo caso il bambino  può tendere a percepire il mondo come nemico.
Se alle richieste di vicinanza del bambino l'adulto risponde con riluttanza, o alterna risposte di vicinanza ad altre di lontananza o anche di intrusività, egli manifesterà un attaccamento ansioso o ambivalente, diventerà apprensivo e preoccupato, poco fiducioso negli altri.


Le conseguenze dell'attaccamento sulla genesi della personalità

Attraverso indagini e interviste sugli adolescenti è stato osservato che :
gli evitanti/distaccati sono più predisposti a sviluppare disturbi della personalità di tipo narcisistico e antisociale, disturbi della condotta, disturbi di tipo paranoide, schizoide e schizotipico. Inoltre manifestano più dei sicuri ansietà generalizzata, panico sociale, fobia sociale, agorafobia, disturbi post-traumatici da stress, disturbi ossessivo compulsivi, tendenze paranoidi, psicoticismo, somatizzazioni, distimia, depressione, ansia, e dipendenza da sostanze.
gli ambivalenti/preoccupati sovente sviluppano ansia generalizzata, panico sociale, fobia sociale, agorafobia, disturbi post traumatici da stress, disturbi ossessivo-compulsivi, tendenze paranoidi, psicoticismo, somatizzazioni, distimia, depressione, ansia, dipendenza da sostanze,  sintomi agorafobici, problemi della condotta, tratti di personalità ansiosi e distimici, disturbi istrionici, disturbi ossessivo compulsivi, disturbi borderline.
Per quanto riguarda invece le ricerche condotte in età adulta si nota:
Evitanti/distaccati associati con disturbo schizoide, disturbo narcisistico;
Ambivalenti/preoccupati associati con personalità evitante, personalità dipendente, disturbi del comportamento alimentare, disturbo borderline della personalità;


L'attaccamento disorganizzato

Un ulteriore forma di attaccamento è quello disorganizzato, dovuto a ripetute 
esperienze di stress e ansia vissute dal bambino con la figura di attaccamento,  che produce in lui sentimenti di paura e di confusione, ma  contemporaneamente costituisce anche l'unica fonte potenziale di aiuto.
Condotte abusanti possono indurre attaccamento disorganizzato: ad esempio genitori che hanno  modalità di cura cariche di odio per il bambino, oppure mescolano tenerezza e richieste sessuali Il genitore viene percepito come fonte di esperienze imprevedibili, cariche di angoscia ma anche come figura che dà sollievo alla situazione di stress; nel bambino si instaura il conflitto tra  il desiderio di vicinanza e quello di allontanamento dal genitore.  L'attaccamento disorganizzato produce l'incapacità di  regolare le proprie emozioni, di sapersi calmare o di cercare conforto negli altri nei momenti di disagio, l'assenza di una strategia per fronteggiare l'ansia e le situazioni stressanti.

La rappresentazione di sé  è  frammentata e dissociata ( vittima e salvatore della figura di attaccamento),   e dell'altro con caratteristiche contrastanti
( fragile e potente, vittima e aggressore, a tratti disponibile e a tratti minaccioso) come soggetto che oscilla tra il distacco, la trascuratezza, il grave maltrattamento.
L'attaccamento disorganizzato è quello che più degli altri ha un ruolo importante nella genesi di disturbi di personalità; per quanto riguarda le ricerche condotte nell'adolescenza si nota che i disorganizzati dimostrano sintomatologia depressiva e disturbi borderline della personalità.
Per quanto riguarda invece le ricerche condotte in età adulta si nota che la disorganizzazione dell'attaccamento è associata con : disturbo schizoide, disturbo narcisistico, disturbo schizotipico, tendenze schizotipiche, personalità evitante, disturbo borderline di personalità, disturbo ossessivo-compulsivo, autolesionismo, sindromi paranoidi.


Articoli a cura di Cristina Roccia

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Stili di attaccamento e   Introiezioni

articolo di Monica Vivona  (psicologa)



Cosa sono i Modelli Operativi Interni ?


La teoria dell'attaccamento sostiene che il bambino costruisce delle rappresentazioni di se' e della figura di attaccamento chiamate Modelli Operativi Interni (MOI).

I MOI contengono la rappresentazione di se' e del caregiver nelle relazioni di attaccamento, organizzano pensieri e ricordi e guidano i comportamenti futuri di attaccamento.

Le esperienze di attaccamento nell'infanzia influenzano lo stile di personalita' e di relazione nell'eta' adulta, regolano l'adattamento all'ambiente e alle persone.

