DEPRESSIONE? …UNA BRUTTA BESTIA.

Cos’è la depressione? 
E’ piuttosto comune oggi incontrare
persone che soffrono di depressione. Può capitare a tutti, per mille motivi
diversi. A volte è legato a un evento di vita particolarmente sofferente, altre volte
invece è legato ad uno stile di vita, ad un meccanismo che si è perpetrato nel tempo, ma che ora, in qualche modo, soffoca la parte vera di noi e ci blocca. Un po’ come se avessimo una maschera, che impedisce di far emergere la nostra vera capacità.
Spesso si sente dire “l’ho vista un po’ sciupata…, è sempre triste, eh, …avrà un po’ di depressione”. Certo è, però, che quando capita a noi… le cose si fanno un
po’ più difficili.
E’ cosa comune non riuscire subito a riconoscerla… perché
non è esattamente come una febbre, che ci modifica immediatamente l’equilibrio
corporeo e ci permette subito di accorgerci che qualcosa non va. La depressione è un’altra cosa. 
E’ un po’ come se arrivasse in silenzio, come una
pellicola impercettibile che si posa su ogni cosa e rende tutto senza colori:
tutto diventa sbiadito, privo di senso e immensamente rallentato.
Tristezza, perdita d’interesse, calo del piacere, sensi di
colpa, bassa autostima, disturbi del sonno e dell’appetito, stanchezza fisica e
mentale, bassa concentrazione.
Nei casi estremi può spingere al suicidio.
Nelle situazioni più moderate, porta l’individuo a condurre
una vita pesante e priva di vitalità al lavoro, a scuola, in famiglia. La cosa
peggiore è che molte persone che ne soffrono in modo non così grave,
tendono ad adagiarsi e ad arrendersi passivamente a questo “male di vivere”, facendo del disturbo un modo
di vita che si va perpetrando nel tempo.
Se senti che qualcosa dentro di te non funziona, se ti
riconosci in questa descrizione, allora hai capito una cosa importante: non sei
tu la causa di tutto ciò. Non sei tu ad agire in quel modo,  a non riuscire a fare cose. E’ la depressione!
Ma….    
Tu sei più forte della depressione.
Dietro quella pellicola che rende tutto senza colori, ci sei tu … e sei vivo! 
Esci allo scoperto e affrontala a viso aperto.
Lo so, fa paura, ma oltre la paura c’è la possibilità di
ritrovare la possibilità di vivere e vedere la vita a colori.
L’Organizzazione della Sanità ha divulgato questo video per
aiutare le persone a capire i sintomi della depressione. Il testo è in inglese,
ma, per chi non lo sapesse, le immagini sono molto evocative.
Parla della depressione definendola “black dog”, che in italiano potremmo liberamente tradurre con “la brutta bestia”.
Guardalo attentamente e sappi che a Synergia Centro Trauma ci sono
psicologi a tua disposizione, per aiutarti ad affrontare la tua sofferenza e ritornare
a stare bene. 
Synergia Centro Trauma riceve nelle sedi di Moncalieri e Torino.
Chiamaci. Affronteremo la paura insieme.
Chiedi aiuto.

DECIDI DI RITORNARE A VIVERE!
Ora anche a Bra, in provincia di Cuneo, è possibile prendere un appuntamento. 

Puoi parlare con la dott.ssa OLIVERO GIOVANNA, psicologa. 
Ti aiuterà ad affrontare la tua sofferenza e a ritrovare il tuo benessere.
Riceve presso lo Studio Gestmed, in via Vittone 14, a Bra (Cn).

Chiama: 347.702.5158

(Fonte testo, video e foto: www.who.int)

BAMBINI: ADHD E PSICOFARMACI. Uno sguardo controcorrente.

Vi segnalo la presentazione di un libro molto interessante ed innovativo relativo alla cura del malessere dei bambini mediante psicofarmaci.


Libera Universitas Psicanalitica
Nei
mesi scorsi, l’editore ETS di Pisa ha pubblicato il libro dello psicanalista
francese Yann Diener “Un bambino viene agitato.
Lo Stato, gli psicoterapeuti e gli psicofarmaci.”
Si
tratta di un testo importante, un testo controcorrente che stravolge, ma si
dovrebbe dire raddrizza, lo sguardo sulla prassi oramai consueta di trattare i
bambini con un approccio psichiatrico, ovvero di diagnosticare quanto più
precocemente delle sindromi intrattabili altrimenti che con psicofarmaci.
Da
quarant’anni l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività), la
“malattia psichiatrica” che lo stesso inventore, lo psichiatra americano Leon
Eisenberg, ha denunciato essere “una malattia fittizia” (la citazione è dal settimanale
tedesco Der Spigel), è stata introdotta nei manuali diagnostici e quindi viene
trattata con la somministrazione del Ritalin.
In questo sul libro l’autore, Yann Dienner, percorre la storia
dell’approccio al malessere del bambino in una società complessa e
contemporanea come la Francia e denuncia quanto di pretestuoso influenza un
approccio diagnostico tendente a semplificare come “malattia” ciò che da sempre
è nella storia della crescita e dell’educazione di ogni fanciullo, ovvero il
senso del suo diritto a realizzarsi come persona libera.
Il libro verrà presentato a Torino
il 25 gennaio 2014 dalle 17 alle 19
all’Educatorio della Provvidenza
in corso Trento, 13.