I MOI filtrano l'informazione in entrata, l'elaborazione delle informazioni in uscita, innescando processi di attenzione selettiva, percezione selettiva, memoria selettiva, questo in modo inconsapevole per l'individuo.

Questo avviene per un bisogno di coerenza da parte dell'individuo, che seleziona le informazioni congruenti con le proprie aspettative.
Inoltre questo e' un sistema per evitare e escludere in modo difensivo le informazioni che potrebbero far riattivare il sistema di attaccamento.
L'individuo vuole evitare il dolore, mentre potrebbe essere molto doloroso l'affrontare la propria paura e il proprio bisogno di essere confortato e il non ricevere conforto e sostegno dalla propria figura di attaccamento, come e' accaduto nell'infanzia.

La sicurezza dell'attaccamento, che favorisce la sicurezza interiore e il senso di se', e' caratterizzata dalla capacita' di chiedere conforto, oppure dalla capacita' di esprimere il piacere di non essere in una situazione di pericolo.
Gi individui con un attaccamento insicuro elaborano le informazioni in modo pregiudiziale, escludono dall'elaborazione le informazioni che potrebbero far attivare il sistema di attaccamento, poiche' si aspettano, in base alle loro prime esperienze, di non poter essere confortati.

La descrizione che segue delinea lo stile di attaccamento, il comportamento del bambino, del caregiver, i MOI (Modelli Operativi Interni)che si sviluppano dall'attaccamento, distinguendo le aspettative dell'individuo rispetto all'esito delle relazioni, rispetto al Se' e l'Altro, rispetto alle strategie che mettera' in atto in risposta alle proprie credenze.
           
Lo stile di attaccamento Insicuro evitante vede un bambino che mostra apparentemente uno scarso disagio alla separazione, ignora il caregiver nella riunione. Il Caregiver è    rifiutante, non responsivo, controllante e interferente. Il Moi si forma nella convinzione di ricevere un rifiuto, l'altro e' vissuto come inaccessibile. La strategia relazionale è segnata da modalità di allontanamento e distacco

Lo stile di attaccamento sicuro vede un bambino che protesta all'allontanamento del caregiver, si calma al suo ritorno. Il Caregiver è capace di una interazione attiva e reciproca, sensibile, accogliente, disponibile emotivamente. Il Moi si forma nella convinzione di essere certo e positivo, l'altro è vissuto come  tendenzialmente positivo.

Lo stile di attaccamento Insicuro ambivalente vede un bambino che    mostra angoscia all'allontanamento del caregiver, ma non si lascia confortare al rientro. Il Caregiver è imprevedibile, incostante, poco responsivo Il Moi si forma nell'incertezza di essere accettato e l'altro è vissuto come imprevedibile   

La strategia relazionale è segnata da modalità di vicinanza serrata o manipolazione.
Lo stile di attaccamento Disorientato disorganizzato vede un bambino che     ha comportamenti disorganizzati, alterna momenti di congelamento, stereotipie, a momenti di iperallerta.

Il Caregiver è  traumatizzato, immerso nel dolore interiore, maltrattante    L'incontro e' minaccioso Il Moi si forma nella convinzione di un Se' sdoppiato forte/debole e dell'altro come spaventato/spaventante. La strategia relazionale è segnata da modalità di fuga, attacco, congelamento


Possiamo collocare i MOI nel livello cognitivo-verbale, il livello che ci connette con il mondo attraverso la cognizione, ovvero il nostro modo di pensare, le nostre idee, il nostro linguaggio, la nostra cultura.

Il testo è tratto dal sito  humantrainer.com   ed è stato redatto dalla psicologa  Dott.ssa Monica Vivona



Stili di attaccamento e Introiezioni

Ainsworth (1969), Lorenzini e Sassaroli (1995) individuano 4 stili di attaccamento: sicuro, insicuro evitante, insicuro ambivalente, insicuro disorganizzato.

Nell'attaccamento sicuro, la sicurezza dell'accessibilita' materna rende il bambino tranquillo nello spingersi ad esplorare le novita'.

Le persone con attaccamento sicuro sono ragionevolmente sicure delle proprie capacita' di risolvere i problemi e per questo tendono a testare le proprie ipotesi per eliminare quelle errate.