Saranno
presenti:
Alessandra Guerra — Direttrice editorialeMaria Rosa Ortolan —Traduttrice e coautriceAnnalisa Zacchetti — Autrice della scheda informativaLuca Poma – Portavoce di “Giù le mani dai bambini”E’ prevista
la partecipazione di Gianluca Vignale
, Assessore alla Regione Piemonte.




Synergia Centro Trauma e Mary Poppins si occupano di bambini iperattivi e con disturbi dell’attenzione.  Vai al sito per avere maggiori informazioni: www.synergiacentrotrauma.it

LE PAURE DEI BAMBINI

Quante
sono le paure dei bambini? 
Si può dire infinite.
Ognuno
di noi ha avuto le proprie paure e non c’è nulla di patologico in tutto ciò. La
paura è una delle emozioni primarie iscritte nel nostro patrimonio genetico,
insieme alla gioia, alla tristezza, alla collera, al disgusto e alla sorpresa.
La paura ci mette in uno stato di allerta e ci dice che dobbiamo prestare
attenzione, perché c’è un pericolo. E’
dunque positiva. Pensiamo a cosa potremmo fare se non provassimo mai paura:
certamente ci troveremmo a compiere azioni avventate e incoscienti, perché non
avremmo la percezione del pericolo! Potremmo dire perciò che provare paura è
uno stimolo che, se colto e affrontato, permette di aumentare la stima di sé e
la fiducia nelle proprie capacità.
E
quando la paura è esagerata???
Ci
sono situazioni in cui la paura percepita non corrisponde ad uno stimolo reale,
ma viene avvertita come se lo fosse. Per questo motivo è sempre molto importante
dare ascolto e valore alle paure che il bambino ci confida di avere:
sicuramente, quella paura, anche se non è riconducibile ad un pericolo
oggettivo, ci parla di qualcosa che il bambino prova in quel momento. Dargli
ascolto significa dargli importanza, significa riconoscere che quella paura si
può superare, se ne può parlare. Soprattutto significa fargli capire che non è
solo e che quando si sente insicuro può contare sul sostegno sicuro del
genitore.
Ogni
fase evolutiva ha le proprie paure tipiche, che normalmente si affievoliscono
con l’età fino a scomparire del tutto. Con la crescita il bambino impara a
controllare maggiormente le sue emozioni e a far fronte da solo alle sue paure.
A
volte, però, può capitare che alcune paure diventino veri e propri ostacoli
alla crescita del bambino: può capitare che quella paura sia così
sovradimensionata al punto da non riuscire ad essere facilmente elaborata ed
affrontata. Ci si trova allora in difficoltà.
Ricordiamoci
sempre che il modo in cui un bambino percepisce e vive le cose del mondo è
molto diverso da quello degli adulti.
Ciò che per un adulto può essere banale e
scontato, per un bambino può non esserlo per niente!
E’
bene allora prendere seriamente in considerazione la paura che il bambino ci
comunica di provare.
L’aiuto
di uno psicologo in questi casi potrebbe essere molto utile
per aiutare non
soltanto il bambino a superare la sua paura, ma anche il genitore a capire
quali sono i bisogni che si nascondono dietro ad essa, in modo da comprendere
come meglio aiutarlo.
Dott.sa
Giovanna Olivero
Studio
privato a BRA (provincia di Cuneo)
Via
Vittone 14.

Cel:
347.702.5158

La nascita della maschera

Non ricordo con esattezza quanti anni avevo in quel periodo, ma so con
certezza che ero molto piccola. Ero vivace, solare e spontanea e un po’
dispettosa e questo non piaceva a nessuno. Mi sentivo sempre rifiutata dalla
mamma e dalla nonna, due figure molto severe e “giudicanti” nei miei
confronti e così un giorno mi sono detta: “devo fare qualcosa per piacere
loro di più… se no vorranno bene solo a mio fratello”.

Già, lui era quello bravo, buono e timido mentre io quella estroversa
e solare ma in qualche modo questo dava fastidio. Così ho cominciato a recitare
la parte della bimba buona e generosa, sempre disponibile e attenta a tutti, un
po’ crocerossina, nella speranza di essere amata almeno un po’. Mai un
abbraccio da mamma, mai una parola dolce, mai una tenerezza. E io volevo solo
questo. La stessa cosa si è verificata anni dopo quando ero più grande, pur di
piacerle almeno un po’ ho rinunciato alla mia felicità accontentandomi di
storie amorose un po’ “piatte”. Ho smesso di cercare l’amore pur di
tenere spento il mio vulcano, convinta che potesse solo recare danni agli
altri; ma in cuor mio la cosa che ho sempre desiderato di più è stata la
ricerca dei sentimenti veri, delle grandi emozioni, la realizzazione dei grandi
sogni. Ma come posso conciliare queste mie inclinazioni con quello che gli
altri si aspettano da me? 
Io sono davvero diventata quello che credevo di
essere? 

Non lo so esattamente.

Oggi qualcosa di me si sta muovendo e sento il rumore di quel vulcano
in lontananza che piano piano si sta risvegliando o vorrebbe farlo ma ne ha
troppa paura.
Per piacere a mamma le sono stata vicino negli anni buii della sua
depressione, l’ho aiutata e sostenuta ma ero così giovane e fragile che mi sono
scordata di me. Già troppe volte mi sono scordata di me: vivere attraverso la
vita degli altri, attraverso la sofferenza degli altri. Questa maschera l’ho
indossata per così tanto tempo che faccio fatica a deporla ma so che questa è
la strada giusta. Anche con gli amici spesso mi sono comportata nello stesso
modo ma questo non ha portato dei risultati felici. Ora mi ritrovo stanca di
questa continua messinscena sia psicologicamente che fisicamente.
Il teatro è altro dalla vita, dovrei saperlo bene.
Quante volte mi son ritrovata a fare l’amore senza desiderarlo
davvero, che tristezza! Quante volte sono uscita con persone che mi creavano
solo disagio e fastidio! Ora non voglio più che sia così e devo dire che da
quando mi segui tu, sono di nuovo un po’ più vera, più sincera con me stessa e
mi sembra di potercela fare.




Firmato: Una ragazza in psicoterapia

GUARIRE DAL TRAUMA: LA PSICOTERAPIA SERVE!

Siamo inondati quotidianamente di eventi traumatici, relativi alla violenza sulle donne, ad aggressioni fisiche, ad abusi sessuali e maltrattamenti su minori. Ne sentiamo parlare ovunque. 
Qualcuno allora si chiede cosa stia succedendo.
La risposta è semplice. 
Negli anni ’70 e ’80 il tema della violenza era considerato tabù. Non se ne poteva parlare perché era vissuto, da chi lo subiva e da chi dall’esterno lo giudicava, come una macchia indelebile che sporcava e ricopriva di vergogna. Ora, invece, qualcosa è cambiato: c’è una maggiore consapevolezza da parte di chi vive un trauma e realisticamente c’è più forza anche negli occhi di chi è spettatore, una forza che permette di vedere e raccontare, non solo di guardare e tacere, ciò che succede… e lo si fa in modo attivo, consapevole… appunto. 
Denunce, notizie in TV, manifestazioni di solidarietà e di protesta.
Oggi è più possibile, rispetto ad un tempo, alzare gli occhi ed affrontare la realtà senza nascondersi. Si sono moltiplicati gli sportelli di aiuto alle donne vittime di violenza. Anche i centri per uomini che hanno agito in prima persona una violenza stanno nascendo e si stanno diffondendo. Ciò che è sotto gli occhi di tutti è che ora c’è spazio per poterne parlare e per affrontare il trauma che tali eventi sviluppano dentro di noi. Ora c’è maggiore spazio per il cambiamento. 
Per superare questo tipo di traumi è necessario un percorso psicoterapeutico, attraverso il quale si riesce a dare un senso ai propri vissuti e a ritrovare un nuovo equilibrio.
Molto spesso sento persone che dicono scettiche: “quando ti capita una cosa così… sei segnato per la vita… andare dallo psicologo non ti serve poi a tanto!” 
Ciò che noi di Synergia Centro Trauma vi diciamo a gran voce è che:
DAI TRAUMI SI PUO’ GUARIRE! 
Da un punto di vista prettamente terapeutico si può dire che, negli ultimi decenni e in particolare negli ultimi anni, si sono andate sviluppando e affinando specifiche tecniche che aiutano coloro che hanno vissuto un trauma a impossessarsi dei ricordi più dolorosi e per questo motivo non elaborati, integrandoli nell’esperienza della vita attuale. 
Per questo motivo, per lavorare sul trauma è necessaria una formazione specifica.
Le ricerche e gli studi più recenti sul campo hanno evidenziato che, quando vengono utilizzate tecniche terapeutiche ad hoc, l’80% delle terapie sono efficaci e i sintomi scompaiono totalmente. Ovviamente questo non significa che in pochi mesi si arrivi al benessere: è necessario avere chiaro in mente che lavorare sulla sofferenza da trauma è un percorso lungo e faticoso.
Ma ciò che oggi è quanto mai sempre più chiaro è che tutto ciò non è inutile, perché guarire si può
Per saperne di più, vai al link del nostro sito, in cui potrai avere maggiori informazioni su come affrontare le esperienze traumatiche:

Tu sei importante, tu vali. 
Dai importanza alla tua sofferenza. 
Dai importanza al tuo benessere. 

Chiamaci.
Noi ti aiuteremo. 
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