Lo stile e' quindi quello della ricerca attiva: la persona cerca di ottenere nuove informazioni e quindi di sottoporre costantemente alla prova le proprie ipotesi. L'atteggiamento e' tipicamente esplorativo.
Si puo' ipotizzare che questo tipo di attaccamento generi un introietto nel bambino: "sono una persona capace e attiva, l'ambiente e' accogliente".


I bambini con attaccamento insicuro-evitante hanno sperimentato piu' volte la difficolta' ad accedere alla figura di attaccamento e hanno imparato progressivamente a farne a meno, concentrandosi sul mondo inanimato piuttosto che sulle persone. Le persone con questo tipo di attaccamento si comportano come se gli altri non esistessero. Sul piano cognitivo instaurano una sorta di autarchia per cui non tengono conto delle invalidazioni fornite dagli altri.

Lo stile cognitivo e' quello dell'immunizzazione: minimizzano, fino ad annullarli, gli effetti dell'invalidazione.
Ipotizziamo che questo tipo di attaccamento generi un introietto nel bambino: "devo essere autosufficiente, l'ambiente e' inaccessibile".


I bambini con attaccamento insicuro-ambivalente, avendo sperimentato l'imprevedibilita' della figura di attaccamento, tentano di mantenere con lei una vicinanza strettissima, rinunciando a qualsiasi movimento esplorativo autonomo. A livello cognitivo, per evitare l'imprevedibilita', si muovono soltanto nel conosciuto, da cui sia bandita ogni novita'.
Lo stile cognitivo corrispondente e' quello dell'evitamento: queste persone tentano di evitare le invalidazioni, non mettendo alla prova le proprie ipotesi. Ipotizziamo che questo tipo di attaccamento generi un introietto nel bambino: "devo farmi accettare dall'ambiente".


L'attaccamento disorganizzato-disorientato si realizza quando la figura di attaccamento e' sperimentata come minacciosa. Il caregiver e' spaventato/spaventante. Il bambino e' portato a leggere sul volto della figura di attaccamento se nell'ambiente esistano pericoli oppure no; nel caso della madre spaventata/spaventante egli riceve costantemente un messaggio di pericolo, e poiche' non trova nell'ambiente alcun motivo che lo confermi, la madre diventa fonte di minaccia.

Lo stile cognitivo e' quello dell'ostilita': un modo di reagire alle invalidazioni consistente nel riproporre una costruzione della realta' che si e' gia rivelata fallimentare, l'altro e' da ignorare o sopraffare.
Ipotizziamo che questo tipo di attaccamento generi un introietto nel bambino: "l'ambiente e' minaccioso".



Modelli Operativi Interni e livello cognitivo-verbale

La teoria dell'attaccamento sostiene che il bambino costruisce delle rappresentazioni di se' e della figura di attaccamento chiamate Modelli Operativi Interni (MOI).

I MOI contengono la rappresentazione di se' e del caregiver nelle relazioni di attaccamento, organizzano pensieri e ricordi e guidano i comportamenti futuri di attaccamento.

Le esperienze di attaccamento nell'infanzia influenzano lo stile di personalita' e di relazione nell'eta' adulta, regolano l'adattamento all'ambiente e alle persone.

I MOI filtrano l'informazione in entrata, l'elaborazione delle informazioni in uscita, innescando processi di attenzione selettiva, percezione selettiva, memoria selettiva, questo in modo inconsapevole per l'individuo.

Questo avviene per un bisogno di coerenza da parte dell'individuo, che seleziona le informazioni congruenti con le proprie aspettative.
Inoltre questo e' un sistema per evitare e escludere in modo difensivo le informazioni che potrebbero far riattivare il sistema di attaccamento.
L'individuo vuole evitare il dolore, mentre potrebbe essere molto doloroso l'affrontare la propria paura e il proprio bisogno di essere confortato e il non ricevere conforto e sostegno dalla propria figura di attaccamento, come e' accaduto nell'infanzia.

La sicurezza dell'attaccamento, che favorisce la sicurezza interiore e il senso di se', e' caratterizzata dalla capacita' di chiedere conforto, oppure dalla capacita' di esprimere il piacere di non essere in una situazione di pericolo.
Gi individui con un attaccamento insicuro elaborano le informazioni in modo pregiudiziale, escludono dall'elaborazione le informazioni che potrebbero far attivare il sistema di attaccamento, poiche' si aspettano, in base alle loro prime esperienze, di non poter essere confortati.


Il testo è tratto dal sito  humantrainer.com   ed è stato redatto dalla psicologa  Dott.ssa Monica Vivona



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